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Credit Suisse lancia uno strumento per replicare e confrontare le performance degli asset finanziari di oltre 300 strutture. Ecco su cosa stanno puntando gli Sfo globali e cosa temono
Uno strumento per replicare e confrontare le performance degli asset finanziari di oltre 300 family office nelle aree Asia, Europa e Medio Oriente. È il Credit Suisse Single Family Office Index, appena lanciato dal gruppo svizzero con l’obiettivo di aiutare il lavoro dei professionisti alle prese con uno dei contesti di mercato più difficili di sempre tra inflazione, guerra e aumento dei tassi.
L’istituto elvetico ha infatti appena pubblicato l’Sfo Survey Report 2022, da cui emergono le principali problematiche che i family office devono affrontare e sui fattori alla base delle loro decisioni d’investimento. Ebbene, dall’indagine emerge proprio che per gli Sfo le due sfide principali consistono nell’implementare la giusta strategia d’investimento e nel raggiungere gli obiettivi di rendimento annuali. Nonostante il numero di nuove strutture sia aumentato significativamente negli ultimi anni, favorito da una forte crescita della ricchezza globale, per questi professionisti è però difficile trovare un benchmark che consenta di replicare e confrontare globalmente le performance.
Di qui la creazione dall’indice, basato su un database che riunisce più di 325 depositari e un gran numero di clienti finali attivi con oltre 300 Sfo suddivisi in tre gruppi di dimensioni diverse: piccoli (meno di 100 milioni di usd di patrimonio gestito), medi (fra 100 e 500 milioni) e grandi (oltre 500 milioni) distribuiti fra le regioni Asia Pacifico, Europa e Medio Oriente. In futuro l’obiettivo è di coprire le restanti aree geografiche e creare un indice di riferimento globale. “Due delle domande poste più di frequente dagli Sfo sono cosa stanno facendo gli altri Sfo e come. Crediamo che il Credit Suisse Sfo Index aiuterà gli Sfo di tutto il mondo a ottenere informazioni sulle asset allocation e sulle performance dei loro omologhi in base alla posizione geografica e alle dimensioni”, assicura Nannette Hechler-Fayd’herbe, responsabile di global economics & research del gruppo elvetico.
Il Credit Suisse Sfo Index
Dal 2020 i grandi Sfo hanno registrato performace maggiori dei colleghi piccoli e medi, con una crescita cumulativa degli asset del 15,8% al 29 luglio 2022, mentre quelli di medie dimensioni hanno aumentato i loro asset depositati dell’8,4% su base cumulativa. I ‘piccoli’ sono tornati ai loro livelli pre-pandemici su base di performance cumulativa, guadagnando l’1,7% complessivo nell’arco dello stesso periodo di 31 mesi, al 29 luglio 2022. Da inizio anno a fine luglio 2022 i Sfo hanno perso in media il 7,6% degli asset dei loro aventi diritto economico depositati presso le banche: le azioni quotate (-6,5%) sono state il principale detrattore di performance, mentre gli investimenti alternativi, fra cui le materie prime (+0,7%), hanno apportato il maggiore contributo alla performance.
Al 29 luglio 2022 l’asset allocation media degli asset depositati presso le banche nell’indice Sfo è costituita per il 47% da azioni, per il 29% da obbligazioni, per il 17% da investimenti alternativi e per il resto da soluzioni d’investimento multi-asset. I grandi Sfo detengono in generale un numero significativamente maggiore di azioni quotate (62%) rispetto ai piccoli (45%). Inoltre, i grandi hanno la tendenza a detenere meno investimenti alternativi in depositi bancari rispetto ai piccoli, in quanto in media detengono di più in investimenti diretti.
A causa delle loro maggiori allocazioni azionarie, da inizio anno al 29 luglio 2022 i grandi Sfo hanno registrato una performance inferiore rispetto a quelli piccoli e medi, ossia in controtendenza rispetto agli ultimi due anni, in cui avevano registrato performance migliori per il motivo opposto. A livello geografico, da inizio anno a oggi gli Sfo dell’Asia hanno ottenuto performance superiori rispetto ai loro omologhi europei e mediorientali.
“Con il loro obiettivo di garantire prosperità a lungo termine, molti Sfo stanno reagendo alle sfide odierne in modo analogo, ad esempio spostando la loro strategia d’investimento verso la conservazione più che verso la crescita della ricchezza, in un contesto economico in cui l’inflazione minaccia di erodere il valore – evidenzia Thomas Ang, responsabile globale di family office services di Credit Suisse -. L’indagine del 2022 ha inoltre indicato che gli Sfo devono ancora trovare una soluzione all’annosa sfida di gestire i conflitti generazionali: la preoccupazione principale dei manager è di trasferire agevolmente la ricchezza ai membri più giovani della famiglia, che potrebbero avere priorità e propensione al rischio diverse”.
Dal cambio generazionale ai mercati privati: le sfide future
Proprio su questo tema, il sondaggio ha rivelato che per oltre la metà degli Sfo (53%) è difficile includere la successiva generazione nel processo decisionale e nella gestione del trasferimento della ricchezza. Inoltre, un quarto (26%) ha indicato che i rapporti all’interno della famiglia rappresentano una sfida di business significativa. I membri più giovani della famiglia sono spesso orientati a idee e obiettivi ispirate a uno scopo, in particolare la sostenibilità, l’innovazione e la trasparenza. In alcuni casi, però, non hanno alcuna voce in capitolo (31%).
Trovare la giusta strategia d’investimento
Il 54% degli intervistati ha indicato la strategia d’investimento e l’asset allocation come una delle tre principali sfide, mentre il 47% il raggiungimento di obiettivi di rendimento annuali.
Le differenze regionali appaiono evidenti quando si tratta di capire chi prende le decisioni. In Asia il 61% ha dichiarato che le decisioni d’investimento vengono prese da determinati membri della famiglia, una percentuale che in Europa scende al 39%. Per contro, il 50% degli Sfo in Europa dichiara di avvalersi di comitati d’investimento strutturati, a fronte del solo 17% in Asia.
Accesso ai mercati privati
In media negli ultimi due anni ogni single family office intervistato ha riportato di essere stato coinvolto in sette transazioni private. Un tale forte interesse può derivare dal fatto che la ricchezza della famiglia proviene spesso da un’impresa familiare privata. Quando si tratta di individuare buoni affari, due terzi dichiarano di ricorrere alle conoscenze personali come fonte primaria e il 42% dichiara di utilizzare fondi di private equity o venture capital. Il momento da loro preferito per partecipare a un affare è la fase iniziale: il 68% indica una partecipazione a finanziamenti di serie A e B. I tre settori principali sono le tecnologie innovative (in particolare FinTech e BioTech), il settore informatico e quello immobiliare.
Sostenibilità e famiglia
Infine, i criteri Esg possono non esercitare ancora un’influenza determinante sulle strategie d’investimento degli Sfo: poco meno della metà degli intervistati (45%) dichiara di non destinare fondi a investimenti sostenibili. Le ragioni indicate sono che non fa parte della strategia della famiglia (23%), ha performance difficili da misurare (20%) e rendimenti più bassi (11%). Si citano anche il rischio così come la mancanza di opportunità e di prodotti d’investimento sostenibili. Tuttavia, gli Sfo più grandi e quelli dell’area Emea tendono a investire una buona parte del loro portafoglio in modo sostenibile.
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