Il dato acquisito per l’intero 2021, +8,1%, è il più alto in un decennio ma cela dietro di sé alcuni segnali di debolezza che si riflettono nelle politiche monetarie portate avanti dalla People Bank of China. Questo mix crea enorme dispersione fra i rendimenti sui mercati finanziari
La Cina celebra l’inizio dell’Anno della Tigre sotto una luce diversa dal passato. Il dato di crescita del quarto trimestre (pil in rialzo del +4% annuo contro il 4,9% di luglio-settembre) certifica che il Paese non sta più marciando ai ritmi visti in passato.
Il dato acquisito per l’intero 2021, +8,1%, è il più alto in un decennio ma cela dietro di sé alcuni segnali di debolezza che lo stesso Ufficio nazionale di Statistica di Pechino mette nero su bianco: “l’economia cinese ha di fronte una triplice pressione, tra cui la contrazione della domanda, lo shock dell’offerta e le aspettative più deboli”.
Pesano importanti sbilanciamenti sulle politiche valutarie interne, come anche il fatto di trovarsi in una fase del ciclo economico molto eterogenea e sfasata rispetto alle principali economie sviluppate. Questa divergenza – che si riflette direttamente nelle politiche monetarie portate avanti dalla People Bank of China – crea sui mercati finanziari molta dispersione dei rendimenti.
La Cina è ancora un mercato emergente?
Angel Su, analista di RBC Asset Management
Secondo le analisi di Angel Su, analista di RBC Asset Management – la divisione di asset management di Royal Bank of Canada –, esistono almeno 5 ragioni per considerare la Cina diversa dal resto dei mercati emergenti.
-Struttura del mercato:la Cina è un mercato altamente concentrato e ricco di mega-cap, che rappresentano il 44,1% dell’indice MSCI China, contro il 28,5% dell’indice MSCI Emerging Markets. Inoltre, il peso percentuale delle prime 10 società nell’indice MSCI China è del 42%, rispetto al 25% nell’indice MSCI EM;
-Valutazioni: su questo fronte vediamo una dispersione più ampia in Cina che in altri mercati emergenti, soprattutto per i titoli più costosi. Allo stesso modo, a livello settoriale, troviamo che nel tempo vi siano grandi cambiamenti nelle valutazioni in Cina. Un’altra tendenza importante è una relazione relativamente debole tra valutazioni e fondamentali: sembra che i titoli molto costosi siano in realtà anche quelli meno redditizi;
-Volatilità di mercato: Un’altra grande differenza è la volatilità del mercato. La Cina è un mercato prevalentemente retail – oltre l’80% degli investitori nel mercato delle A-share sono privati. Questo spiega perché la volatilità del mercato è insolitamente alta in Cina;
-Costi normativi: I venti contrari sul fronte normativo sono una considerazione essenziale quando si guarda ai mercati emergenti. In Cina, i rischi risiedono principalmente nell’eccesso di regolamentazione e nella mancanza di comunicazione e coordinamento. Tali rischi danneggiano la fiducia degli investitori privati e mettono in difficoltà le operazioni commerciali.
-La “prosperità comune”: il raggiungimento di una “prosperità comune” è stato considerato la principale motivazione alla base delle riforme normative nell’ultimo anno. Non si tratta di un concetto nuovo: era stato infatti messo in evidenza dai Presidenti Mao e Deng Xiaoping come una caratteristica chiave della modernizzazione in stile cinese e un obiettivo a lungo termine per lo sviluppo socioeconomico.
Cina, i settori da monitorare
Jimmy Chen, portfolio manager del fondo Comgest Growth China
La Cina vive dunque una fase del tutto peculiare che la rende, per caratteristiche, diversa sia dai mercati emergenti che da quelli sviluppati. Nonostante il giro di vite normativo che ha spaventato così tanto gli investitori stranieri nell’anno del Bue (2021), secondo Comgest – fund house specializzata nello stile d’investimento “quality growth” con un patrimonio in gestione di 41,2 miliardi di euro – esistono molteplici opportunità di crescita e di stock picking. “Ci aspettiamo che il ritmo della repressione normativa rallenti”, spiega Jimmy Chen, portfolio manager del fondo Comgest Growth China. L’esperto afferma che con un’inflazione in salita in tutto il mondo “la Cina potrebbe rivelarsi un rifugio, dato che l’inflazione rimane bassa e la politica monetaria si sta allentando”.
“La Cina offre agli investitori internazionali una diversificazione rispetto ai mercati sviluppati – analizza – Con un rapporto price/earnings della Cina rispetto agli Stati Uniti vicino al picco del decennio e la forte crescita stimata degli utili, la bassa correlazione potrebbe giocare a favore delle azioni cinesi nell’anno della Tigre”, anche perché, sostiene il fund manager, la Cina richiede un atteggiamento “un pò contrarian, dato che la Cina ha spesso avuto una forte performance quando sembrava essere in crisi”.
Per il gestore la Cina resta la patria di alcune aziende “incredibilmente innovative, ad esempio, nei videogiochi, nella mobilità elettrica e nelle industrie biofarmaceutiche. Siamo convinti che il governo cinese continuerà la sua ricerca a lungo termine di innovazione e riforma. Ci sono molte opportunità in Cina e crediamo che il 2022 sia un buon anno per esplorarle”, conclude.
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