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Non più le asset class. Sono i fattori di rischio sottostante a funzionare da mattoncino con cui costruire i portafogli. Un approccio che le case di affari internazionali stanno sempre più perseguendo, soprattutto nei fondi multi-asset, anche per far fronte alla correlazione tra bond e azioni che, dallo scoppio della crisi in poi, è diventata sempre più forte, sparigliando le carte sul tavolo.
“Si può dire che l’investitore compra per la performance e vende a causa del rischio – dice a Focus Risparmio Andrea Argenti, head of distribution Italy di Lombard Odier Investment Managers – L’analisi empirica ci dimostra come questo comportamento finisca spesso per compromettere la capacità di raggiungere i propri obiettivi”.
Secondo Tristan Hanson, gestore del team multi-asset di M&G Investments, il rischio reale di cui gli investitori dovrebbero preoccuparsi è rappresentato da una diminuzione prolungata (o permanente, in senso stretto) del capitale, e non dalla volatilità di breve termine.
Per Matthias Hoppe, gestore dei Multi-asset di Franklin Templeton, le asset class sono composte da fattori di rischio: “agire in base a questa visione e non in base alla tradizionale asset allocation migliora sensibilmente la diversificazione del portafoglio”.
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