Una ricerca di WisdomTree rivela che il 93% degli investitori professionali nel nostro Paese prevede nuovi shock da qui a un anno. Crescono le allocazioni verso beni rifugio: per il 41% aumenteranno gli investimenti cripto, per il 35% quelli nel lingotto
I timori legati all’escalation dei conflitti geopolitici e all’aumento degli attacchi informatici stanno spingendo gli istituzionali verso oro e bitcoin. È quanto mostra una nuova ricerca commissionata a Censuswide da WisdomTree, fornitore globale di ETF con 140 miliardi di dollari di asset in gestione, che evidenzia come il 93% degli investitori professionali italiani preveda ulteriori shock nei prossimi dodici mesi mentre oltre la metà si aspetti ulteriori riflessi sui prezzi degli asset. Una percezione che spinge sempre più alla ricerca di beni rifugio vecchi e nuovi.
Geopolitica e cybersecurity tra i rischi più sottovalutati
Il sondaggio, condotto su un campione di 802 operatori professionali europei per un totale di asset gestiti pari a 4.300 miliardi di euro, mostra come i timori che i player italiani reputano sottovalutati dal mercato siano soprattutto due: l’escalation dei conflitti internazionali, indicata dal 25% degli intervistati, e gli attacchi alla sicurezza informatica o alle infrastrutture digitali, che hanno raccolto il 19% dei favori. Se eventi come il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente o le preoccupazioni su Taiwan vengono quindi considerati fattori sistemici capaci di incidere pesantemente sui mercati finanziari, cresce contestualmente anche la consapevolezza dei rischi legati a iniziative di cybercrime contro sistemi bancari o impianti energetici e di trasporto.
Oro e bitcoin in ascesa
Una combinazione di rischi che non può non avere impatto sui portafogli di investimento. Secondo lo studio, il 41% degli investitori italiani intende infatti aumentare le posizioni in bitcoin nei prossimi dodici mesi mentre il 35% prevede di incrementare la propria esposizione nei confronti dell’oro. Non è quindi un caso che entrambi gli asset abbiano toccato livelli record nel 2025, sostenuti rispettivamente dalla domanda delle banche centrali e dagli afflussi strutturali provenienti sia dal segmento retail sia da quello istituzionale. Le proiezioni di WisdomTree, però, si dimostrano ancora più ambiziose: il metallo giallo, che al momento sembra essersi preso una pausa dal rally iniziato ormai due anni fa, potrebbe infatti superare i 5.000 dollari l’oncia entro il 2026 e mantenersi sopra tale soglia anche nel medio periodo mentre la regina delle criptovalute viene vista sulla strada giusta per raggiungere i 275.000 dollari entro il 2030.
Nitesh Shah, head of Commodities & mMacroeconomic Research Europa di WisdomTree
Una dinamica che, secondo la casa di gestione, troverebbe fondamento nella percezione sviluppata dal mercato attorno alla natura di questi asset. Lo ha spiegato bene l’head of Commodities and Macroeconomic Research Nitesh Shah. “Se l’oro è uno strumento capace di stabilizzare i portafogli nei momenti di stress sistemico grazie alla bassa correlazione rispetto sia alle azioni sia al credito”, ha detto, “l’offerta limitata che contraddistingue il bitcoin e la resilienza mostrata nel 2025 lo rendono una copertura sempre più efficace contro le incertezze economiche o quelle geopolitiche”.
Pierre Debru, head of Quantitative Research & Multi Asset Solutions di WisdomTree
Una convergenza verso lo status di bene rifugio sottolineata anche da Pierre Debru, head of Quantitative Research & Multi Asset Solutions della casa: “Gli investitori professionali non li vedono più come nicchie ma li reputano componenti centrali nella costruzione delle proprie strategie”, ha infatti detto. Poi ha aggiunto: “Il lingotto agisce da stabilizzatore mentre la valuta digitale garantisce n’opzione non sovrana e a offerta fissa, due vantaggi che insieme migliorano la resilienza senza minare i rendimenti a lungo termine”.
Allocazioni in aumento, con un occhio a ETF ed ETF
Come mostrato dalla survey, molti investitori italiani professionali hanno già preso provvedimenti. Il 26% ha acquistato oro, il 23% titoli legati alla difesa o alla sicurezza informatica e il 22% ha allocato risorse in bitcoin o altre criptovalute per proteggersi dal rischio di shock geopolitici e di cyber attacchi. Non solo. Secondo il sondaggio, gli strumenti preferiti per costruire una posizione su queste due asset class sono gli ETP e gli ETF: “Molti professionisti li preferiscono perché offrono una posizione diretta e trasparente senza però esporre alla complessità derivante della proprietà fisica dei lingotti o dei token”, si legge. Una nuova modalità di costruzione dei portafogli multi-asset che, secondo la casa, riflette cambiamenti strutturali nel modo in cui gli investitori gestiscono il rischio.
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