Data center, elettrificazione e reshoring accelerano la trasformazione del sistema energetico globale. E per Xavier Chollet, gestore del fondo Clean Energy Transition di Pictet Asset Management, le opportunità non mancano. Ecco come e dove coglierle
Xavier Chollet, gestore del fondo Clean Energy Transition di Pictet AM
La transizione energetica entra in una nuova fase di accelerazione, trainata non solo dalla crescente domanda globale di elettricità e dal ritorno delle politiche industriali ma anche dal boom dell’intelligenza artificiale. Uno scenario che promettere di rendere le fonti rinnovabili sempre più centrali negli investimenti di lungo periodo degli asset manager. Lo sa bene Xavier Chollet, gestore di Pictet Asset Management, che proprio su questo trend incentra ogni giorno le strategie del suo fondo Clean Energy Transition. La redazione di FocusRisparmio lo ha raggiunto per capire a che punto sia il percorso di trasformazione dei sistemi produttivi e quali segmenti della catena del valore offrono oggi le migliori opportunità. Non senza un focus sulle caratteristiche di uno dei comparti più noti tra quelli esposti a questo tema.
A che punto siamo nella traiettoria della transizione energetica e degli investimenti che vi ruotano attorno? Le ultime vicende internazionali, a partire dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, hanno cambiato qualcosa?
Stiamo vivendo una fase di accelerazione straordinaria e irreversibile. Negli Stati Uniti, la domanda di elettricità sta crescendo ad un ritmo quattro volte superiore rispetto alla media degli ultimi 25 anni. Un incremento che è alimentato principalmente da tre dinamiche: la rapida espansione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale, l’avanzare dell’elettrificazione nei trasporti e il ritorno di attività manifatturiere chiave. Queste trasformazioni strutturali stanno modificando profondamente sia le strategie di investimento sia le scelte operative delle società energetiche. Oggi, mentre la convenienza delle fonti rinnovabili rimane solida anche in contesti politici meno favorevoli, le grandi realtà tecnologiche e il comparto industriale richiedono volumi di energia sempre maggiori.
Come si traduce questo scenario nella costruzione del portafoglio del vostro fondo? Quali temi sono core e quali più tattici?
La nostra strategia Pictet-Clean Energy Transition è esposta a diversi trend. Troviamo il tema dell’intelligenza artificiale e della costruzione di nuovi data center per l’AI, ad esempio, anche in relazione all’aspetto di una loro maggior efficienza energetica nel campo delle tecnologie per il raffreddamento o in altri ambiti. Siamo poi esposti alla progressiva elettrificazione del settore automotive e al reshoring di capacità manifatturiere strategiche negli Stati Uniti e in Europa.
Quali segmenti della catena del valore delle rinnovabili oggi offrono il miglior profilo rischio-rendimento? In generale, dove vede maggiori opportunità?
Solare ed eolico risultano particolarmente interessanti grazie ai costi più bassi e al rapido time-to-market ma, nella nostra strategia dedicata, preferiamo concentrarci su queste fonti nel segmento utility piuttosto che nel residenziale poiché presenta costi più elevati e richiede ancora in larga parte sussidi. Riteniamo invece che le rinnovabili su scala utility cresceranno in modo significativo nei prossimi anni, alla luce dei fattori strutturali di cui sopra. Anche lo stoccaggio tramite batterie è destinato a crescere, poiché viene sempre più spesso integrato con le rinnovabili (ad esempio per immagazzinare l’energia solare prodotta di giorno e utilizzarla di notte). Le centrali a gas naturale continueranno poi a crescere come affiancamento e complemento a eolico e affini, soprattutto negli Stati Uniti, grazie ai bassi prezzi del gas. Infine, nonostante l’attenzione mediatica, non riteniamo che il nucleare diventerà una fonte rilevante di elettricità: i lunghi tempi di realizzazione e soprattutto dei costi molto elevati restano ostacoli difficilmente sormontabili. Il nuovo nucleare sarebbe di fatto una decisione politica, che richiederebbe sussidi per essere economicamente sostenibile e, di conseguenza, rappresenta per noi una proposta poco attraente.
Come il tema della transizione energetica si intreccia con quello dell’intelligenza artificiale? Si tratta di un legame che, alla luce dei timori di rischio bolla sul titoli tech, pone anche dei rischi oltreché delle opportunità? In che misura la transizione energetica legata all’AI può rappresentare un nuovo “superciclo” di investimenti infrastrutturali?
Il boom dell’AI comporterà un fabbisogno di elettricità molto più elevato in tutti i continenti, Europa inclusa. Detto questo, nei prossimi anni ci aspettiamo che l’accelerazione più marcata della crescita avvenga negli Stati Uniti, dove verranno costruiti più data center da parte di aziende come Google, Meta, Amazon e Microsoft. Negli USA riteniamo che le energie rinnovabili saranno tra i principali beneficiari, poiché l’energia eolica e solare rappresentano nella maggior parte dei casi il modo più economico per produrre elettricità, oltre ad offrire il time-to-market più rapido. Chi pianifica oggi la costruzione di un nuovo data center, infatti, deve assicurarsi l’accesso all’elettricità necessaria per alimentarlo. Consideriamo pure che una nuova centrale nucleare richiede almeno 10 anni per entrare in funzione; per una centrale a gas naturale, a causa di una forte carenza di turbine a gas, l’avvio della produzione non avverrebbe prima del 2030; per un nuovo impianto solare, invece, sono sufficienti circa 12 mesi, mentre per un nuovo impianto eolico onshore servono circa due anni. Le rinnovabili rappresentano quindi la via più rapida per aumentare la capacità elettrica prima del 2030, con costi significativamente inferiori. Allo stesso tempo, proprio l’accesso all’elettricità in futuro potrebbe gravare sulla crescita dell’AI, con due conseguenze principali: sarà necessario produrre molta più elettricità e ci sarà un’attenzione senza precedenti all’efficienza energetica nel mondo dell’AI, in particolare nelle soluzioni di semiconduttori, ma anche in nuove tecnologie per il raffreddamento dei chip e dei data center nel loro complesso. Per fare un esempio concreto, un data center di nuova generazione dedicato all’AI che entrerà in funzione nel 2027 potrebbe ospitare un cluster di 1 milione di GPU Nvidia collegate tra loro come un unico grande cervello (le GPU sono i processori per l’AI), con un fabbisogno di circa 2 GW di elettricità. Fabbisogno che equivale alla produzione di due centrali nucleari, interamente dedicate ad alimentare solo i chip Nvidia, senza nemmeno considerare l’energia necessaria per il raffreddamento del data center stesso.
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