Articolo estratto dall’approfondimento “Privato e sostenibile, l’investimento a misura di istituzionale” su FocusRisparmio Magazine di Gennaio-Febbraio 2022. Scaricalo gratuitamente.
Luca De Biasi, responsabile Wealth di Mercer Italia, racconta a FocusRisparmio l’avvicinamento degli istituzionali ai mercati privati, anche in ottica Esg
Luca De Biasi, responsabile Wealth per l’Italia di Mercer
I mercati privati stanno cambiando grazie a una propensione Esg anche a livello degli investitori istituzionali. Ad affermalo è Luca De Biasi, responsabile Wealth per l’Italia di Mercer, tra i leader globali della consulenza con 16 miliardi di dollari di Aua (Asset under advisory).
In merito alle prospettive di di allocazione di questa tipologia di investitori nel 2022, il punto di osservazione della società permette di guardare al mercato privato italiano in modo tanto prospettico quanto specifico.
Mercer si avvale di un team di ricerca impegnato su tutti i mercati privati, la cui indagine è attraversata trasversalmente dal tema della sostenibilità. “Diamo un rating di sostenibilità a tutti i gestori che selezioniamo”, afferma De Biasi, per sottolineare l’importanza della componente Esg nello studio. “Abbiamo potuto notare” specifica De Biasi sul contesto del nostro Paese “che il private equity nei portafogli istituzionali italiani pesa il 5%, maggiore rispetto alla media europea che segna un 4%. Le infrastrutture sono al 3%, allineate con l’Europa. Sul private debt siamo al 3%, al di sotto della media del 5%.” La tendenza generale rilevata è quindi una crescita complessiva dei mercati privati.
Nella ricerca di Mercer, dal titolo Dry powder meets low interest rates, sin da subito è evidenziato proprio questo incremento. Secondo il report, il settore è cresciuto di undici volte in 20 anni, passando da meno di 1.000 miliardi di dollari nel 2000 a oltre 7.500 miliardi nel 2020. Aumentata, inoltre, la varietà di asset sottostanti, i driver di rendimento e profili di rischio disponibili agli investitori.
Fattori questi fondamentali per la crescita stessa dei mercati privati: a oggi si nota una diffusione non solo di private equity e private debt, o dell’immobiliare, ma anche di strategie Esg e infrastrutture. E a tal proposito, De Biasi evidenzia per il 2022 “un’attenzione spasmodica e giustificata” per quest’ultimo settore, nonché una “compressione dei mercati” che giustifica la crescita della quota in mercati privati. “Non c’è più la possibilità di avere un rendimento sulla parte obbligazionaria, anzi c’è molto spesso un tasso negativo che porta a dover pagare per le parti più safe del mercato”, spiega De Biasi. “Quindi è capibile perché gli investitori si stiano spostando sui private markets che consentono di incamerare tre premi: uno di illiquidità, uno di complessità e anche un terzo premio se in grado di scegliere i migliori gestori”.
Nel report Mercer, si legge, infatti, che “fattori ciclici e strutturalicontribuiscono a stimolare lo spostamento dell’allocazione di capitale nel mercato privato”. Inoltre, evidenzia la ricerca, i private markets in questo periodo storico possono beneficiare dei tassi bassi anche in diversi altri modi. Le aziende, ad esempio, possono permettersi maggiori investimenti rispetto al passato e penetrano maggiormente nel mercato.
Istituzionali e sostenibilità
In questo contesto si innesta poi la sfida alla sostenibilità, anche per gli investitori privati istituzionali. “Il modo migliore per cogliere questo tema è sicuramente tramite i mercati privati” afferma De Biasi, poiché buona parte delle aziende che si occupano ad esempio di stoccaggio e riciclaggio dei rifiuti si trova nei private markets; un’altra fetta consistente di aziende che si occupano di transportation e remote work nelle infrastrutture. “Anche nel mercato quotato ci sono aziende del genere, ma sull’illiquido è possibile scovare ‘la Apple del futuro’ nell’ambito della sostenibilità”. “Nel mondo istituzionale” continua De Biasi, “anche in Italia, c’è grossa attenzione verso i criteri Esg”. “Anche se”, sottolinea, “il nostro Paese sembra più focalizzato sugli Esg in modo generico che sul climate change”. Si evidenzia quindi una consapevolezza che per il futuro potrebbe non bastare. Per questo De Biasi specifica che “bisogna crescere ancora molto. Si sta creando una visione complessiva, ma un domani saranno necessari investimenti più specifici.” Concludendo: “Ci vorrà sicuramente un percorso”.
Secondo il report di Peregrine Communications, il 73% dei wealth manager e private bank mostra una presenza visibile negli alternativi. Ma solo il 40% dispone di una sezione dedicata online. La distanza tra capacità d’investimento e abilità di raccontarla rischia di diventare un nuovo fattore competitivo
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Per il top manager di State Street, in uno scenario di maggiore frammentazione l’industria entra in una fase più complessa: mercati privati, wealth management, tokenizzazione e intelligenza artificiale richiedono infrastrutture globali, efficienza operativa e capacità di lavorare in modo locale. Innovazione, velocità e resilienza le caratteristiche per eccellere nel mondo frammentato
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato
Secondo la Global Insurance Investments Survey 2026 di Marsh, il debito privato è oggi l’asset class preferita dalle compagnie. A trainare l’interesse sono soprattutto direct lending e credito asset-backed investment grade. Ma aumentano i timori per la compressione degli spread e il deterioramento degli standard di mercato
Secondo uno studio Preqin, la raccolta continua a crescere e si concentra nelle mani dei mega-comparti. Ma sarà il segmento di media taglia a beneficiare di più di trend come transizione energetica e digitale o della domanda di competenze operative. Oppong: “Ecco come cambio il ruolo delle asset class in portafoglio
Il nuovo Private Capital Index di State Street segnala la miglior performance dal 2022 per il settore: + 23,27%. Tech e healthcare fanno da traino, mentre l’Europa batte gli USA. Ma resta difficile il contesto per la raccolta, con flussi ai minimi e investitori più selettivi
Secondo un report di Dynamo Software, i general partner aumentano gli investimenti in tecnologia e puntano sempre più sugli algoritmi per migliorare sia deal sourcing che due diligence e produttività. Ma il fundraising resta la principale sfida, mentre cresce il peso degli investitori private wealth rispetto agli istituzionali
Per la società di consulenza, l’ampliamento della platea di investitori affluent e retail spingerà i ricavi da asset illiquidi a oltre 105 miliardi: quasi la metà del fatturato totale. A cresce soprattutto i fondi passivi. Intanto tecnologia e distribuzione ridisegnano gli equilibri competitivi del settore
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio