James Macdonald, portfolio manager di BlueBay Asset Management ritiene che ci sia un numero molto alto di banche in Europa. “In Italia il settore si trova in una buona posizione per iniziare il processo di consolidamento che abbiamo visto in altre giurisdizioni europee”, afferma
James Macdonald, portfolio manager di BlueBay Asset Management
Il settore bancario europeo esce dalla crisi Covid con nuove prospettive: rilancio della redditività, cambiamenti normativi e sfide tecnologiche. Il comun denominatore a tutti questi elementi rimane il bisogno di razionalizzare e consolidare. Ne parla con FocusRisparmio James Macdonald, gestore del fondo BlueBay Financial Capital Bond di BlueBay Asset Management.
A inizio novembre l’Unione Europea ha pubblicato un testo legislativo che implementa le nuove regole di Basilea IV per il settore bancario. Cosa ne pensate?
Il pacchetto di misure arriva con un anno di ritardo a causa del Covid19, mentre nel frattempo c’è stato un significativo ridimensionamento della proposta originale per via dell’azione di lobbying del settore bancario europeo. A nostro parere la Commissione ha adottato un approccio pragmatico, che racchiude lo spirito di Basilea IV pur riconoscendo al contempo la struttura del mercato bancario europeo. Inoltre, abbiamo la sensazione che i policy maker siano sempre più del parere che la regolamentazione delle banche europee sia stata così intrusiva nell’ultimo decennio da aver forse inibito il loro ruolo di finanziamento dell’economia. La risposta del settore alla pandemia e il ruolo ricoperto nel processo di ricostruzione è stato forse un promemoria tempestivo, d’aiuto alle banche nell’azione di lobbying nel processo di implementazione. La legislazione non ha riguardato le aree normative che, con la pandemia, sono risultate non funzionare in modo così efficiente, come ad esempio l’equilibrio tra i buffer strutturali e ciclici, i diversi approcci prudenziali delle autorità nazionali e l’attivazione dei coupon AT1 e la loro influenza sulla volontà delle banche a usare i loro cuscinetti di capitale. Probabilmente un’occasione mancata. Date le tempistiche del processo legislativo, che ora sarà soggetto ad un processo di dialogo a tre, pensiamo che questa sia senza dubbio la parte che deve essere rivista.
Vi aspettate un ulteriore consolidamento nel settore bancario europeo? Quali sono i fattori dietro a questo trend?
Ci aspettiamo che il consolidamento bancario europeo continui: c’è un numero molto alto di banche in Europa e il consolidamento sarebbe molto vantaggioso per la redditività del settore. La regolamentazione e la risposta normativa all’attività di M&A sono driver essenziali per il consolidamento, e nell’ultimo anno abbiamo visto passi significativi da parte della Bce per oliare gli ingranaggi di questo processo con la loro guida preventiva, progettata per chiarire il loro approccio normativo alle entità consolidate. C’è anche bisogno di dimostrare una chiara logica strategica per ogni consolidamento. Gli investitori bancari europei hanno avuto un periodo turbolento nell’ultimo decennio e questo ha portato i management e gli azionisti a concentrarsi sulla redditività e sugli elementi che la guidano. Con un mercato molto maturo dal punto di vista delle entrate, siamo anche dell’opinione che la riduzione dei costi – in particolare la crescente spesa IT e la capacità di abbassarne il costo marginale – sarà una considerazione crescente dell’attività di M&A.
Quali sono le sfide per il consolidamento? La Commissione Europea deve fare di più per consentire l’integrazione?
Rimane una serie di sfide significative per il consolidamento. La Bce ha dato conforto alle banche sull’approccio normativo, ma le sfide politiche rimangono. Per esempio, le leggi sul lavoro rendono estremamente difficile e costoso fare riduzioni di personale, che permetterebbero alle banche di beneficiare di economie di scala. Tuttora, il protezionismo nazionale impedisce il libero flusso di capitali e liquidità all’interno dell’Europa, con pochi progressi fatti su uno schema comune di assicurazione dei depositi che lo faciliterebbe; inoltre, la rapida evoluzione delle dinamiche di mercato e la crescita della digitalizzazione combinata con tassi di interesse negativi hanno fatto sì che il valore delle acquisizioni dei clienti sia molto più difficile da valutare.
Qual è la vostra view sui settori bancari in Italia e Spagna?
Continuiamo a considerare estremamente positivi i passi fatti nei settori bancari di Spagna e Italia nell’ultimo decennio, come mostrato, a nostro avviso, dalla loro performance durante il culmine della pandemia di coronavirus nel 2021. In Spagna, il consolidamento ha aumentato notevolmente la concentrazione del settore, il che ha favorito le metriche di redditività e la resilienza. In Italia, sebbene il consolidamento sia iniziato, i veri passi avanti sono stati fatti nella riduzione degli Npl a livello di sistema. Da un picco di circa 350 miliardi di euro, questi sono stati ridotti da una combinazione di vendite di asset e operazioni di work-out a meno di 100 miliardi di euro. Con questa pulizia del bilancio ampiamente completata, il settore si trova in una buona posizione per iniziare il processo di consolidamento che abbiamo visto in altre giurisdizioni europee.
Il settore bancario è stato criticato per la sua resistenza a impegnarsi verso l’obiettivo zero emissioni nette. Perché? Crede che questo cambierà?
Sebbene il settore bancario sia stato spesso criticato per i mancati impegni verso l’obiettivo zero emissioni nette, noi pensiamo che questa sia una visione datata, nonché una rappresentazione ingiusta del lavoro e dell’impegno portato avanti dal settore. Infatti, la grande maggioranza delle principali banche si è associata agli impegni di ‘Net Zero’ entro il 2050, e chi non lo ha fatto rappresenta un’eccezione. Infatti, saremmo molto sorpresi se una qualsiasi delle principali banche non si fosse mossa in tal senso entro la fine dell’anno. Se c’è una critica da fare è che anche se le banche hanno preso questo impegno, non sono per niente chiari il percorso e i mezzi con cui lo implementeranno. I motivi sono svariati, e sta a noi investitori assicurarci che le banche forniscano piani molto più dettagliati, più trasparenza e metriche per misurare se e come raggiungeranno questi obiettivi. Abbiamo pochi dubbi sul fatto che chi lo farà con successo, domani sarà tra i vincitori, e il mercato sarà molto rapido a fare distinzioni tra banche sulla base dei loro progressi.
Il ‘Net Zero’ è realistico per le banche dal momento che finanziano attività legate ai combustibili fossili?
Crediamo che sia importante riconoscere il ruolo che le banche stanno giocando e continueranno a giocare nella transizione delle economie e delle aziende verso un futuro più verde e sostenibile. Anche se le industrie dei combustibili fossili non sono coerenti con un futuro a impatto zero, bisognerebbe riconoscere che le banche dovrebbero aiutare queste aziende e i loro dipendenti a intraprendere questo viaggio. Chiaramente le banche che sono esposte a queste industrie hanno più lavoro da fare, ma a nostro avviso il viaggio e la destinazione finale sono molto più importanti e possono avere un impatto molto maggiore rispetto al punto di partenza.
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