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Con la fine del denaro facile, per le strutture singole è ora di ripensare l’asset allocation. Hedge fund, coperture azionarie e private markets le soluzioni preferite per gestire rischio e rendimento. Con un occhio all’impatto. Il report di Mercer
Archiviata da tempo la stagione dei tassi zero e con le banche centrali che sembrano giunte alla fine del mini-ciclo di tagli inaugurato un anno fa, i single family office sono chiamati a ripensare l’asset allocation. È questo il messaggio che emerge dall’ultimo report targato Mercer, dal quale si ricava la fotografia di un settore alle prese con maggiore frammentazione macro e rendimenti di mercato meno facili del passato. Uno scenario che impone meno beta di mercato, più selezione attiva per generare alpha decorrelato, gestione del rischio e capacità di muoversi anche nelle nicchie illiquide.
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Hedge fund: da diversificatori a motori di rendimento
Il primo pilastro indicato da Mercer riguarda il rinnovato ruolo degli hedge fund in un contesto ‛higher for longer’. La fine della stagione dei tassi zero ha infatti riportato dispersione, volatilità e stress sulle strutture di capitale, creando condizioni più favorevoli per strategie di security selection o event driven e distressed. In particolare, l’aumento delle divergenze tra vincitori e vinti sui mercati azionari e del credito rende più interessanti le strategie long-short, mentre l’allargamento degli spread e l’allungamento dei tempi di esecuzione delle operazioni riaprono spazi per l’event driven. Allo stesso tempo, sottolinea il report della società di consulenza, il rialzo del costo del capitale sta alimentando nuove opportunità nel distressed investing mentre il contesto geopolitico e di policy sempre più asimmetrico sta rendendo nuovamente centrali le strategie macro e di volatilità come strumenti di copertura. Per i family office, l’indicazione che ne deriva è quindi quella di costruire esposizioni multi-strategy con un’attenta selezione dei manager, privilegiando un equilibrio tra obiettivi di rendimento e profili di liquidità.
Copertura azionaria: proteggere senza smontare il portafoglio
Il secondo ambito chiave che il paper evidenzia riguarda l’equity hedging. Gli esperti di Mercer ritengono infatti che in portafogli fortemente esposti ad asset illiquidi, come private equity e real asset, la gestione del rischio sulle componenti quotate diventi uno strumento tattico per contenere i drawdown senza ricorrere a disinvestimenti forzati. Secondo la società di consulenza, strategie di copertura costruite con attenzione al costo possono quindi consentire di preservare il capitale anche dopo forti fasi rialziste così come di mitigare l’impatto delle correzioni dei mercati azionari e di mantenere flessibilità tattica in presenza di un outlook macro più incerto.
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Impact investing: da nicchia a leva strutturale di crescita
Il report sottolinea anche come l’impact investing nei private markets stia evolvendo da segmento prevalentemente valoriale a vera e propria area di crescita strutturale per i single family office globali. Transizione energetica, infrastrutture sostenibili, sanità e sistemi alimentari vengono infatti considerati sempre più come bacini di investimento con fabbisogni di capitale elevati e orizzonti di lungo periodo, coerenti quindi con quella logica multigenerazionale che ben si adatta a gestire i patrimoni familiari. Secondo Mercer, l’integrazione di questa filosofia come componente strategica del portafoglio consente quindi di coniugare gli obiettivi di rendimento alla diversificazione e all’allineamento valoriale. Uno sforzo che però, viene precisato, può rivelarsi efficace solo a condizione di utilizzare framework robusti per la misurazione dell’impatto e di processi rigorosi nella selezione dei gestori.
Secondari nel private equity: leva su liquidità e valutazioni
È però nel mercato dei secondari del private equity che viene individuata una delle leve più interessanti per gestire il trade-off tra rendimento e liquidità. E la premessa alla base del ragionamento è piuttosto chiara: il rallentamento delle exit e delle distribuzioni ha rafforzato l’interesse per operazioni LP-led e GP-led, inclusi i continuation vehicle, che permettono di accedere a asset già maturi e spesso a valutazioni più interessanti rispetto al primario. Per i family office, questo segmento non può quindi che rappresentare uno strumento utile ad attenuare l’effetto J-curve e perseguire altri risultati: da ridurre il blind pool risk ad accedere a portafogli con track record consolidato fino, talvolta, a entrare a sconto rispetto ai valori teorici di portafoglio.
Un cambio di paradigma per i portafogli familiari
Il filo conduttore del report è dunque chiaro: nell’era post-tassi zero, la costruzione dei portafogli dei single family office richiede maggiore attivismo, competenze nella selezione dei gestori e una gestione integrata di sia della liquidità sia del rischio. In un contesto di rendimenti più selettivi e mercati meno sincronizzati, la capacità di combinare hedge fund, coperture azionarie, private markets tematici e secondari diventa allora un fattore competitivo nella preservazione e crescita del patrimonio di lungo periodo.
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