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Durante il talk show R-Evolution gli esperti nei mercati emergenti hanno dato la loro visione su quali aree saranno interessate da maggiore crescita e quali potranno uscire dal radar degli investimenti, in relazione agli ultimi sviluppi geopolitici
“Il termine mercato emergente è stato coniato all’inizio degli anni Ottanta” afferma Simona Tomaselli Marzano, senior portfolio manager Multi-Asset Investment di Amundi in apertura della prima puntata di R-Evolution, dal titolo Emerging Markets: alla ricerca di nuovi equilibri.
I Paesi emergenti sono connotati un certo dinamismo e da una “politica che vale quanto l’economia del Paese stesso” specifica Marzano.

La prima puntata di R-Evolution è disponibile on demand su FR|Vision
Ciò significa che i fattori esogeni influenzano maggiormente l’ecosistema economico di uno Stato emergente, visto che scelte politiche e monetarie corrono di pari passo. I fattori esterni necessitano comunque di una distinzione. “Abbiamo appena lasciato alle spalle una crisi pandemica, cioè un fattore esogeno sistemico” afferma Flora Dishnica, product specialist di Pictet AM, che specifica: “L’attuale crisi Russia-Ucraina invece è un fattore meno sistemico e maggiormente difficile da gestire”. “La Russia non è più un asset class considerabile nel medio lungo periodo” continua Dishnica, che conclude: “Ciò significa che altri Paesi copriranno il posto della Russia e rappresenteranno nuove opportunità di investimento”.
Una prospettiva che avalla la teoria di Davide Tentori, ricercatore dell’istituto ISPI, che individua nell’area Asia Pacifico il maggior tasso di crescita in relazione ai mercati emergenti. “Ci aspettiamo un tasso di crescita superiore al 7%”, afferma Tentori.
Non si può prescindere dalla situazione geo politica attuale, perché “potrebbe avere delle implicazioni diverse anche sugli Emergenti” afferma Maria Luisa Matarrelli, head of Developed and Emerging Goverment Bonds e Forex di Eurizon, tra cui portare la “Fed a abbassare nuovamente i tassi” per far fronte alle difficoltà legate alla crisi e all’aumento dell’inflazione.
Lo sprint della Cina
Nell’area dell’Asia, occhi puntati sulla Cina che procede in direzione opposta rispetto all’occidente che in politica monetaria aumenta i tassi d’interesse. “Queste divergenze sono destinate a proseguire nel 2022” afferma Marco Mossetti, senior portfolio manager di Credit Suisse AM. Per intercettare meglio la direzione della Cina sarà necessario aspettare “il prossimo Tool Session cinese, in cui verranno definiti gli obiettivi monetari del Paese” afferma Mossetti. “Prevediamo 10-20 punti base di taglio di interessi”, conclude.
“Non si può più guardare alla Cina come un mercato emergente e sicuramente va considerato come parte fissa del proprio portafogli, così come succede per Europa e America” spiega Lorenzo Alfieri, country head Italia di J.P. Morgan durante la seconda puntata del talk show dal titolo “Portafogli di frontiera, quadri geo-economici in movimento”. E continua: “I trend sono interessanti e prevediamo che nei prossimi dieci anni la Cina crescerà tra il 4 e il 5% all’anno” Robotica e microchip saranno solo alcuni dei settori che si faranno spazio.

La seconda puntata di R-Evolution è disponibile on demand su FR|Vision
“Ci sono quindi i presupposti per avere un atteggiamento un po’ più aggressivo verso questo mercato” sottolinea Giovanni Da Ros, head of Asia and Emerging Markets Equity di Fideuram AM. “Rimangono fattori di rischio, come il mercato immobiliare o l’aspetto geopolitico” e specifica: “La Cina deve chiarire la propria posizione nei confronti del resto del mondo”.
“C’è stato un cambiamento” esordisce Alessandro Tentori, chief investment officer di AXA IM. “Il censimento ha mostrato un cambio demografico della popolazione cinese” afferma Tentori. “Quindi la Cina non potrà più essere il bacino di produzione mondiale”. “Questo cambia le carte in gioco su tutto l’universo Cina” come Vietnam e Australia.
“Credo che d’ora in poi uno degli aspetti chiave per tutti gli EM” commenta José Gorzpe, credit research sui mercati emergenti di S&P Global Ratings, “sarà il comportamento degli investitori”. E conferma: “credo che l’Asia sia già ben posizionata per essere una di quelle aree che continueranno a crescere più velocemente rispetto ad altri EM”.
Marco Mencini, senior portfolio di Plenisfer (parte di Generali Investments), riassume ciò che sta succedendo tra mercati sviluppati ed emergenti: “Stiamo assistendo a un cambiamento rispetto al paradigma che ci ha accompagnato negli ultimi dieci anni, successivamente alla crisi post Lehman”. E conclude: “Investire negli emerging markets non può più prescindere dal capire quali Paesi stiano portando avanti un modello di business virtuoso”.
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