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Il Ceo di Gestio Alternative guarda al prossimo anno con prudenza, ricordando che i periodi di incertezza economica e caratterizzati da tassi in rialzo non siano i più propizi per gli investimenti dei clienti high net worth nei mercati private
La gestione passiva sarà favorita dai mercati nel 2023, assieme alla predilezione da parte degli investitori dei private asset. I mercati privati forniranno un rifugio sicuro in caso di recessione. Ad affermarlo è l’Institutional Investors Survey di Natixis Im. Di cosa aspettarci nel 2023 per il comparto ne abbiamo parlato con Ennio Vitullo, Ceo di Gestio Alternative, piattaforma professionale per investimenti in private capital, lanciata da Gestio Capital lo scorso luglio 2022 e che mira a chiudere un first closing da 30 milioni.

Ennio Vitullo, Ceo di Gestio Alternative
La piattaforma Gestio Alternative si basa su tre distinte strategie: Special Situations (crisi aziendale), Real Estate (immobiliare) e Secondary Private Equity (società non quotate). Che peso ha ognuna di esse all’interno della vostra attività? Che evidenze avete da parte degli investitori? Verso quale delle tre si orientano maggiormente?
La Secondary Private Equity risulta essere la strategia più marginale tra le tre. Si tratta di una dote che abbiamo ereditato da Gestio Capital. Nel concreto, rileviamo sul mercato ticket molto piccoli di operazioni molto grandi, tipo Space X, Revolut, ecc. Le intercettiamo e le proponiamo ai clienti high net worth individuals, che non hanno accesso diretto a questo tipo di prodotti. Un’attività di brokerage puro.
Le più rilevanti sono senza dubbio le special situations e il real estate. Il nostro approccio è un po’ particolare perché non siamo degli operatori puri. Preferiamo operazioni complesse su cui creare valore nella gestione del processo (i.e. della complessità) e che consentono di definire all’interno delle operazioni delle condition precedent per abbattere quanto più possibile il rischio delle operazioni (ad es. prevendita degli attivi, acquisto subordinatamente alla definizione di aspetti di natura legale e/o amministrativa, ecc.).
Si tratta di opportunità originate e strutturate da Gestio Alternative e sulle quali Gestio investe direttamente insieme ai suoi partner. Ogni volta lavoriamo creando dei club deal appositi. Lavorando molto con soggetti privati e non con soggetti istituzionali. Trattandosi di operazioni taylor made, le differenze in termini di asset allocation non sono così marcate.
Come si caratterizza la vostra presenza sul mercato?
Il mercato del private capital in Italia non è così sviluppato, ci sono diverse asimmetrie ed inefficienze da poter sfruttare. Grazie al nostro posizionamento abbiamo accesso a tutta una serie di opportunità che i grandi fondi internazionali non guardano e che sono difficili da aggredire per gli operatori nazionali (troppo piccole per i fondi internazionali e troppo grandi o complesse per operatori nazionali).
Gestio Capital strizza l’occhio anche agli asset digitali, nello specifico agli Nft. Qual è la vostra posizione in relazione agli asset digitali, visto il graduale seppur timido avvicinamento dell’industria al comparto?
Credo non si tratti di chiedersi se avverrà una totale apertura dell’asset management verso il tema degli asset digitali, ma quando avverrà. A mio avviso si tratta di un macro trend che è presente da diversi anni nel settore e che occuperà senza dubbio l’attenzione degli investitori e dei gestori nei prossimi. Il vero tema di interesse per il comparto è legato alla possibilità di frazionare (rendendo più accessibili gli investimenti), tokenizzare, quindi digitalizzare gli asset finanziari. In America il trend è già più vivace. Infatti, le differenze vere tra Usa e Europa sono prevalentemente di natura regolamentare su questo fronte. Infine, posso affermare che guardiamo agli asset digitali come un’area da presidiare attendendo tempi più maturi per il Vecchio Continente.
Qual è la sua previsione per l’asset allocation del prossimo anno? Gli alternativi avranno secondo lei un posto più preponderante all’interno dei portafogli degli investitori italiani?
Bisogna fare un distinguo. Mentre l’allocazione degli investitori istituzionali sui mercati privati è destinata ad aumentare abbastanza velocemente, sul mercato retail, quello dei high net worth Individuals, a cui ci rivolgiamo noi, i tempi sono un po’ più lunghi e l’incertezza in termini di tassi e incertezza economica, non aiuta. Paradossalmente per noi diventa più semplice raccogliere in periodi di crescita elevata piuttosto che in periodi di incertezza e di tassi al rialzo. Nel 2023 ci aspettiamo non un completo rallentamento, ma sicuramente una crescita più lenta in termini di allocazione verso il comparto alternativo da parte della platea a cui ci rivolgiamo.
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