La fund manager guida un team di 26 professionisti e si avvale della collaborazione di 20 specialisti Esg per sviluppare internamente tutte le analisi di sostenibilità sugli investimenti
Hilde Jenssen, CFA, head of fundamental equities presso Nordea Asset Management
FocusRisparmio ha incontrato Hilde Jenssen, CFA, head of fundamental equities presso Nordea Asset Management, in Italia per partecipare al Nordea Main Event a Milano. Hilde guida un team d’investimento composto da 26 professionisti e si avvale della collaborazione di 20 specialisti Esg per sviluppare prodotti d’investimento azionario con approccio sostenibile.
Con l’esperta abbiamo approfondiamo il ruolo dell’engagement sui fattori di sostenibilità Esg nel processo di investimento di Nordea.
La recente impennata dell’inflazione ha impatti nei vostri modelli di valutazioni? Se sì in che modo si riflette?
Stiamo monitorando con molta attenzione lo sviluppo di questa situazione e gli effetti che potrà avere sugli utili aziendali. Alcune aziende, infatti, potrebbero risentire di questi costi più elevati, il che si traduce – a parità di altre condizioni – in minori profitti. Quindi ci troviamo in una situazione davvero difficile in questo momento. In termini di modello di valutazione, quando i tassi aumentano a parità di altre condizioni, il premio per il rischio azionario aumenta. In termini teorici ciò significa che gli investitori chiederanno una remunerazione maggiore per correre il rischio di investire in azioni. E questo perché, ovviamente, i tassi maggiori rendono più interessante un potenziale investimento obbligazionario. Tuttavia, non pensiamo che ci sarà un impatto significativo sui prezzi azionari fino a quando i tassi sul Treasury decennale supereranno il 2,5%. Questo è più o meno il punto di svolta oltre il quale potremmo vedere un certo impatto sulle azioni.
Quest’anno i titoli Value hanno fatto bene. Cosa vi aspettate nel 2022?
Fra i settori che hanno ottenuto i risultati migliori quest’anno, dopo un periodo di difficoltà, abbiamo visto energia e banche. Al contempo abbiamo assistito a una massiccia rotazione che ha penalizzato alcuni titoli Growth, i quali hanno perso fino al 50-60% del loro valore e oggi mostrano un rapporto prezzo/valore molto interessante. Per questo motivo oggi vediamo delle interessanti opportunità nel settore tecnologico e cercheremo di aumentare la nostra esposizione in quest’area se troveremo opportunità a prezzi interessanti. Penso che la chiave sarà osservare da vicino ciò che sta accadendo sul fronte della domanda dei consumatori, perché quando c’è un’inflazione così alta che si traduce in un aumento del costo della vita, tipicamente si osserva un impatto negativo sui livelli di consumo in alcuni segmenti del mercato. E questo è a nostro avviso uno dei principali rischi per i comparti più ciclici dell’economia.
Fra i tre fattori dell’acronimo E-S-G quale è oggi quello preponderante o quello che sta assumendo maggior importanza nei vostri modelli di valutazione?
Il principale cambiamento che abbiamo osservato è un crescente interesse per l’aspetto sociale degli investimenti, quindi verso settori come l’assistenza sanitaria e l’istruzione, o su temi molto attuali come l’inclusione finanziaria. Ma quello che cerchiamo di fare nella definizione dei nostri investimenti è focalizzarci contemporaneamente su tutti e tre gli aspetti Esg. Per noi è importante spiegare ai nostri investitori quale tipo di impatto stanno avendo gli investimenti dei nostri prodotti e per quanto riguarda l’Italia devo dire che riceviamo buoni riscontri sia sul fronte istituzionale che dal canale wholesale.
E come si inserisce l’engagement in questo scenario? In genere siete soddisfatti dal grado di apertura che le aziende in cui investite mostrano quando partecipate alle assemblee?
L’engagement è uno dei pilastri nelle strategie dei nostri investimenti. Il team di analisi fondamentale che guido lavora a stretto contatto con il team di analisti Esg per identificare le società con cui vogliamo interagire e stabilire obiettivi specifici che ci proponiamo di raggiungere nell’arco di 3-5 anni. Nel corso di un anno arriviamo a fare un centinaio di incontri con le aziende, sia con il management che con le funzioni di investor relations. Gli incontri, cui partecipano i membri del team di analisi fondamentale affiancati dai nostri specialisti Esg, sono molto utili dal punto di vista qualitativo delle analisi e ci permettono di capire davvero quale sia la cultura aziendale in ambito Esg. In generale, la risposta da parte delle aziende è abbastanza positiva. Sono rari i casi in cui non riscontriamo reattività nella controparte. Quando ciò accade inseriamo la società in una check-list che teniamo monitorata con maggior attenzione rispetto alle altre.
Utilizzati dati e rating esterni?
Lavoriamo con i data provider più conosciuti e autorevoli sui temi Esg, come MSCI o Sustainalytics per avere più dati di input nelle nostre analisi, ma poi preferiamo produrre internamente le analisi e le valutazioni finali sui nostri investimenti. Oggi c’è una vasta proliferazione di dati e rating Esg di cui non è dato conoscere la metodologia di calcolo sottostante. Noi quindi preferiamo utilizzare i nostri sistemi interni.
**
Alla ricerca di Alpha è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata ai fund manager. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli impatti sui portafogli da essi gestiti con una visione impostata sul medio e lungo termine.
Per il gestore Ulrich Gerhard, l’inflazione persistente potrebbe spingere Fed e BCE a nuovi rialzi. Ma le scadenze a breve offrono un profilo interessante grazie al carry e alla minore sensibilità ai tassi. La scelta degli emittenti resta il fattore decisivo per intercettare le opportunità e contenere il rischio di credito
Per il responsabile Emerging Market Debt di Swisscanto, piccoli segnali sulla traiettoria fiscale potrebbero pesare più dell’esito politico. Intanto crescita, inflazione e tassi reali sostengono ancora il debito emergente
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio