Per l’economista, la trasformazione portata dall’AI richiederà più capitale del previsto. E con rendimenti obbligazionari destinati a restare elevati, gli investitori dovranno individuare i futuri leader della tecnologia. Ma gli USA manterranno un vantaggio strutturale
Mohamed El-Erian, chief economic advisor di Allianz Global Investors (Foto: Sergio Oliverio/2019/Imagoeconomica)
La tregua in Medio Oriente non basta a cancellare le tensioni geopolitiche, ma gli investitori sembrano ritenere limitato il rischio di un nuovo conflitto su larga scala. È questa la lettura di Mohamed El-Erian, chief economic advisor di Allianz e professore alla University of Pennsylvania, intervenuto ai microfoni della Cnbc per analizzare l’attuale fase dei mercati. Secondo l’economista, gli operatori stanno incorporando un premio al rischio contenuto perché concentrati sull’altro grande tema del momento: l’intelligenza artificiale. Un interesse giustificato dal potenziale trasformativo della tecnologia, ma che rischia di nascondere un elemento cruciale: la corsa all’AI sta entrando in una fase di selezione, dove non tutti i protagonisti riusciranno a trasformare gli ingenti investimenti in valore per gli azionisti.
Secondo il guru, il recente rally dei listini americani dimostra come gli operatori ritengano che la guerra degli USA all’Iran rimarrà circoscritta e non porterà né a una nuova escalation militare né a una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz. “Il mercato sta dicendo chiaramente che in un peggioramento radicale della situazione e rifletterà la fiducia in questo scenario portando il Brent verso la fascia alta dei 70 dollari al barile ma non verso 80 o 90 dollari”, ha spiegato. A contenere l’impatto sui prezzi degli asset contribuisce però, nella sua view, anche il fatto che si stiano progressivamente imponendo nel dibattito interno alla comunità finanziaria altri temi forieri di positività: a partire dall’evoluzione della politica monetaria statunitense dopo il passaggio di testimone dal Jerome Powell a Kevin Warsh.
Fed vicina al picco
Con gli investitori che guardano sia ai nuovi dati sui prezzi USA sia alle indicazioni sui tassi di interesse e ai dati sulle vendite al dettaglio, non c’è da stupirsi che il punto di partenza della riflessione di El-Erian sia proprio la Fed. Il guru considera la settimana in corso un passaggio importante per valutare la traiettoria dell’economia americana, con gli investitori che guardano sia ai nuovi dati sui prezzi sia alle indicazioni della banca centrale e ai dati sulle vendite al dettaglio. “Mi aspetto che le rilevazioni mostrino il picco del ciclo inflazionistico”, ha detto, aggiungendo che i consumi dovrebbero rimanere solidi. Tuttavia, secondo l’economista, questa dei dati è solo una faccia del fenomeno perché è in atto anche una trasformazione molto più profonda: quella della banca centrale americana, destinata a diventare “più moderna ma anche orientata al futuro e focalizzata sulle riforme”.
Il nodo dell’AI: troppi investimenti, pochi finanziatori
Il tema centrale dell’analisi riguarda però la sostenibilità finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale. E il motivo è presto detto: il mercato azionario ha premiato negli ultimi anni i grandi protagonisti della tecnologia, ma il conto degli investimenti necessari per sostenere questa trasformazione rischia di essere molto elevato. “Se si fanno semplici calcoli tra fonti e impieghi di capitale”, ha osservato El-Erian, “appare evidente che il mercato obbligazionario non può finanziare tutto ciò di cui hanno bisogno le piattaforme tecnologiche e le altre aziende senza rendimenti più elevati”. Un cortocircuito che non riguarda soltanto la domanda di capitale delle società tecnologiche, ma anche e soprattutto la disponibilità degli investitori tradizionali a fornire quei finanziamenti. Mentre infatti nel passato una quota importante dei capitali destinati al settore tech arrivava dai fondi sovrani del Medio Oriente, El-Erian ritiene che quei flussi potrebbero ridursi.
Verso rendimenti obbligazionari più alti
Il risultato potrebbe essere un aumento del costo del capitale. Non perché manchi liquidità in senso assoluto, ma perché il prezzo necessario per attrarla sarà più elevato. “Quanto bisogna pagare il denaro farà la differenza”, ha spiegato El-Erian, descrivendo un’ipotesi ben precisa: “Se le fonti di finanziamento diminuiscono mentre gli impieghi aumentano, l’equilibrio può essere raggiunto solo con rendimenti più alti”. Uno scenario che avrebbe conseguenze anche per l’equity, considerando come ritorni obbligazionari più elevati tendano normalmente a rappresentare un elemento negativo per le valutazioni dei titoli azionari. Tuttavia, secondo l’esperto, oggi Wall Street è sostenuta soprattutto dalla convinzione che gli Stati Uniti continueranno a sovraperformare il resto del mondo grazie alla loro capacità innovativa. “Non ho dubbi che faranno meglio in termini relativi, anche se resta difficile capire quanto sarà forte la performance in termini assoluti”.
Comunque evolva il quadro, con quello che ne conseguirà per i mercati azionari e obbligazionari, un punto fermo nella view di El-Erian c’è: la fase di entusiasmo indiscriminato sull’AI è destinata a lasciare spazio a una maggiore selettività. “Non abbiamo più il movimento lineare verso l’alto che abbiamo visto finora perché gli investitori stanno iniziando a capire che la trasformazione sarà più costosa del previsto e che non tutti vinceranno”, afferma. L’economista paragona la situazione attuale a quella tipica del venture capital: grandi investimenti iniziali, molte aziende in competizione e pochi vincitori capaci di generare ritorni straordinari. “La domanda è chi vincerà questa corsa, perché i due o tre protagonisti che riusciranno a emergere otterranno benefici enormi mentre agli altri resterà molto meno”. Per il guru, quindi, il mercato nel complesso appare oggi correttamente valutato ma la dispersione tra singoli titoli potrebbe aumentare. Una tendenza che porrà gli investitori di fronte a nuova sfida: non più semplicemente cavalcare il tema, bensì individuare quali società saranno effettivamente in grado di trasformare gli ingenti investimenti in crescita e profitti.
Per il consigliere economico di Allianz, intervistato dal Corriere della Sera, il rialzo delle Borse dopo la vittoria democratica riflette le attese di un freno agli attacchi alla Fed e alle tensioni commerciali. “Ma Washington non smetterà di dover fare i conti la corsa dei prezzi”. Intesa con Teheran più vicina
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Nella lettera agli investitori, la founder di Ark Invest lega la rivoluzione tech a una fase di accelerazione della crescita. La previsione è estrema: Pil reale globale oltre il 7%, tassi più alti, inflazione in calo e petrolio a 35 dollari. “Equity e Bitcoin al posto del 60-40”
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Il primo intervento del nuovo presidente della banca centrale USA a Jackson Hole convince il chief economic adviser di Allianz. Promossa la scelta di abbandonare la forward guidance e soprattutto la riflessione sulle trasformazioni strutturali dell’economia
Il fondatore del noto hedge fund Greenlight Capital teme che Wall Street stia sottovalutando i rischi geopolitici e macroeconomici. Largo a un approccio difensivo, anche a costo di rinunciare a una parte dei nuovi rialzi
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