Mortier (Amundi): “Gli asset indiani sono un interessante diversificatore in un portafoglio grazie alla bassa correlazione con l’azionario globale, in particolare con le azioni cinesi”
Vincent Mortier, deputy group chief investment officer di Amundi e Asia ex-Japan supervisor
La seconda ondata di Covid19 mette in discussione la ripresa economica dell’India, fino a un anno fa la quinta economia più grande al mondo in termini di pil nominale e oggi epicentro della pandemia, ma non scalfisce l’umore degli investitori.
Secondo i dati ufficiali del Ministero della salute indiano si è oltrepassata quota 250 mila morti da inizio pandemia. “La copertura vaccinale limitata e l’esposizione a varianti del virus più infettive possono far sì che questa ondata di infezioni raggiunga il picco fino a giugno, con effetti significativi sulle condizioni di credito e finanziamento del paese”, spiega S&P Global Ratings in un report dedicato all’India.
Eppure, la risposta del paese alla prima ondata della pandemia era stata efficace; nonostante una popolazione da 1,3 miliardi di abitanti – il secondo paese più popoloso al mondo – il governo è riuscito ad arginare gli effetti negativi della crisi sanitaria grazie a una serie di provvedimenti che potrebbero aiutare a rimodellare l’economia e sbloccare il suo potenziale a lungo termine.
“Nel 2020 è stato varato un ampio piano di sviluppo delle infrastrutture da 1.500 miliardi di dollari che potrebbe aiutare a sostenere la crescita attraverso investimenti e crescita della produttività nel medio-lungo periodo”, analizza Vincent Mortier, deputy group chief investment officer e Asia ex-Japan supervisor, in un report dedicato al ruolo degli asset indiani in portafoglio.
Una crescita a prova di pandemia
Secondo i calcoli dell’agenzia di rating americana il coronavirus potrebbe eliminare fino a 2,8 punti percentuali dalla crescita del pil nell’anno fiscale 2022, facendo deragliare quella che è stata una promettente ripresa dell’economia, dei profitti e delle metriche del credito nell’anno fino ad oggi.
In questo quadro, il governo sta rispondendo con una serie di blocchi localizzati, evitando al contempo un blocco a livello nazionale, che “avrebbe implicazioni economiche più negative”, dicono da S&P.
Mortier di Amundi sottolinea però come la trasformazione dell’economia indiana e gli sforzi per renderla attraente agli occhi degli investitori esteri abbiano generato fiducia nel mercato. “Il governo ha lavorato per una maggior inclusione finanziaria della popolazione e per modernizzare il settore finanziario – spiega – con l’obiettivo di convogliare l’alto stock di risparmio privato verso strumenti finanziari efficienti”.
Inoltre, dice l’esperto, l’India gode di una demografia favorevole. “Ciò potrebbe supportare lo sviluppo della classe media e un forte mercato interno; con oltre il 67% della sua popolazione in età lavorativa, l’India fornirà più della metà della forza lavoro potenziale dell’Asia nei prossimi decenni”.
Le opportunità dopo la tempesta
Riteniamo che la modernizzazione dell’economia indiana aprirà opportunità per gli investitori globali a medio termine. Mortier nota che il mercato azionario è liquido e in rapida crescita. Da inizio anno gli indici della Borsa di Mumbai sono ancora in territorio positivo.
“Gli investitori globali dovrebbero considerare il “Made in India” e la domanda interna come driver di crescita principali per il mercato azionario nel medio e lungo termine”, sostiene il vicedirettore degli investimenti del gruppo Amundi.
Complementarità fra emergenti
Il ruolo degli asset indiani in un portafoglio azionario globale “potrebbe essere quello di interessante diversificatore in un portafoglio azionario globale – sostiene l’esperto – poiché la sua correlazione con le azioni globali è stata relativamente modesta, in particolare con le azioni cinesi. Per gli investitori disposti a cercare un’esposizione alla storia della domanda interna dei mercati emergenti, l’India potrebbe essere un buon complemento con le azioni cinesi in questo universo”.
Ma essendo il mercato indiano molto frammentato, conclude Mortier, “la selezione di un buon gestore attivo in azioni indiane potrebbe fare davvero la differenza”.
Non solo azioni. Le opportunità possono provenire anche dal mercato del reddito fisso. FTSE Russell ha fatto sapere che monitorerà l’andamento del debito indiano per un’eventuale inclusione nell’indice FTSE Emerging Government Bond. “Riteniamo questa eventualità un potenziale driver per i flussi di capitale come accaduto per la Cina nel 2019-2020”, conclude Mortier.
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