Mentre Wall Street continua a correre grazie agli investimenti nell’intelligenza artificiale, il Vecchio Continente punta sull’economia reale per trasformare innovazione, produttività e crescita in un vantaggio competitivo duraturo
L’intelligenza artificiale continua a essere il principale motore a sostegno delle aspettative degli investitori e di una parte sempre maggiore della crescita economica globale. Ma mentre negli Stati Uniti il fenomeno si concentra soprattutto attorno ai grandi gruppi tecnologici e agli enormi investimenti in infrastrutture digitali, in Europa la sfida assume contorni diversi e si intreccia con temi come industria, energia, automazione e difesa. Il dibattito è particolarmente vibrante perché le valutazioni raggiunte da molte società legate all’IA hanno riacceso il confronto tra chi vede nella nuova tecnologia una rivoluzione destinata a trasformare l’economia e chi teme invece la formazione di una nuova bolla speculativa. La realtà potrebbe però svilupparsi lungo una traiettoria più graduale.
“L’esito più plausibile potrebbe trovarsi a metà strada tra questi due estremi”, osserva Francesco Manfredini, analista e gestore azionario USA di Comgest, sottolineando come la diffusione dell’intelligenza artificiale sia destinata a procedere soprattutto grazie all’adozione concreta dello strumento da parte delle imprese più che attraverso le aspettative dei mercati. A suo giudizio, i vincitori emergeranno principalmente per la capacità di esecuzione, la redditività e la domanda reale.
Laura Cooper, head of Macro Credit e Global Investment Strategist di Nuveen
L’attenzione degli investitori continua tuttavia a concentrarsi sugli Stati Uniti, dove il tema degli algoritmi sta sostenendo sia la crescita degli utili sia la performance dei mercati azionari. Laura Cooper, head of Macro Credit e global investment strategist di Nuveen, evidenzia come il rally americano continui a poggiare su basi relativamente ristrette. L’S&P 500 ha registrato forti rialzi dall’inizio dell’anno, ma gran parte della crescita è riconducibile a un numero limitato di società direttamente esposte all’IA: “I mercati presumono che la monetizzazione segua naturalmente l’investimento. Questa ipotesi non è però mai stata testata su tale scala e le rivoluzioni tecnologiche raramente sono lineari”. La dimensione degli investimenti può aiutare a comprendere la reale portata della trasformazione in corso. Secondo le stime di Comgest, OpenAI avrebbe raggiunto una valutazione di circa 750 miliardi di dollari, mentre la spesa in conto capitale degli hyper scaler potrebbe arrivare a 650 miliardi nel solo 2026. Allo stesso tempo, la costruzione di data center, infrastrutture digitali, capacità di calcolo e sistemi energetici continua ad accelerare a ritmo sostenuto.
L’Europa cerca di farsi spazio
È proprio su questo terreno che l’Europa cerca di ritagliarsi un ruolo. Più che competere direttamente con i colossi tecnologici americani, il Continente punta a integrare l’intelligenza artificiale nei comparti che rappresentano il cuore della propria economia. L’adozione dell’IA nelle fabbriche consente infatti già oggi di migliorare la manutenzione degli impianti, ottimizzare i processi produttivi, ridurre i consumi energetici e aumentare l’efficienza delle catene di fornitura. Lo stesso vale per le reti energetiche, chiamate a gestire una crescente complessità operativa, e per il settore della difesa, che sta…
Per il gestore Ulrich Gerhard, l’inflazione persistente potrebbe spingere Fed e BCE a nuovi rialzi. Ma le scadenze a breve offrono un profilo interessante grazie al carry e alla minore sensibilità ai tassi. La scelta degli emittenti resta il fattore decisivo per intercettare le opportunità e contenere il rischio di credito
Per il responsabile Emerging Market Debt di Swisscanto, piccoli segnali sulla traiettoria fiscale potrebbero pesare più dell’esito politico. Intanto crescita, inflazione e tassi reali sostengono ancora il debito emergente
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
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