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Per il gruppo di consulenza, l’adozione dell’intelligenza artificiale nel settore finanziario aumenta la dipendenza del continente da fornitori tecnologici extra-UE. Dagli investimenti alle competenze fino al tandem pubblico-privato, la ricetta per rafforzare l’autonomia strategica
La crescente adozione dell’intelligenza artificiale nel settore finanziario sta rendendo sempre più strategico, sulla sponda orientale dell’Atlantico, un tema che va oltre l’innovazione tecnologica: la sovranità digitale. Con banche e assicurazioni che accelerano sull’impiego degli algoritmi e i pagamenti digitali in costante crescita, l’Europa continua infatti a fare affidamento su infrastrutture e fornitori prevalentemente stranieri e si espone così a minacce future sempre crescenti. È su questa constatazione che si basa l’ultimo report realizzato da Deloitte e ABI per WeSec, il cui messaggio per le autorità del Vecchio Continente si pone in continuità con quella lanciato a suo tempo da Mario Draghi: rafforzare le infrastrutture comunitarie per rilanciare la competitività.
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Pagamenti digitali in crescita, ma infrastrutture ancora dipendenti
Secondo lo studio, la trasformazione digitale del sistema finanziario europeo procede rapidamente. I dati della Banca Centrale Europea mostrano infatti che nel primo semestre del 2025 i pagamenti elettronici nell’Eurozona hanno raggiunto i 77,7 miliardi di operazioni, con una crescita del 7,7% rispetto all’anno precedente. Ma si tratta di un’espansione dietro la quale permane una forte dipendenza tecnologica dall’estero. E l’esempio più evidente riguarda il cloud computing, dove il principale operatore continentale detiene appena il 2% del mercato. Una situazione analoga interessa anche il sistema dei pagamenti, con quasi due terzi delle transazioni effettuate con carta nell’area che transitano su infrastrutture extracomunitarie. Per Deloitte, questa dipendenza rappresenta un tema sempre più rilevante non solo sotto il profilo tecnologico ma anche per la competitività e l’autonomia strategica del continente.
L’intelligenza artificiale accelera la trasformazione del settore
Il report mostra poi quanto la diffusione dell’intelligenza artificiale stia aumentando ulteriormente il peso delle infrastrutture digitali. E lo fa citando il rapporto OCSE-Banca d’Italia dedicato agli algoritmi nei mercati finanziari italiani, dal quale emerge che dal 60% al 70% dei player bancari e assicurativi utilizzano l’AI nella propria operatività quotidiana. Anche in tal caso, però, l’evoluzione ha un risvolto critico perché si accompagna però a una crescente concentrazione tecnologica. Deloitte rileva infatti come il 75% delle imprese che adottano questi sistemi utilizzi servizi cloud forniti da terze parti, mentre il 39% si affida a modelli sviluppati da provider esterni. Una dinamica che rischia di aumentare ulteriormente la dipendenza dell’ecosistema europeo da un numero limitato di operatori globali.
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Servono investimenti e collaborazione pubblico-privato
Secondo Fabio Pompei, ceo di Deloitte Italia, la relazione tra sistema finanziario e infrastrutture digitali rappresenta oggi una delle priorità dell’agenda economica europea. “È necessario affrontare il tema attraverso una collaborazione più stretta tra istituzioni pubbliche e operatori privati”, osserva, “così da rafforzare competitività e autonomia strategica”. Anche Luigi Capitanio, Strategy and Business Design leader di Deloitte EMEA, sottolinea come la resilienza delle infrastrutture digitali incida direttamente sulla stabilità del sistema finanziario. A suo giudizio, l’evoluzione dei sistemi di pagamento dovrà infatti procedere in modo coordinato sia sul piano monetario che su quello tecnologico e infrastrutturale: “Solo così si potranno ridurre progressivamente la dipendenza da fornitori extra-UE”.
Governance, competenze e resilienza al centro della strategia
Lo studio individua tre direttrici sulle quali costruire la futura sovranità digitale e finanziaria europea. La prima riguarda il quadro normativo europeo, che ha compiuto un passo avanti ma non può prescindere dallo sviluppo di forme più strutturate di cooperazione tra istituzioni e operatori privati. La seconda a che fare con una responsabilità condivisa tanto tra intermediari finanziari quanto tra istituzioni e cittadini, mentre la terza interessa il gap di competenze sull’intelligenza artificiale. Come osservato dagli esperti di Deloitte, l’indagine Iacofi di Palazzo Koch assegna infatti agli italiani un livello di alfabetizzazione finanziaria digitale pari a 4,6 su 10 e colloca il Paese sotto la media dei 39 Stati analizzati dall’Oecd/Infe nonché tra gli ultimi dell’UE. Una fotografia che rafforza il messaggio di fondo: il rafforzamento della sovranità digitale passa attraverso un approccio integrato che combini investimenti nelle infrastrutture, sviluppo del know-how, diversificazione dei fornitori e una collaborazione più strutturata tra tutti gli stakeholder.
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