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Sondaggio Moneyfarm: uno su cinque non conosce il reddito del partner. E la metà è colpevole di ‘infedeltà finanziaria’. Ma il 58% ritiene più vantaggiosa una gestione comune
Le coppie italiane parlano spesso di soldi, eppure ciascun partner non conosce bene la situazione finanziaria dell’altro. E mentre la gestione del denaro diventa sempre più paritaria, una pianificazione finanziaria realmente condivisa, che includa anche risparmi e investimenti, si conferma poco diffusa. È la fotografia che emerge dal sondaggio condotto da Moneyfarm per indagare percezioni e criticità della finanza a due, che rivela dunque un ampio margine inesplorato nella gestione comune del denaro.
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Uno su cinque non conosce il reddito del partner
Il 94% degli intervistati ritiene di avere una buona conoscenza delle finanze della ‘dolce metà’, ma entrando nel dettaglio emergono diverse zone d’ombra. Un italiano su cinque non sa quanto guadagna il partner (percentuale che sale al 29% tra chi non convive), mentre il 35% non sa se riesca a risparmiare e il 39% ignora il suo livello di spesa mensile. Le lacune diventano ancora più evidenti quando si guarda agli strumenti finanziari più complessi: il 42% di chi convive non sa se il compagno o la compagna investano (quota che sale al 46% tra i non conviventi), il 41% non è a conoscenza di debiti o finanziamenti, mentre il 39% ignora l’esistenza di eventuali polizze. Ne deriva una chiara discrepanza tra percezione e realtà, soprattutto sui temi più rilevanti per una pianificazione finanziaria consapevole.
Il dialogo economico c’è ma non sempre è efficace
Nonostante queste lacune, però, il dialogo economico in amore è tutt’altro che assente. Le coppie italiane, infatti, parlano di soldi con frequenza elevata, in media oltre sei volte al mese, con il 25% che affronta il tema una volta a settimana e il 21% addirittura una volta al giorno. Tuttavia, la comunicazione non sempre si traduce in un confronto efficace: nel 35% dei casi, infatti, le discussioni legate al denaro sfociano in tensioni o conflitti.
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Uno su due colpevole di ‘infedeltà finanziaria’
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce il fenomeno del cosiddetto ‘tradimento finanziario’: uno su due ammette di aver mentito o omesso informazioni al partner riguardo alla propria situazione economica e, in particolare, relativamente a spese (22%), risparmi (21%), disponibilità sul conto corrente (20%) e guadagni (19%). Si tratta spesso di piccole omissioni, ma che nel loro insieme evidenziano come la trasparenza in materia di denaro resti un nodo critico nelle relazioni.
La pianificazione condivisa è per pochi
Anche sul fronte della pianificazione condivisa emergono ampi margini di miglioramento. Il 27% delle coppie dichiara infatti di non avere alcuna attività finanziaria in comune, mentre tra quelle che adottano una gestione a due, l’uso degli strumenti resta limitato: in media vengono utilizzati solo 2,4 strumenti sul totale dei sette proposti dal sondaggio (2,9 per le coppie sposate), tra conti comuni, risparmi condivisi, investimenti o spese rilevanti. Più nel dettaglio, solo il 49% dispone di un conto comune per le spese quotidiane (58% tra le coppie sposate), solo il 40% ha risparmi condivisi (48% tra le sposate) e il 39% ha pianificato insieme grandi acquisti (48% tra le sposate). Ancora più limitata la diffusione degli investimenti comuni, presenti solo nel 28% dei casi (37% tra i coniugi). Ne emerge, quindi, un ampio potenziale ancora largamente inespresso nella costruzione di una strategia finanziaria condivisa più strutturata.
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Gestione finanziaria sempre più paritaria
Sul fronte della gestione finanziaria, emerge poi un’evoluzione verso modelli più paritari, meno legati a una figura dominante, con il progressivo superamento del ‘capofamiglia finanziario’. Il 20% degli uomini e il 16% delle donne dichiarano infatti di gestire interamente le finanze comuni, mentre una quota più ampia se ne occupa principalmente con una minima delega (42% uomini e 29% donne). Al contrario, il 44% delle intervistate indica una gestione pienamente condivisa, contro il 34% dei maschi, evidenziando una crescente propensione alla parità di genere. Solo l’8% ammette di avere un ruolo marginale o di delegare completamente (11% tra le donne e 4% tra gli uomini), segno che la partecipazione attiva è oggi ampiamente diffusa. Resta tuttavia una differenza nella percezione delle competenze: i maschi tendono più frequentemente ad attribuirsi un ruolo maggiore (54% contro 31%), mentre il 24% ritiene che le competenze siano equivalenti e il 23% ne riconosce di maggiori al partner.
Per Davide Cominardi, senior investment consultant manager di Moneyfarm, questa crescente parità nella gestione del denaro rappresenta quindi una sfida per il settore finanziario. “La consulenza non può più rivolgersi esclusivamente ai profili tradizionali, ma deve essere in grado di parlare a pubblici diversi, con linguaggi e strumenti capaci di intercettare sensibilità differenti”, avverte.
Oltre una coppia su due vorrebbe una pianificazione condivisa
Quanto al fatto che il desiderio di condivisione non sempre si traduca in risparmi e investimenti comuni, secondo Cominardi il supporto di un consulente finanziario “può aiutare a trasformare la pianificazione economica in un vero acceleratore di benessere e progettualità, rendendo le decisioni più efficaci e il percorso verso i propri traguardi più rapido e sostenibile”. A conferma di questo potenziale, la maggioranza degli intervistati riconosce infatti i benefici di una gestione condivisa: il 58% ritiene che i vantaggi superino gli svantaggi, mentre solo una minoranza residuale esprime una valutazione negativa. Insomma, conclude lo studio, la finanza di coppia è una pratica già diffusa ma ancora poco sviluppata e potrebbe essere “ulteriormente valorizzata attraverso maggiore educazione finanziaria e strumenti dedicati”.
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