Il peso crescente della politica sugli investimenti impone un ripensamento dell’asset allocation. Se gli Stati Uniti restano il principale motore dei mercati, Europa, Asia ed emergenti offrono nuove opportunità. Mentre obbligazioni, credito e asset reali tornano a giocare un ruolo chiave nella diversificazione
Gianluca Ungari, head of Portfolio Management di Vontobel.
La globalizzazione ha favorito un sistema economico fortemente integrato, con gli USA al centro dell’innovazione, dei mercati dei capitali e della crescita degli utili societari. Oggi stiamo progressivamente entrando in una fase diversa, caratterizzata da un mondo multipolare e da dinamiche di parziale deglobalizzazione, in cui fattori geopolitici, sicurezza delle catene di approvvigionamento e politiche industriali stanno acquisendo un peso crescente. A tracciare il quadro è Gianluca Ungari, responsabile degli investi menti per l’Italia di Vontobel, secondo cui, in questo contesto, la diversificazione geografica assume un ruolo ancora più rilevante nella costruzione dei portafogli. “Se in passato l’esposizione ai mercati sviluppati, e in particolare agli Stati Uniti, era spesso sufficiente per intercettare la maggior parte della crescita globale, il nuovo scenario suggerisce una maggiore attenzione anche agli emergenti, che potrebbero beneficiare della riallocazione delle catene produttive e di dinamiche demografiche favorevoli”, sottolinea. Detto questo, per Ungari è importante ricordare che siamo in una fase di transizione che richiederà tempo. “Probabilmente gli USA continueranno a rappresentare il principale driver dei mercati globali nel breve e medio periodo, grazie alla loro leadership tecnologica e alla capacità di attrarre capitale e innovazione, in particolare nei settori legati all’intelligenza artificiale”. Per questo, aggiunge, più che sostituire le aree ‘core’, la sfida sarà costruire portafogli più equilibrati tra Stati Uniti, Europa e mercati emergenti.
Per Alessio Rizzi, Macro Asset Al location strategist di UBS Asset Management, in un mondo multipolare, l’asset allocation efficace oggi si fonda su una diversificazione sia geografica, sia tra asset class. “Diversificare tra regioni permette di ridurre il rischio idiosincratico legato alle grandi società americane che rappresentano una quota significativa dell’azionario globale. Allo stesso tempo, la ripartizione tra azioni, obbligazioni e asset alternativi come l’oro consente di costruire portafogli più resilienti e adattabili ai rischi sulla crescita, inflazione e geopolitici”. Secondo Rizzi, l’approccio multi-asset è strutturalmente favorito da tassi d’interesse più elevati rispetto all’era pre-Covid, con obbligazioni nuovamente attrattive nel medio-lungo periodo e mercati azionari non-USA che mostrano valutazioni in linea con le medie storiche. “A livello geografico”, sottolinea, “i mercati emergenti risultano particolarmente interessanti, potendo beneficiare di un deprezzamento del dollaro nel medio-lungo periodo e offrendo nuove opportunità di crescita legate al miglioramento del ciclo economico”. In sintesi, spiega, diversificare tra aree geografiche e asset class è essenziale per mitigare i rischi, cogliere le opportunità globali e navigare con successo nell’attua le scenario policentrico.
Il ruolo ancora centrale degli Stati Uniti
Anche secondo Massimo De Palma, head of Discretionary Portfolio Management di AcomeA SGR, l’affermarsi di un mondo multipolare è uno dei cambiamenti strutturali più rilevanti dopo decenni di globalizzazione e integrazione economica. “Emergono segnali di maggiore frammentazione tra aree economiche, con tensioni commerciali, politiche industriali più attive e crescente attenzione alla sicurezza delle catene di approvvigionamento”, sottolinea. Dal punto di vista dell’asset allocation, tuttavia, per De Palma il principio di fondo non cambia: la diversificazione geografica resta uno strumento essenziale per la gestione del rischio. “Negli anni, i mercati azionari statunitensi, sostenuti dalla crescita degli utili e dal peso delle grandi società tecnologiche, hanno progressivamente aumentato il proprio peso negli indici azionari globali ponderati per capitalizzazione, diventando la componente dominante dei benchmark internazionali. È plausibile che gli Stati Uniti rimangano anche nei prossimi anni un’area centrale per gli investitori, grazie alla profondità dei mercati finanziari e alla capacità di innovazione”. Allo stesso tempo, aggiunge, un contesto più frammentato crea opportunità anche in altre aree, in particolare in alcune economie asiatiche ed emergenti che beneficiano della riorganizzazione delle catene produttive, mentre l’Europa potrebbe trarre vantaggio da maggiori investimenti in energia, difesa e tecnologia…
Per il fund manager della casa, geopolitica e megatrend stanno ridefinendo il ruolo dell’asset class nei portafogli. Ma selezione e valutazioni restano centrali. Dalle utility al digitale fino alle small cap e agli EM, il focus resta uno: “Trovare valore dove il mercato non lo ha ancora riconosciuto”
Per Anuj Arora, head of Emerging Market & Asia Pacific Equities di J.P. Morgan Asset Management, il nuovo regime macro impone di ripensare i portafogli: meno duration, più asset reali e catene del valore strategiche
Per il Global head of Investment and Product Strategy di Amundi ETF & Indexing, siamo di fronte a un nuovo equilibrio dei mercati: più selettività sull’azionario americano, crescente interesse per l’Europa e focus sui temi strategici. Intanto l’industria dei passivi continua la corsa grazie a innovazione di prodotto, piattaforme digitali e boom retail
Per David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio & Previdenza, il ritorno della geopolitica è un trend strutturale. Focus su tech americano, autonomia europea ed energia la chiave per interpretarlo. “Ma il vero rischio dalla guerra in Iran sono le elezioni americane”
Per il gestore azionario di Lemanik la crisi energetica produrrà solo effetti temporanei sui prezzi, mentre la politica americana continuerà a sostenere Wall Street in vista delle midterm. Focus ancora sull’AI, ma il focus si sposta sulle società che beneficiano indirettamente del boom di investimenti. In Italia banche nel mirino
Il lancio di una strategia dedicata ai financial bonds insieme ad Algebris punta a cavalcare comparto solido ancora capace di offrire premio di rendimento. Dalla selezione lungo la struttura del capitale al mix AT1- subordinati, ecco la ricetta del responsabile Open Architecture Perrin per costruire valore
Per Viola di Generali Am, il segmento a 1–3 anni continua a offrire rendimenti interessanti. Ma il rischio di crescita ancora sottovalutato e spread già compressi richiedono un approccio selettivo
Per il responsabile ABS della casa, la volatilità e gli effetti della guerra in Iran hanno stravolto il quadro macro. Ma, proprio in questo contesto, l’asset class ha il potenziale per distinguersi nel panorama del reddito fisso. Dal rendimento al fattore stabilità, ecco perché conviene metterla nei radar
Secondo il co-head of fixed income di Morgan Stanley Investment Management, rendimenti ancora elevati e maggiore dispersione tra settori rendono il reddito fisso nuovamente centrale nei portafogli. "Ma servono selezione e flessibilità"
Secondo Christophe Braun, Investment Director Equity di Capital Group, il cambio di paradigma fiscale e industriale del Vecchio Continente potrebbe ridisegnare le prospettive di crescita e la composizione dei portafogli azionari. Largo a difesa, sicurezza, tecnologie pulite. Ma attenzione ai rischi
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