L’esperto cita diverse tendenze: lo shift verso il debito inflation-linked e l’avanzare della componente EM. E nello sviluppo del business l’Italia è centrale, “ma ancora troppa attenzione sui costi di gestione”
Nicolò Piotti, Responsabile dello sviluppo del business in Europa continentale di Payden&Rygel
Quattordici mandati in Italia in poco meno di tre anni grazie a una consolidata e riconosciuta expertise nel mondo del reddito fisso e un turnover di gestori “praticamente inesistente”: sono queste alcune delle carte vincenti che hanno permesso a Payden & Rygel Investment Management di espandersi nel mercato istituzionale italiano fino a raggiungere tre miliardi di masse in gestione.
Oggi l’Italia è il primo mercato dell’Europa continentale (escludendo quindi la Gran Bretagna, ndr) tanto che la società ha deciso di creare a Milano il suo secondo hub di gestione nel Vecchio continente, operativo dal primo gennaio attraverso Payden Global Sim di quest’anno, dal quale è in grado di seguire da vicino tutte le dinamiche dell’area sudeuropea.
“Ci sono diverse nostre caratteristiche che gli investitori istituzionali italiani apprezzano”, spiega Nicolò Piotti, Responsabile dello sviluppo del business in Europa continentale della società americana. “Fra queste emergono soprattutto l’indipendenza, data anche dal fatto di essere un asset manager non quotato, la piena apertura al dialogo con il cliente in un’ottica di relazione di lungo periodo e soprattutto la specializzazione nel mondo obbligazionario attestata da un solido track record di lunga data”, spiega il manager.
“Il reddito fisso rimane la parte core del portafoglio”
Per gli istituzionali italiani il reddito fisso rimane la parte preponderante dell’asset allocation: Piotti ne è convinto anche perché, sottolinea, è in linea con la caratteristica principale degli investitori italiani, “vale a dire la scarsa propensione al rischio che da sempre caratterizza questo mercato”.
Oggi però l’esigenza di avere rendimenti in un contesto di tassi a zero impone delle scelte.
“Si osservano sul mercato istituzionali diverse tendenze”, analizza Piotti. Per prima uno shift verso la componente di debito inflation-linked che possa coprire dal rischio di dinamiche inflattive dei prezzi; in secondo luogo, si lavora su duration molto più contenute. Dall’altro lato però c’è bisogno di assumersi qualche rischio in più e tra gli investitori istituzionali, riconosce il manager, la componente credito corporate, soprattutto high yield o riferita a Paesi emergenti, comincia a farsi largo nei portafogli.
E infatti nell’ultimo anno Payden ha assunto uno specifico mandato sul debito dei mercati emergenti: “è una novità per il mondo istituzionale”, afferma Piotti, “prima gli investitori ottenevano esposizione a questo tipo di mercati, ma sempre nell’ambito di mandati obbligazionari globali; oggi per la prima volta, invece, osserviamo la ricerca specifica per questo tipo di expertise anche in Italia e riteniamo che il trend possa accelerare anche perché – chiosa il manager – quella degli emergenti è una delle aree dove vediamo maggior potenziale”.
Gli obiettivi nel mercato italiano
Ora la società americana vuole continuare a crescere in Europa continuando a puntare soprattutto sull’Italia. “Il mercato istituzionale tricolore è molto competitivo”, afferma Piotti, citando le difficoltà incontrate inizialmente per affermarsi in un ambiente dove “la componente di pricing viene spesso esasperata”.
“Nel tempo, però, gli investitori cominciano a comprendere l’alta qualità dei nostri servizi – chiosa Piotti. Il nostro mandato medio oggi a livello globale si aggira intorno ai 250 milioni di masse, ma su questa cifra c’è grande flessibilità soprattutto con quei clienti con i quali decidiamo di avviare partnership di lungo periodo”, conclude.
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