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Le banche hanno trainato la corsa di Milano, ma non bastano più a spiegare i nuovi massimi storici. Il peso crescente di industria, infrastrutture e semiconduttori racconta come il mercato italiano sia cambiato profondamente rispetto al passato
Piazza Affari è tornata dove non si vedeva da 26 anni, ha sfondato il muro dei 50mila punti e continua ad aggiornare il proprio record storico. Un traguardo che molti attribuiscono alla straordinaria corsa delle banche italiane. E in effetti senza UniCredit, Intesa Sanpaolo e gli altri grandi istituti, Milano non sarebbe arrivata fin qui. Ma fermarsi a questa spiegazione rischia di raccontare soltanto una parte della storia. Negli ultimi anni le banche sono state il motore del mercato italiano, ma il rally che ha riportato Borsa Italiana ai massimi storici sta coinvolgendo anche altri settori. Industria, infrastrutture, energia e tecnologia stanno aumentando il proprio peso all’interno del listino e stanno con tribuendo ad allargare le basi della crescita. È questo l’aspetto più interessante del nuovo record. Perché il Ftse Mib che oggi viaggia sopra i 50mila punti è molto diverso da quello che raggiunse livelli analoghi oltre due decenni fa.
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La forza del settore bancario
Che il settore bancario sia stato decisivo è fuori discussione. Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, “il settore bancario pesa il 38% all’interno dell’indice”. UniCredit e Intesa Sanpaolo rappresentano da sole quasi il 28% del Ftse Mib; una concentrazione che rende inevitabile il loro ruolo da protagonisti. La trasformazione vissuta dalle banche italiane negli ultimi anni è stata profonda. Dopo oltre un decennio segnato da tassi bassissimi, margini compressi e continui problemi legati ai crediti deteriorati, il settore ha beneficiato del rialzo del costo del denaro deciso dalla BCE. Gli utili sono cresciuti, la redditività è migliorata e gli azionisti hanno ricevuto dividendi e buyback sempre più consistenti. Il risultato è stato un forte interesse da parte degli investitori internazionali e una crescita della capitalizzazione dei principali gruppi del settore.
Qualcosa è cambiato
Eppure, proprio mentre le banche consolidavano la loro leadership, qualcosa ha iniziato a cambiare. Negli ultimi mesi alcuni dei contributi più importanti alla crescita dell’indice sono arrivati infatti da società che operano ben lontano dal settore finanziario. Il caso più evidente è quello di Prysmian. Il gruppo italiano, leader mondiale nei cavi per energia e telecomunicazioni, ha aumentato rapidamente il proprio peso all’interno del Ftse Mib fino a diventare uno dei titoli più rappresentativi del listino. La crescita degli investimenti nelle reti elettriche, nelle infrastrutture energetiche e nei collegamenti per i data center ha sostenuto il titolo e ne ha rafforzato il ruolo all’interno dell’indice. Accanto a Prysmian si è riaffacciata anche STM. Il gruppo dei semiconduttori ha attraversato una fase complessa, ma continua a rappresentare uno dei pochi grandi campioni tecnologici presenti nel mercato italiano. Il ritorno dell’interesse verso intelligenza artificiale, infrastrutture digitali e componentistica avanzata ha riportato il titolo al centro dell’attenzione degli investitori. Per Debach, “Prysmian e STM, due nomi italiani fortemente esposti alla filiera delle infrastrutture digitali e dei semiconduttori, stanno spostando l’asse del listino milanese”. Per capire la portata di questo cambiamento basta fare un confronto con il passato…

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