“Banche sempre meno banche dopo Covid19”
La pandemia conferma le difficoltà delle banche italiane sul lato della marginalità, soprattutto a causa della politica monetaria ancora fortemente espansiva della Bce. I numeri nel report Kpmg
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Reti e private bank vincono in Borsa rispetto alla banca tradizionali e, a parità di redditività, vantano valutazioni migliori. Per ora. Il risiko, infatti, impazza e i dividendi potrebbero tornare a essere pagati dando una scossa allo scenario di riferimento.
La profittabilità messa a dura prova dai tassi permanentemente bassi, le richieste di capitale sempre più elevate da parte delle autorità europee e, in ultimo, lo stop ai dividendi imposto fino a fine 2020 dalla Bce per prevenire le conseguenze economiche del Covid19, hanno portato le banche retail a trattare sensibilmente a sconto rispetto al loro valore di libro (ovvero al patrimonio) e a quasi dieci volte in meno rispetto alle banche d’affari. Una fotografia confermata anche dallo studio di Excellence Consulting che analizza i dati dal 2017 allo scorso giugno: a parità di redditività (con un Roe al 2,98), le banche specializzate sono valutate dal mercato 2,84 volte il book value contro le 0,3 volte delle generaliste.
Uno scenario questo che sta portando innanzitutto all’infiammarsi del risiko in tutta Europa. “L’escalation di acquisizioni e fusioni che sta attraversando il settore bancario europeo, mostra quanto basse siano le valutazioni toccate dal settore tanto che, con il divieto della Bce alla distribuzione dei dividendi, il capitale in eccesso intrappolato nelle stesse banche rende queste ultime naturali aggregatrici sul mercato” nota l’agenzia Scope Rating. Ma non solo. Esaminando valutazioni, redditività e attese di rendimento, possono emergere interessanti occasioni anche in vista del possibile ritorno alla distribuzione dei dividenti su cui la Bce dovrebbe pronunciarsi a breve (si parla del 15 dicembre). Sul mercato si parla di tre possibili strade per l’Eurotower: la previsione di una proroga allo stop fino a giugno; l’imposizione di un tetto massimo al payout (quota di utile destinata a dividendo) o, in alternativa, un allentamento selettivo a seconda dei livelli di patrimonializzazione e di redditività delle singole banche, della strategia e, in definitiva, anche delle attività svolte.
Ciononostante, si nota come la valutazione premiante da parte delle banche da parte del mercato non sia necessariamente correlata al rendimento, ma piuttosto alla tipologia di business e alla specializzazione. Lo studio di Excellence Consulting per esempio divide il settore tra banche “specializzate” (private e reti) e banche “generaliste”, evidenziando come le prime abbiano le valutazioni migliori, mentre le banche generaliste valgono tutte decisamente meno del rispettivo patrimonio netto.
Su questa base è interessante confrontare le differenti valutazioni di mercato tra banche generaliste e specialistiche con i rendimenti registrati sulle cedole relative all’esercizio 2018 e distribuite nel 2019 prima dello stop imposto da Francoforte. A regnare sovrana, infatti, è una banca generalista: Intesa Sanpaolo mostra uno yield del 10,2%, seguita da Banca Mediolanum (all’8,1%), Banca Generali (6,9%), Bper (al 5,7%) e Credem (al 4%). Decisamente più indietro si attesta FinecoBank (al 3,5%) e Unicredit (al 2,7%).
In uno scenario di ritorno ai dividendi Equita pone l’accento in particolare sulle società del gestito oltre che su Intesa Sanpaolo e Mediobanca. Il broker stima che le banche saranno autorizzate a destinare ai soci solo gli utili generati nel 2020 (non quindi le riserve) e quindi Intesa Sanpaolo dovrebbe staccare una cedola di 0,14 euro (con un rendimento dell’8% circa), Mediobanca di 0,54 euro (con uno yield del 7%), Banca Mediolanum di 0,4 euro (con uno yield del 5,4%), Banca Generali di 1,5 euro (con un rendimento del 5,4%) e FinecoBank d 0,33 euro (con uno yield del 2,6%). Qualora fosse dato il via libera anche al recupero delle cedole sospese nel 2020 i rendimenti crescerebbero ulteriormente. In quest’ultimo caso, come nota Fidentiis, le società di gestione patrimoniale con status bancario e scarsa esposizione creditizia, come FinecoBank, Banca Generali e Banca Mediolanum potranno trarre e i maggiori benefici da eventuali revisioni dello stop i pagamenti dei dividendi “e, tecnicamente, potrebbero diventare aggressivi nella remunerazione dei propri azionisti”.
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