Dai Magnifici Sette al ritorno del value, il 2025 ha visto cicli azionari compatti e rapidi cambi di direzione. Secondo Amadeo Alentorn, head of Systematic Equity della casa, con l’aumento della correlazione serve ripensare l’asset allocation e lasciar spazio a strategie orientate alla generazione di alpha
Amadeo Alentorn, head of Systematic Equities di Jupiter AM
Volatilità elevata, rotazioni di stile sempre più rapide e un ciclo compresso in pochi trimestri stanno mettendo alla prova le certezze degli investitori. Dopo il rally dei grandi tecnologici, i mercati azionari hanno infatti mostrato la capacità di cambiare direzione in tempi estremamente ridotti. In un simile scenario, l’asticella della sfida si sposta sempre più dal prevedere la prossima rotazione al cercare di costruire portafogli in grado di attraversarla. È da questa lettura che muove la view di Amadeo Alentorn, head of Systematic Equities di Jupiter AM, secondo cui l’aumento della correlazione tra classi di attivo tradizionali impone un ripensamento profondo dell’asset allocation e apre lo spazio a strategie market neutral orientate alla generazione di alpha.
La sequenza degli eventi è stata emblematica del cambio di paradigma per gli investitori. Dopo la forte performance dei big tech statunitensi nel secondo semestre 2024, ad esempio, a fine anno è arrivata una brusca inversione. “I Magnifici Sette sono stati venduti a dicembre 2024, aprendo la strada a un deciso rimbalzo dei titoli value”, ricorda Alentorn a proposito. Nel 2025, a complicare ulteriormente il quadro è invece intervenuto il fattore politico: l’annuncio dei dazi statunitensi il 2 aprile ha cioè innescato una correzione dei mercati azionari, seguita però da un rapido recupero dopo la sospensione delle misure. In estate, un’ulteriore rotazione ha visto il passaggio dai titoli quality a quelli value in parallelo a una fase di forte interesse speculativo sui meme stock.
Come affrontare rotazioni sempre più rapide
In un contesto di questo tipo, per Alentorn diventa essenziale abbandonare approcci statici. “È fondamentale adottare una ponderazione dinamica tra diversi stili d’investimento”, spiega, “tenendo conto sia del sentiment di breve periodo sia dei segnali di prezzo”. Ma non basta. La costruzione del portafoglio deve puntare anche a una diversificazione più profonda rispetto ai mercati azionari tradizionali, soprattutto alla luce dei limiti emersi negli ultimi anni. E se questo risultato è stato tradizionalmente ottenuto grazie alla combinazione di azioni e obbligazioni, l’esperto di Jupiter AM si dice convinto che lo schema mostri oggi tutte le sue fragilità. “Negli ultimi anni la correlazione è aumentata”, avverte, “riducendo o addirittura annullando i benefici di un’allocazione bilanciata”. Un’affermazione confermata dai dati storici, che mostrano come il portafoglio 60-40 non sia riuscito a proteggere gli investitori in circa un anno su cinque.
Ecco allora che la casa e il gestore volgono lo sguardo alle strategie azionarie market neutral. “Un approccio di questo tipo può offrire bassa correlazione sia con le azioni sia con le obbligazioni”, spiega Alentorn, che spiega come il principio sia quello di mantenere in equilibrio le posizioni long e short per ridurre l’esposizione ai movimenti direzionali dei mercati. “L’obiettivo non è catturare il beta ma generare rendimento dall’alpha”, sottolinea Alentorn. In fasi ribassiste, la componente short può quindi compensare le perdite della parte long mentre avviene il contrario nel momento in cui si presentano dinamiche rialziste. Quando una delle due componenti è positiva e l’altra negativa, rimarca insomma l’esperto, è la differenza relativa a determinare il risultato complessivo.
Diversificazione oltre il beta
Il risultato è una dinamica di rendimento meno correlata ai mercati tradizionali, che può offrire un valido supporto alla diversificazione complessiva del portafoglio. In un contesto di rotazioni rapide, volatilità elevata e cicli sempre più compressi, conclude Alentorn, “diventa cruciale affiancare agli strumenti tradizionali strategie in grado di adattarsi ai cambiamenti del mercato, senza dipendere dalla sua direzione”.
Carry elevato, dollaro debole e politiche monetarie ortodosse sostengono l’obbligazionario emergente nonostante valutazioni tirate. Anthony Kettle (RBC BlueBay) spiega perché i mercati locali restano il segmento più interessante e dove si annidano le opportunità in un quadro geopolitico instabile
Politiche pro-crescita, riforma della corporate governance e normalizzazione monetaria stanno rendendo il Nikkei meno legato allo yen debole e più ancorato ai fondamentali interni. Un cambio che, per Emily Badger di Man Group, è strutturale. Dalla selezione alle logiche contraria, la sua ricetta azionaria per cavalcarlo
Il co-fondatore e co-cio della casa di gestione riflette sull’equilibrio macro post-2025, sulle nuove sfide dell’economia globale e sulle implicazioni per l’asset allocation, tra rischi di overinvestimento e opportunità nei mercati emergenti e nelle small e mid-cap europee
L’Europa centrale e orientale accelera dopo anni complessi. Tra crescita robusta, rientro dell’inflazione e nuovi flussi UE, Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca si candidano a protagoniste del nuovo ciclo
Poche IPO, performance selettive e investimenti senza precedenti rafforzano le convinzioni della casa sulla forza del trend. Ma attenzione a concentrazione ed eccesso di euforia. Il fund manager Wick: “Dalla selezione al focus sulle infrastrutture, ecco come costruire un posizione”
Il gestore della casa vede fondamentali resilienti, default contenuti e nuove opportunità. Attenzione anche al credito cartolarizzato: la domanda internazionale torna a crescere e il mercato offre carry elevato, dispersione utile e rischio sotto controllo
Per Mariette (Amundi), il continente è pronto a un ruolo chiave nelle asset allocation globali. Merito di transizione energetica, digitalizzazione e investimenti in difesa. “Ma la selezione resta cruciale”. Ecco le strategie tematiche della casa
Dai minimi del 2008, il mercato azionario è cresciuto di oltre il 500%, raggiungendo nuovi massimi storici. E la corsa potrebbe non essere finita. Le valutazioni rimangono a sconto rispetto alle controparti statunitensi ed europee
Con tassi USA in equilibrio precario e debito globale in aumento, il gestore vede la nuova frontiera del reddito fisso nei titoli ibridi. Spread ancora attrattivi e un buon rapporto rischio-rendimento i punti di forza. “E a fare da traino sarà la coppia TLC-energia”
Tra tassi incerti e sfide geopolitiche, la casa punta sul controllo della volatilità aumentando la diversificazione. E cambia il portafoglio del suo fondo Multi Asset Global Opportunities. Il responsabile della divisione Delitala: “Tech asiatico, obbligazionario UE e più la nuove frontiere del rendimento”
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio