Poche IPO, performance selettive e investimenti senza precedenti rafforzano le convinzioni della casa sulla forza del trend. Ma attenzione a concentrazione ed eccesso di euforia. Il fund manager Wick: “Dalla selezione al focus sulle infrastrutture, ecco come costruire un posizione”
Paul Wick, gestore del fondo Threadneedle (Lux) Global Technology
L’intelligenza artificiale continua a catalizzare capitali e attenzione, sollevando un interrogativo inevitabile: siamo di fronte a una nuova bolla tecnologica? L’ultimo a tentare di dare una risposta è stato Jeffrey Gundlach, amministratore delegato di DoubleLine Capital, messo in guardia dalle valutazioni fuori scala dei principali titoli di settore e invitato a modificare la composizione di portafoglio in vista una correzione stile DotCom. Non tutti gli investitori nutrono però questi timori, come dimostrato dalle tante voci che invece si sono schiarate a difesa del trend, sottolineando l’enorme impatto che avrà sull’economia reale e la mole di capitali di cui ha beneficiato finora. Tra questi c’è anche Paul Wick, gestore del fondo CT (Lux) Global Technology di Columbia Threadneedle Investments, secondo cui il parallelismo con i primi anni Duemila va maneggiato con cautela. Una view, quella dell’esperto, che pone attenzione al tema della concentrazione e individua le infrastrutture quale segmento chiave per gli investimenti nel settore.
“Ci sono differenze significative tra ciò che abbiamo visto nel 2000 e l’attuale ciclo dell’AI”, afferma Wick. E la prima riguarda proprio la struttura del mercato. Secondo il fund manager, l’euforia per gli algoritmi non si è infatti tradotta in un’ondata di quotazioni, anche perché le IPO del 2025 sono rimaste complessivamente modeste: “Le nuove emissioni sono state poche e solo alcune hanno ottenuto buoni risultati” osserva, ricordando come nel 2000 l’impennata dei collocamenti fosse uno dei segnali più evidenti dell’eccesso speculativo, mentre oggi la partecipazione del mercato è più selettiva e meno uniforme. Una seconda differenza cruciale riguarda la dispersione delle performance, nel senso che il rally non ha premiato indistintamente tutte le società del settore. “Se escludiamo alcuni casi di grande successo”, ha spiegato, “possiamo dividere il resto del comparto in vincitori e vinti”. Ad aver espresso i risultati migliori sono state in particolare le società di semiconduttori e reti mentre segmenti come automotive e elettronica oppure industria e wireless sono rimasti pressoché piatti.
Una corsa agli investimenti senza precedenti
Un altro motivo per cui a Wick lo scenario attuale non sembra coincidere con una bolla classica, è il ritmo senza precedenti con cui proseguono gli investimenti. Basti pensare che, solo negli Stati Uniti, la spesa per i data center cloud da parte dei Big Tech dovrebbe registrare un aumento del 64% annuo e superare così i 415 miliardi di dollari. Un’accelerazione che il gestore, così come gli altri addetti ai lavori, monitora con attenzione. L’esperto sottolinea però anche l’emergere di dinamiche complesse nei rapporti tra i maggiori player del settore. “Abbiamo iniziato a vedere transazioni circolari” afferma, citando nello specifico il caso Nvidia–OpenAI–Oracle: la società guidata da Jen-Hsun Huang prevede infatti investimenti in OpenAI, che a sua volta mette denaro nei data center Oracle, che a sua volta potrebbe acquistare sistemi GPU proprio dal colosso dei chip Nvidia. Un intreccio che “solleva interrogativi e rende difficile valutare correttamente i ricavi”.
Anche la capitalizzazione dell’S&P 500 fotografa il peso crescente del settore: circa 16.500 miliardi di dollari al 31 dicembre 2024, superiore alla somma dei servizi di comunicazione e di quelli finanziari. Un dominio ribadito perfino nei fondi large cap growth, dove la tecnologia pesa in media circa il 43% mentre le prime otto società dell’indice Russell 1000 Growth (le Magnifiche 7 più Broadcom) rappresentano circa il 58%. “Gli asset teck sono fortemente concentrati nei benchmark” sottolinea Wick, che invita a non diluire l’esposizione all’interno di categorie troppo ampie: “Il settore merita una propria allocazione dedicata oltre al supporto di un gestore specializzato”. E anche nell’ipotesi in cui la crescita dell’AI risultasse inferiore alle aspettative, il fund manager di Columbia Threadneedle Investments è convinto che l’infrastruttura resti un punto di accesso solido. “Nulla potrà sconvolgere gli investimenti in datacenter o reti per diverso tempo” ribadisce. Tra i nomi citati con convinzione figurano Lam Research, Applied Materials e Teradyne nel settore delle apparecchiature per semiconduttori. Nel segmento dei processori AI è invece Broadcom che continua a guidare il gruppo ASIC, con clienti quali Google e Meta o la stessa OpenAI.
La strategia del fondo
Una view, quella di Paul Wick, che non poteva evitare di trovare incarnazione in un fondo dedicato al tema: il CT (Lux) Global Technology. Come spiegato dal gestore, il comparto ha l’obiettivo di individuare aziende sottovalutate ma con prospettive di crescita durevole. Il focus settoriale è spiccatamente orientato all’information technology: semiconduttori, informatica, archiviazione dati, networking, software e internet rappresentano il nucleo del portafoglio mentre media e telecom o anche medicale hanno un ruolo marginale. Dal punto di vista dimensionale, il fondo spazia dalle small cap alle mega cap ma concentra una parte significativa su società dai 2 ai 30 miliardi di dollari. Si tratta, spiega l’esperto, di aziende “meno rischiose ma con maggiori potenzialità di crescita e valutazioni spesso meno efficienti”. La selezione si basa su tre pilastri: contesto aziendale, profilo finanziario e solidità organizzativa. Da qui la predilezione per prodotti innovativi, barriere all’ingresso forti, margini in espansione e solidi flussi di cassa.
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
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Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
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Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Con rendimenti vicini al 6% e default attesi in calo, Columbia Threadneedle vede valore nel credito speculativo del Vecchio Continente. Ma in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche e spread compressi, la selettività resta decisiva e le strategie a breve offrono una protezione aggiuntiva contro la volatilità
Per l’ad di Payden&Rygel Italia, Fed e BCE si muoveranno a velocità diverse. Ma rendimenti più alti, dislocazioni sulla curva, cartolarizzati ed emergenti aprono spazi interessanti per chi sa costruire portafogli su misura
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