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L’anno scorso gli americani hanno speso circa 5,8 miliardi di dollari in meno per investire. In Europa, la regolamentazione può guidare il cambiamento
Nel 2019, gli investitori americani hanno pagato in media la metà di quanto spendevano vent’anni fa per sottoscrivere un fondo. Il costo degli strumenti del risparmio gestito non è mai stato così basso.
A dirlo è l’ultimo Morningstar US Fund fee study, pubblicato nel giugno scorso. Dal 1999 la commissione media ponderata per il patrimonio è passata dallo 0,87% allo 0,45%. Il risparmio per i sottoscrittori è stato enorme: solo nel 2019 è stimato in 5,8 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente.
20 anni di calo delle commissioni sui fondi negli Stati Uniti (dati equi-pesati e ponderati per il patrimonio)

Fonte: Morningstar Direct. Rilevazioni al 31 dicembre 2019
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Nel dettaglio, l’indicatore di spesa media ponderata per i fondi attivi è passato in dodici mesi dallo 0,68% allo 0,66%, principalmente a causa dei deflussi dalle classi più costose.
Le strategie indicizzate sono passate da un expense ratio medio ponderato dello 0,14% allo 0,13% nello stesso periodo, grazie ai forti flussi di capitali verso gli strumenti low cost e alla competizione tra le case di gestione.
Ne è un esempio la recente decisione di BlackRock di tagliare le commissioni sul più grande Exchange traded fund (ETF) americano per contrastare l’aggressiva politica sui costi del rivale Vanguard.
Il ruolo dei consulenti
“Gli investitori sono sempre più consapevoli dell’importanza di minimizzare i costi dei fondi”, dice Ben Johnson, direttore globale della ricerca sulle strategie passive di Morningstar. “Inoltre, la forte competizione tra gli asset manager ha portato a tagli commissionali per conquistare o difendere la quota di mercato”.
Tuttavia, un altro fattore ha giocato un ruolo importante, ossia l’evoluzione della consulenza finanziaria verso un modello basato sul pagamento per il servizio ricevuto, anziché sulle retrocessioni.
“Da dieci anni registriamo riscatti sulle classi di fondi tradizionali, mentre quelle cosiddette unbundled (includono solo la fee di gestione e le spese operative del fondo, Ndr) sono state sottoscritte in modo massiccio”, continua il ricercatore di Morningstar.
Europa: costi ingiustificati nel mirino
Il mercato europeo è diverso da quello statunitense, ma negli ultimi anni non è stato esente da una riduzione dei costi dei fondi. Secondo il rapporto Morningstar Global investor experience tra il 2017 e il 2019, gli oneri sono scesi nella maggior parte dei paesi esaminati (26 in tutto).
L’Italia non fa parte dei virtuosi; al contrario la struttura commissionale è ancora troppo penalizzante per gli investitori. Nel Vecchio continente, la regolamentazione può avere un ruolo fondamentale nel produrre un cambiamento. Il caso inglese lo testimonia. Con l’avvento di nuove regole a febbraio, si è assistito a una riduzione dei costi e alla chiusura dei fondi più esosi.
Il fatto che il problema sia nel mirino delle autorità regolamentari europee fa pensare che qualcosa potrà cambiare anche al di qua della Manica.
L’ultimo intervento dell’Esma (Autorità europea di vigilanza sui mercati) è del 4 giugno. Obiettivo: garantire che venga adottato un approccio normativo coerente nell’Ue e che si evitino disparità tra i sottoscrittori, oltre che l’applicazione di oneri eccessivi e ingiustificati.
*Editorial manager di Morningstar
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