Banche, Messina: “L’Italia dovrà avere solo due-tre grandi gruppi”
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Ci sono banche e banche. E il mercato è perfettamente in grado di prezzarne le differenze, a cominciare dal modello di business, dividendo fra quelle ‘generaliste’ e le ‘specializzate’. Lo sostiene una ricerca di Excellence Consulting che analizza il valore di mercato delle banche quotate a Piazza Affari nel periodo che va dal 2017 al primo semestre del 2020.
“Abbiamo osservato che la capitalizzazione di Borsa delle banche quotate è variata in relazione non solo al Roe (Return on equity, l’indicatore che misura il rendimento totale per gli azionisti), pari in Italia in media allo 0,3% nel primo semestre 2020, ma anche al livello di specializzazione [del business] e di maturità digitale”, spiega Maurizio Primanni, Ceo della società di consulenza strategica.
Le banche italiane quotate di cui Excellence Consulting ha passato al setaccio i bilanci sono, suddivise nelle rispettive categorie assegnate degli analisti della società, le seguenti:
Le generaliste. Intesa San Paolo, Unicredit, Banco Bpm, UBI Banca, MPS, BPER, Credem, Banca Popolare Sondrio, Creval e Banco Desio;
Le specializzate. Mediobanca, Banca Profilo, Banca Sistema, Banca Ifis, Banca Farmafactoring, Banca Finnat;
Le reti di consulenti finanziari specializzate. Mediolanum, Fineco, Banca Generali, Azimut.
Secondo lo studio il livello di specializzazione della banca, misurato attraverso l’analisi dell’indicatore P/BV (price/book value), mostra che le banche-reti di consulenti finanziari quotano 9,5 volte di più rispetto al medesimo multiplo delle banche generaliste (‘ premio per la specializzazione’), indipendentemente dall’andamento del Roe di ciascuna banca.
In particolare, il best performer tra le specializzate, Fineco, considerando i valori medi a fine 2017, 2018, 2019 e primo semestre 2020, ha registrato un P/BV pari a 5,49, mentre il miglior risultato di P/BV delle banche generaliste, è quello di Intesa San Paolo, che si ferma a 0,66. Questo anche se quest’ultima è stata capace di distribuire dividendi in misura largamente maggiore rispetto a tutte le altre banche, con i dividendi/prezzo di mercato al 2018 per ISP pari al 10,2% contro il 3,5% di Fineco.
Significative differenze, nota la ricerca di Excellence Consulting, emergono anche analizzando il livello di maturità digitale della banca, con alcune come Fineco o Banca Generali che, malgrado dividendi distribuiti non superiori rispetto ai loro competitor diretti (Mediolanum e Azimut), tuttavia riescono ad ottenere migliori valorizzazioni del mercato.
Scorrendo l’indagine emerge che anche a seguito del dispiegarsi sui mercati degli effetti della crisi Covid19, le banche-reti di consulenti finanziari quotate in media sono riuscite a mantenere meglio il loro valore di mercato, che, fatto 100 il valore a gennaio 2018, hanno registrato un valore di 108 al primo semestre 2020, rispetto alle banche generaliste, che, fatto 100 il valore a gennaio 2018, hanno conseguito un valore di 60 al primo semestre 2020.
“Abbiamo cercato di fornire una nuova chiave di interpretazione degli effetti della crisi Covid19 sulle banche – spiega Primanni – cercando di uscire dalla ‘trappola del Roe’ ma guardando al ritorno totale per gli azionisti delle banche quotate, il quale non dipende dal Roe, ma dai dividendi distribuiti e da come il mercato nel tempo valorizza ogni singola banca. Abbiamo scoperto che le banche specializzate godono di una migliore valorizzazione da parte del mercato, indipendentemente dai loro risultati specifici di Roe. Abbiamo inoltre verificato che le banche specializzate si sono dimostrate più resilienti rispetto agli effetti della crisi Covid19, con in particolare alcune banche a maggiore vocazione digitale come Fineco e Banca Generali che sono riuscite a mantenere o addirittura migliorare la loro valorizzazione di mercato pur durante la fase più acuta della pandemia”.
Secondo alcuni osservatori in Europa sarebbero a rischio il 30% dei bancari perché il loro costo non sarebbe sostenibile data la profittabilità attuale delle banche espressa dal loro Roe.
Secondo l’Osservatorio “Banca Impresa 2030” in seno a Liuc, nel primo semestre 2020 questa è la classifica di quanto generato dalle banche sotto forma di Roe: Francia (2%), Germania 1,5%, Olanda 0,8%, media europea (0,75%), Belgio (0,6%), Italia (0,3%) tra le ultime.
In questo quadro, la ricerca di Excellence mira a cambiare il paradigma: “Bisogna valutare gli effetti potenziali della crisi Covid19 sulle banche in considerazione degli effetti sulla loro valorizzazione di mercato (vedere istogramma) e l’impatto sulla distribuzione dei dividendi, entrambi fattori in grado di determinare il rendimento per gli azionisti”.
In termini di rapporto dividendi/prezzo medio negli anni 2017 e 2018, per le-banche reti di consulenti quotate è stato rispettivamente 4,9%, 7,6%, mentre per le banche generaliste del 2,4%, 3,6%. Nel dettaglio per le banche di consulenti: Mediolanum rispettivamente 5,5%, 8,1%; Fineco 3,3%, 3,5%; Banca Generali 4,5%, 6,9%; Azimut 4,7%; 12,6%. Per le banche generaliste: Intesa San Paolo 7,3%, 10,2%; UniCredit 2,1%, 2,7%; UBI Banca 3%, 4,7%; BPER 2,6%, 5,7%, Credem 2,8%, 4%. Per la lettura dei dati, da ricordare che, a causa della pandemia, la Bce ha impedito il pagamento dei dividendi di pertinenza dell’anno 2019.
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