Innovazione tecnologica e shift della domanda impongono una riflessione sul tipo di servizio offerto dalle case di gestione. Le soluzioni di Minio-Paluello per l’asset manager londinese
Carolina Minio-Paluello, global head of product, solutions & quant di Schroders
Un futuro verso i fondi “personalizzati” d’investimento. Così Carolina Minio-Paluello, global head of product, solutions & quant di Schroders, immagina la direzione verso cui la casa di gestione londinese si dovrà muovere per anticipare nuovi bisogni.
L’innovazione tecnologica e la richiesta di maggior personalizzazione da parte dei clienti imporranno al settore un cambio di marcia che andrà a colpire – dice la manager di Schroders a FocusRisparmio – sia la tradizionale offerta di prodotti d’investimento, che quella di servizi e infrastrutture per rendere la vita più semplice ad intermediari e investitori finali.
E la sostenibilità altro non è che la miccia che può far partire questa rivoluzione.
Si parla sempre più di sostenibilità nell’offerta di prodotti d’investimento. Qual è la visione di Schroders?
Nell’industria è aumentata la sensibilità dei clienti – gli asset owner – verso la sostenibilità delle loro scelte d’investimento, intesa non solo in termini finanziari ma anche sociali ed ambientali. Questo più che un trend è una vera e propria convinzione che noi in Schroders abbiamo. Ecco perché, come asset manager da sempre attento alle richieste che vengono dal mercato e dai nostri investitori, percorreremo una strada che non considera più solo le due tradizionali dimensioni tipiche di questa industria, vale a dire rischio e rendimento, ma le affianca a una terza dimensione, quella dell’impatto dei rischi e degli obiettivi non finanziari, o Esg.
In una recente conferenza avete parlato di maggior personalizzazione del servizio. Cosa significa per Schroders?
Sì, nella nostra visione questa strategia si mette in pratica con un maggior engagement con il cliente attraverso un rapporto ancora più diretto con intermediari, banche private e reti di consulenti finanziari. Per far questo ci stiamo muovendo su due binari paralleli: il primo è lo sviluppo di prodotti e servizi a maggior personalizzazione con minimi di ingresso più bassi e obiettivi d’impatto chiari e condivisi dal cliente; il secondo è la creazione di un’infrastruttura digitale di tools a supporto di gestori e consulenti nella gestione degli asset del cliente.
Come si traduce nel rapporto con il cliente?
Per prima cosa significa essere più agili nel lanciare nuovi prodotti. Dobbiamo sempre avere in mente il classico trade-off fra personalizzazione e costo, per questo oltre a costruire dei fondi tematici che abbiano incorporati gli Impact Goal più richiesti, pensiamo anche a dei separate accounts e prodotti in sub-advisory con minimi più bassi e gestione su misura. È un trend già molto sviluppato negli Usa, dove da diversi anni hanno preso piede, per esempio, gli Etf a gestione attiva. In futuro potrebbero svilupparsi anche piattaforme basate su Blockchain dove un cliente costruisce il proprio portafoglio con minimi d’ingresso ridotti.
E per quanto riguarda le soluzioni tecnologiche?
La prima è SustainEx. È uno strumento di analisi rivolto ai nostri gestori che permette di quantificare in termini monetari l’impatto di un’azienda dal punto di vista ambientale e sociale. È stato premiato come prodotto più innovativo agli Esg Investment Awards 2021. Il secondo tool proprietario su cui puntiamo è ThemEx, che ci rende partner ancora più rilevanti per i nostri distributori attraverso l’allineamento degli obiettivi di rendimento con i valori dei clienti. È questo il percorso di personalizzazione verso cui l’industria dovrà tendere in futuro. In Schroders la vediamo esattamente come un processo di co-creazione che coinvolge produttore, distributore e cliente finale.
Dall’ultimo Sustainable Investment Report emerge anche una forte rilevanza dell’attività di engagement con le società in cui investite. Su quali settori vi siete concentrati nel 2020?
È un impegno trasversale che ci impegna su tutti i fronti e in tutti i settori nei quali siamo investiti. I due assi principali su cui incardiniamo il rapporto con le società sono cambiamento climatico e inclusione. Queste sono le due direttrici su cui si sviluppa il nostro lavoro sulla dimensione d’impatto che citavamo all’inizio dell’intervista. A livello di settori un focus specifico è orientato al settore finanziario, dove poniamo sempre domande specifiche alle banche in relazione ai loro finanziamenti del comparto fossil&fuel, che vediamo come un potenziale rischio reputazionale oltre che ambientale.
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