3 min
Per Anuj Arora, head of Emerging Market & Asia Pacific Equities di J.P. Morgan Asset Management, il nuovo regime macro impone di ripensare i portafogli: meno duration, più asset reali e catene del valore strategiche
Per capire dove stanno andando i mercati, secondo Anuj Arora, head of Emerging Market & Asia Pacific Equities di J.P. Morgan Asset Management, bisogna prima riconoscere che la lunga fase del dopo-2008 del mondo economico-finanziario è finita. Per oltre un decennio la variabile dominante è stata la deflazione: crescita moderata, inflazione bassa, banche centrali accomodanti e tassi compressi. In quel contesto la strategia vincente era chiara: comprare duration. Obbligazioni a lunga scadenza, titoli growth, software, piattaforme digitali e business asset-light beneficiavano tutti dello stesso vento a favore: un costo del capitale in costante discesa.
📰 Leggi anche “Mercati nel caos, Edouard Carmignac: dove trovare valore“
Il mondo “just in case”
Dal 2020 il quadro è cambiato. Il Covid ha interrotto le catene globali del valore e ha spinto governi e banche centrali a interventi eccezionali. Poi sono arrivati la guerra in Ucraina, la crisi energetica, il ritorno dei dazi, la frammentazione geopolitica, le tensioni in Medio Oriente e il ciclo di investimenti legato all’intelligenza artificiale. Il risultato è il passaggio da un mondo “just in time” a uno “just in case”: meno efficienza pura, più ridondanza; meno dipendenza dalle catene globali, più sicurezza economica.
Questo non significa inflazione fuori controllo, ma più persistente, volatile e legata a fattori reali: energia, materie prime, difesa, infrastrutture, reshoring, sicurezza delle forniture e capex tecnologico. Le stime di Fondo Monetario Internazionale e Ocse confermano un quadro meno lineare, con crescita più lenta e disinflazione non uniforme.
Per gli investitori, la conseguenza è profonda. Se cambia la variabile dominante, cambiano anche gli asset favoriti. Nel mondo deflazionistico erano premiati i flussi di cassa lontani nel tempo e i multipli elevati, mentre in un “inflationary boom” tornano centrali scarsità, capacità produttiva, materie prime, oro, aziende con potere di prezzo e Paesi in grado di produrre beni fisici, tecnologia, energia e componenti critici.
La nuova fase degli emergenti
È qui che Arora colloca il ruolo degli Emergenti e dell’Asia. I mercati in via di sviluppo non sono più soltanto una scommessa sulla crescita demografica o sul recupero dei consumi, fa notare l’esperto, ma sono al tempo stesso “fabbrica del mondo” e riserva di valore, grazie al peso nelle commodity, nei metalli preziosi, nei beni industriali e nella tecnologia.
Come conseguenza, anche la costruzione del portafoglio deve cambiare. La diversificazione classica, basata sull’idea che le obbligazioni lunghe proteggano sempre nelle fasi di stress, diventa meno automatica. Se lo shock è recessivo e deflazionistico, la duration può ancora funzionare. Ma se arriva da energia, materie prime, salari, geopolitica o deficit fiscali, esiste il rischio che bond e azioni possano soffrire insieme. In questo scenario, il reddito fisso resta centrale ma richiede più selettività: duration controllata, qualità del credito, rendimento reale e sostenibilità fiscale.
Sull’azionario, il cambio di regime spinge a guardare oltre i vincitori del ciclo precedente. Non basta più comprare crescita a qualsiasi prezzo: contano di più flussi di cassa attuali, disciplina sul capitale, capacità di difendere i margini, dividendi, buyback ed esposizione a trend di investimento reali. In questa cornice, l’Asia assume un ruolo particolare: non solo area di consumo, ma infrastruttura produttiva della nuova economia tecnologica.
📰 Leggi anche “Roman (PIMCO): geopolitica e volatilità cambiano i mercati“
Interpretare l’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale è il punto in cui questa tesi diventa più interessante. A prima vista, l’AI potrebbe sembrare una forza deflazionistica: aumenta la produttività, automatizza processi e riduce alcuni costi. Ma molte grandi innovazioni hanno abbassato il prezzo unitario di beni e servizi moltiplicando, allo stesso tempo, la domanda complessiva. Nella fase di investimento, l’AI richiede GPU, semiconduttori, memoria, data center, energia, raffreddamento, reti elettriche e nuove infrastrutture. Non è solo software: è capex, fabbriche, elettricità, metalli e catene di fornitura.
Il settore tecnologico pesa circa un terzo dell’indice MSCI Emerging Markets e l’area asiatica produce oggi circa il 70% dei semiconduttori mondiali. Taiwan domina la produzione dei chip più avanzati, mentre la Corea del Sud ha un ruolo decisivo nelle memorie RAM. Una parte significativa della rivoluzione AI, quindi, non si gioca solo sulle mega cap statunitensi, ma lungo la catena del valore asiatica.
La selezione cambia pelle
Resta poi il tema del dollaro. Se il ciclo rialzista del biglietto verde fosse davvero alle spalle, i Paesi in via di sviluppo potrebbero beneficiare di minori costi di finanziamento e maggiore liquidità domestica. Ma la tesi non è una chiamata indiscriminata su tutto ciò che è ciclico o emergente. La selezione resta centrale: anche sulla Cina, Arora invita a domandarsi non tanto se investire, ma come farlo in una fase deflazionistica.
Il messaggio per gli investitori è duplice. Per prima cosa, non ragionare più con le categorie del decennio 2010-2020, dominato da tassi zero, globalizzazione efficiente e leadership degli asset growth statunitensi. In secondo luogo, non sostituire un dogma con un altro. Oro, commodity, Emergenti, Asia, value e ciclici possono avere più spazio nei portafogli, ma il punto centrale resta la resilienza: più fonti di rendimento, più diversificazione geografica e valutaria, più attenzione ai bilanci e più capacità di distinguere tra aziende che subiscono l’inflazione e aziende che riescono a trasferirla nei prezzi.
Il passaggio dal regime deflazionistico a quello inflazionistico non è quindi solo una variazione macroeconomica. È un cambio di paradigma nella selezione degli asset. Nel vecchio mondo, l’investitore veniva premiato per comprare duration, crescita nel lungo termine e business leggeri. Nel nuovo, potrebbe essere ricompensato per cercare scarsità, capacità produttiva, pricing power, capitale reale e catene del valore strategiche.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
.