4 min
Secondo una survey BioCatch, la diffusione degli algoritmi sta aumentando la sofisticazione delle frodi e mettendo sotto pressione i sistemi di difesa tradizionali. Italia in vetta per attacchi e perdite economiche. Gli operatori: serve più collaborazione tra istituti
L’intelligenza artificiale promette di trasformare radicalmente il settore delle banche, ma porta con sé anche nuove minacce. Gli agenti AI, destinati a svolgere sempre più operazioni per conto degli utenti, sono infatti percepiti dai vertici degli istituti finanziari come il principale rischio emergente sul fronte della sicurezza. È quanto emerge da un sondaggio internazionale commissionata da BioCatch, società specializzata nella prevenzione delle frodi attraverso l’analisi dei comportamenti digitali. Secondo l’indagine, condotta su 1.440 professionisti del settore finanziario in 25 Paesi, l’84% del campione identifica proprio nella declinazione agentica la primaria vulnerabilità che potrebbe essere sfruttata dai criminali nei prossimi 12 mesi. Una quota che sale addirittura al 97% in Italia, il valore più elevato tra tutti i mercati analizzati.
📰 Leggi anche “Banche e assicurazioni puntano sugli agenti AI“
Frodi più sofisticate grazie all’intelligenza artificiale
La crescente diffusione dell’AI sta modificando profondamente il panorama delle minacce. Secondo l’88% dei professionisti bancari consultati per la realizzazione della survey, l’intelligenza artificiale ha infatti già contribuito ad aumentare la sofisticazione delle frodi. In Italia la convinzione è pressoché unanime: il 97% degli intervistati ritiene che scam e attività fraudolente siano diventati più complessi proprio grazie all’utilizzo di queste tecnologie. Le preoccupazioni riguardano soprattutto il cosiddetto ‛AI-mediated banking’, ovvero un modello in cui gli utenti si affidano ad agenti intelligenti per gestire operazioni finanziarie e transazioni. In questo scenario, il 60% dei manager globali e il 65% di quelli italiani teme una riduzione dell’efficacia degli strumenti antifrode tradizionali. Ancora più rilevante è il tema del confine tra attività lecite e non, con il 72% ritiene che ritiene sempre più difficile distinguere tre le due. “Gli algoritmi stanno iniziando a ridefinire il modo in cui i clienti interagiscono con i siti e-commerce e con le istituzioni finanziarie, e cambierà anche il modo in cui i criminali mettono in atto i crimini finanziari”, ha detto il ceo di BioCatch Gadi Mazor, chiarendo sarà necessario superare i tradizionali controlli statici dell’identità per adottare sistemi capaci di comprendere comportamento e e livello di affidabilità degli utenti in tempo reale.
Crescono tentativi di attacco e perdite economiche
La survey evidenzia anche un deterioramento del quadro complessivo delle frodi finanziarie. L’81% del campione globale segnala un aumento dei tentativi di truffa, in crescita di dieci punti percentuali rispetto al 2025, mentre in Italia il dato sale addirittura al 93%. Un trend che va di pari passo con quello relativo alle ripercussioni economiche. La quota di operatori che attesta una crescita anno su anno delle perdite presso il proprio istituto è infatti salita dal 59% del 2025 al 76% del 2026 a livello globale. Anche in questo caso, il nostro Paese si distingue in negativo: la quota di chi vede in aumento gli esborsi tocca infatti l’85% e il 43% dei manager dice che la propria organizzazione ha subito deflussi superiori a 10 milioni di dollari l’anno. Il 17% dichiara danni superiori ai 25 milioni di dollari, in particolare, il 5% oltre i 50 milioni e il 3% oltre i 100 milioni.
📰 Leggi anche “Cybersecurity, metà delle imprese italiane è stata attaccata“
Gli attacchi agentic AI sono già una realtà
Se gli agenti AI vengono percepiti come una minaccia futura, per molte banche rappresentano già una sfida concreta. L’80% degli intervistati a livello globale afferma infatti che la propria istituzione ha già affrontato attacchi che utilizzano tecniche di agentic AI. La velocità con cui si evolvono queste minacce rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione: oltre tre quarti dei dirigenti bancari globali (76%) si dichiarano molto preoccupati per l’accelerazione delle attività fraudolente nelle rispettive aree geografiche.
Collaborazione e condivisione dei dati tra le priorità
Quanto alle soluzioni per fronteggiare minacce sempre più sofisticate, i dirigenti bancari indicano nella collaborazione tra istituti una delle leve principali attraverso cui rafforzare la capacità di difesa. L’88% degli intervistati italiani, contro l’86% a livello globale, ritiene che la possibilità di accedere in tempo reale a informazioni condivise sui conti destinatari delle transazioni migliorerebbe infatti significativamente la capacità delle banche di intercettare e bloccare le truffe. Inoltre, l’85% dei rispondenti dice di considerare fondamentale la condivisione di dati e intelligence in tempo reale per contrastare frodi e crimini finanziari.
📰 Leggi anche “Investimenti, il 13% dei risparmiatori italiani si affida all’AI“
Fiducia dei clienti e politiche di rimborso
La gestione delle frodi non riguarda soltanto la sicurezza, ma anche la relazione con la clientela. Oltre il 96% dei partecipanti al sondaggio sostiene che la propria organizzazione monitori già l’abbandono dei clienti collegato a episodi di frode e truffa. E, per il 39%, questo indicatore rappresenta addirittura un fattore determinante nelle decisioni di investimento. Resta tuttavia aperto il tema dell’equilibrio tra sicurezza ed esperienza utente: il 68% ritiene infatti che l’approccio adottato nella prevenzione e nel rimborso delle frodi dall’azienda per cui lavora abbia generato una perdita netta di clienti. Nel 56% dei casi la causa viene attribuita a politiche di rimborso considerate insufficienti, mentre il 44% individua il problema nell’eccessiva frizione introdotta nei processi operativi. Dove le banche italiane si distinguono in positivo rispetto alla media globale è proprio nei rimborsi previsti in casistiche di questo tipo, con solo il 5% dei manager che imputa al suo istituto di restituire meno del 30% delle perdite alle vittime contro un 23% generale.
AI già diffusa negli istituti italiani
Nonostante le preoccupazioni legate alla sicurezza, a emergere dalla survey è soprattutto che il settore bancario italiano sta accelerando sull’adozione dell’intelligenza artificiale. L’82% degli intervistati dichiara infatti che la propria organizzazione ha già implementato su larga scala interfacce basate sull’AI oppure le sta testando attivamente, una percentuale superiore alla media globale del 73%. Il quadro che emerge dalla ricerca evidenzia quindi un settore impegnato in una corsa a doppia velocità: da un lato l’integrazione crescente dell’intelligenza artificiale nei processi bancari, dall’altro la necessità di sviluppare nuove strategie di prevenzione per contrastare minacce sempre più sofisticate e automatizzate. Una sfida che, secondo i manager intervistati, richiederà una maggiore cooperazione tra istituti finanziari e strumenti di analisi capaci di andare oltre i tradizionali modelli di sicurezza.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.