Secondo Deloitte, i cybercriminali possono trasformare una vulnerabilità arma operativa in 15 minuti mentre le aziende impiegano settimane per correggerla. Perché la capacità di adattare processi, governance e controlli diventa centrale
Non solo efficientamento dei processi. L’intelligenza artificiale sta modificando profondamente anche il panorama della cybersecurity e costringe il settore finanziario a ripensare i propri modelli di resilienza operativa. È quanto emerge dal report ‛Machine-Speed Cyber Risk’ di Deloitte, secondo cui la vera trasformazione non riguarda tanto la natura delle minacce quanto la velocità con cui queste si sviluppano. Lo studio evidenzia infatti come attività che in passato richiedevano mesi di lavoro possano oggi essere completate in meno di 24 ore grazie all’utilizzo degli algoritmi. Un cambio di regime che determina la compressione dei tempi di reazione disponibili per le organizzazioni e impone l’utilizzo di nuovi.
Luigi Mastrangelo, Financial Services Industry leader di Deloitte
Lo studio evidenzia come, dal momento in cui una vulnerabilità viene individuata a quello in cui viene corretta, trascorrano mediamente 40 giorni mentre gli attacchi più moderni possono svilupparsi nel giro di 48-72 ore (con picchi addirittura di 15 minuti). Un disallineamento che, secondo Deloitte, mette sotto pressione i modelli di difesa tradizionali e i processi di gestione delle vulnerabilità adottati dalle organizzazioni. “Esiste un crescente divario tra la velocità con cui i cybercriminali individuano e sfruttano nuove vulnerabilità e la capacità di individuarle e correggerle”, ha osservato il Financial Services Industry leader della società Luigi Mastrangelo. Per affrontare il problema, il report suggerisce allora il passaggio da una logica basata su attività periodiche di aggiornamento a un approccio continuo e fondato su tre pilastri: identificazione costante delle vulnerabilità, prioritizzazione dei rischi e automazione delle attività di mitigazione.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella difesa
Secondo Deloitte, l’intelligenza artificiale può contribuire a ridurre questo divario se utilizzata per accelerare i processi di detection e remediation. “Se le istituzioni finanziarie utilizzano oggi gli strumenti di AI per identificare e correggere le proprie debolezze”, ha detto il Cyber Strategy director Diego Giordano, “possono acquisire un vantaggio temporale prima che queste capacità diventino ampiamente disponibili agli attaccanti”. L’obiettivo non è sostituire i principi consolidati della cybersecurity, che continuano a basarsi su gestione delle vulnerabilità e controllo degli accessi ma anche segmentazione delle reti e monitoraggio continuo, bensì renderli compatibili con un contesto in cui il fattore tempo assume un peso crescente.
In questo scenario assume particolare rilevanza il quadro normativo europeo sulla resilienza operativa digitale. Il report Deloitte sottolinea, in particolare, come il Digital Operational Resilience Act (DORA) sia stato concepito proprio per rafforzare la capacità delle istituzioni finanziarie di affrontare eventi informatici sempre più complessi. La diffusione dell’intelligenza artificiale rende però ancora più urgente la capacità di individuare e gestire rapidamente eventuali punti deboli, soprattutto in un ecosistema caratterizzato da forti interconnessioni tecnologiche. Viene evidenziato infatti che circa il 60% delle vulnerabilità applicative deriva da componenti e dipendenze open-source spesso condivisi tra numerose organizzazioni finanziarie, circostanza che ha implicazioni chiare: in un contesto in cui la scoperta di nuove fragilità viene accelerata dall’AI, una singola vulnerabilità potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini della singola banca. Ecco allora che la sfida si sposta dal piano dell’adottare nuove tecnologie a quello del costruire modelli operativi e di governance capaci di reagire alla velocità imposta dalle nuove tecnologie. Un cambiamento per il quale servono processi più dinamici, maggiore automazione e una visione della resilienza come capacità continua piuttosto che come insieme di controlli periodici.
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