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Secondo il manager, le nuove architetture di distribuzione giocheranno un ruolo chiave nel riportare il retail italiano sui fondi esteri. Target maturity, soluzioni multi-asset a ingresso graduale e mercati privati i driver della raccolta futura. Ma sui processi interni la rivoluzione si chiama IA
Dopo la battuta d’arresto del 2024, l’interesse degli investitori retail italiani per i fondi esteri ha ricominciato a crescere e il 2026 potrebbe segnare un ulteriore punto di svolta. Tra prodotti target maturity, soluzioni multi-asset a ingresso graduale e una progressiva democratizzazione dei mercati privati, il modello di distribuzione è destinato a evolvere rapidamente. In questo contesto, secondo Silvano Viotti, head of Fund Groups Southern Europe & EEC di Allfunds, le piattaforme di distribuzione e i soggetti incaricati dei pagamenti (SIP) sono chiamati a svolgere un ruolo sempre più strategico, spinti dall’uso dei dati, dall’intelligenza artificiale e dalle applicazioni della blockchain.

Rispetto alla fotografia scattata l’anno scorso, l’ultimo Osservatorio sottoscrittori di Assogestioni mostra che l’incidenza dei prodotti esteri sul totale dei fondi distribuiti al pubblico retail in Italia è andata incontro a un certo stallo. Come interpreta questo dato?
Il 2024 è stato una parentesi peculiare per l’Industria, quindi fa testo solo in parte. I dati degli ultimi due trimestri di quello stesso anno e quelli dei primi tre trimestri del 2025 confermano infatti già una ripresa di interesse per i prodotti esteri, con una sola battuta d’arresto nel periodo compreso tra aprile e giugno. Penso che questo andamento dipenda da due elementi: il focus sui fondi target maturity di diritto italiano da parte delle società di gestione a distribuzione concentrata e la circostanza che alcuni importanti attori dell’industria, pur avendo riscontrato vendite nette molto positive su fondi esteri, non aderiscono all’osservatorio.
Complice il quadro macro e le dinamiche geopolitiche, cosa si aspetta dal 2026? Quali saranno i driver della raccolta per i fondi esteri?
La raccolta si concentrerà ancora sui fondi target maturity e su quelli a distribuzione concentrata con mandato di gestione in delega. Riscontriamo inoltre un incremento di richieste di inserimento in piattaforma di veicoli step-in, che si contraddistinguono per una strategia multi‑asset con ingresso graduale nelle componenti più rischiose e abbinano stabilità dei flussi di cassa a un orizzonte di investimento definito. Queste caratteristiche dovrebbero consentire all’investitore retail italiano, tipicamente più prudente della media, di avvicinarsi a classi di attivo più rischiose. Infine, mi aspetto flussi netti positivi anche dai comparti alternativi che investono nei mercati privati.
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Quali trend vede, invece, su un orizzonte di medio-lungo periodo?
Complice l’iniziativa della Savings and Investment Union (SIU), credo che finalmente vedremo incrementare gli investimenti dei cittadini italiani nei mercati dei capitali. L’obiettivo dichiarato della Commissione europea è infatti quello di consentire loro di ottenere maggiori rendimenti rispetto ai depositi, che nel nostro Paese continuano ad essere particolarmente elevati se comparati agli altri. Esso potrà essere raggiunto laddove il Governo e l’Industria del risparmio gestito accoglieranno la raccomandazione di Bruxelles e introdurranno i saving investment account, replicando così il successo inizialmente avuto dai PIR. Uno sforzo che dovrà coinvolgere anche i SIP e il cui successo dipenderà da un mix di interventi normativi: trattamento fiscale favorevole, introduzione di commissioni contenute e minimi di accesso molto bassi. Infine, merita di essere menzionata la democratizzazione dei mercati privati: oggi abbiamo nella nostra piattaforma oltre 25 ELTIF sottoscrivibili e contiamo di attivarne altrettanti in corso d’anno, ma molti sono ancora accessibili solo alla clientela upper-affluent o affluent. Nel medio lungo termine ci aspettiamo che anche questi prodotti possano divenire una componente di portafogli ben diversificati degli investitori al dettaglio, dove però la componente azionaria inizi ad essere già rilevante).
Come evolverà il modello di servizio SIP e in che modo state agendo per interpretare tali cambiamenti?
La nuova frontiera penso sia legata ai big data e alla capacità di sviluppare servizi a valore aggiunto per le società di gestione e i distributori. Nel nostro ruolo di distributore primario, abbiamo interpretato questo passaggio con lo sviluppo di Allfunds Navigator: si tratta di uno strumento che consente agli asset manager di analizzare per classe o sottoclasse di investimento e per area geografica il proprio posizionamento strategico e tattico nei diversi segmenti in cui operano o intendono operare.
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Qual è oggi il peso delle piattaforme di distribuzione?
È diventato centrale. Le piattaforme sono il punto di contatto privilegiato tra produttori di soluzioni e distributori, grazie alla digitalizzazione dei processi ma anche alla crescente complessità normativa e alla centralità dei dati. Nel primo semestre del 2025 circa il 50% dei nuovi clienti di Allfunds ha scelto di esternalizzare a noi l’operatività in fondi, un segnale chiaro di questa tendenza.
Che impatto avranno intelligenza artificiale e DLT sull’industria?
La DLT apre diverse opportunità, a partire dalla tokenizzazione dei fondi. Per questo abbiamo creato Allfunds Blockchain e collaboriamo con primarie istituzioni finanziarie in un ecosistema regolamentato. In Italia è già operativa FAST, una soluzione basata su DLT che rende più rapidi e trasparenti i trasferimenti di quote di OICR esteri in caso di cambio collocatore. Stiamo ora integrando anche l’intelligenza artificiale per aumentare ulteriormente l’efficienza dei processi.
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Come inquadra invece il risiko in corso nel settore? Sarà fonte di opportunità per il vostro segmento e anche di rischi?
Entrambi. Le operazioni di M&A possono determinare lo spostamento di masse importanti da un operatore all’altro senza che vi siano logiche commerciale alla base della decisone. Queste scelte sono determinate principalmente dalla definizione della soluzione migliore ai fini di velocizzare l’integrazione e di conseguire sinergie.
Quali sono le priorità strategiche di Allfunds, in particolare per l’Italia?
Vogliamo consolidare la presenza nei mercati chiave e crescere sia nel core business – fondi comuni, fondi alternativi e passivi – sia nei servizi a valore aggiunto. L’Italia è il nostro primo mercato per patrimonio intermediato e numero di clienti. L’ambizione è replicare anche negli ETF e negli alternativi il percorso di successo costruito negli ultimi 25 anni nel segmento UCITS.
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State esplorando tecnologie come blockchain o smart contract per rendere più efficiente la funzione di pagamento e regolamento?
Allfunds Blockchain guida lo sviluppo e l’adozione di queste tecnologie con un focus su efficienza operativa, sicurezza e modernizzazione delle infrastrutture di mercato. Partecipiamo a gruppi di lavoro con la BCE sul tema delle CBDC e sul loro impatto su pagamenti, regolamento e post-trade. Stiamo inoltre collaborando con diverse istituzioni per testare nuovi modelli di distribuzione, esecuzione e regolamento in tempo reale, che potrebbero contribuire a definire i futuri standard di mercato.
È ipotizzabile un ampliamento dei servizi SIP verso il wealth management o il post-trade analytics?
Più che di ampliamento, parlerei di una digitalizzazione del servizio per migliorare l’esperienza del cliente. Con la piattaforma CID abbiamo digitalizzato processi come DDQ, onboarding, attivazione fondi e comunicazioni massive. In prospettiva, l’IA potrà supportare anche il post-trade analytics, sebbene il percorso sia ancora in fase iniziale.
Come incidono frammentazione geopolitica e disallineamento regolamentare sul modello di servizio del SIP? L’Europa può essere “standard setter”?
Il SIP è una figura tipicamente italiana, con un ruolo nazionale ma pienamente coerente con il quadro normativo europeo. La frammentazione geopolitica incide meno sulla definizione del ruolo e più sulle modalità operative, in particolare su compliance, cybersecurity e data governance, in un contesto normativo sempre più eterogeneo. L’Europa può svolgere un ruolo chiave: normative come CBFD, PSD2, GDPR e DORA hanno creato best practice che influenzano direttamente l’operatività dei SIP. Inoltre, l’UE guida il dibattito su settlement in moneta di banca centrale, tokenizzazione e standard di sicurezza. L’esperienza italiana potrebbe infine essere replicata anche in altre giurisdizioni europee ed extra-UE.
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