Secondo il manager la Cina rappresenta la sintesi perfetta fra l’investimento sostenibile e un mercato emergente che viaggia spedito verso la leadership globale. Ecco perché
Gianluca Maione, country head per l’Italia di Ninety One
Ninety One entra nel 2021 con una visione chiara di quali dovranno essere le aree d’investimento più interessanti per i suoi clienti. A circa dieci mesi dalla delicata operazione di rebranding, non mancano né le sfide né tantomeno le soddisfazioni su come la società si è resa artefice del proprio destino e si prepara ora a festeggiare il traguardo del miliardo e mezzo di dollari in gestione sul mercato italiano. “Una base clienti costruita in poco più di quattro anni di attività”, spiega a FocusRisparmio Gianluca Maione, country head per l’Italia della società.
Nell’intervista per la rubrica #BigTalk di questa settimana il manager fa un bilancio di come sono andati questi primi mesi in cui la società ha iniziato a correre da sola.
A marzo dello scorso anno Investec AM cambia pelle e diventa Ninety One. Nonostante fossimo in piena pandemia avete deciso di proseguire sulla strada del rebranding: quali sono i risultati a dieci mesi di distanza?
Il principale motivo per cui abbiamo percorso questa via nonostante quanto stava accadendo intorno a noi è strategico. Abbiamo scelto la strada di un posizionamento più preciso, focalizzato e indipendente. I primi passi sono stati quindi lo spin-off delle attività di asset management dal gruppo Investec e la successiva quotazione alle Borse di Londra e Johannesburg. Il processo è culminato con la creazione di un nuovo brand. Oggi siamo una società totalmente indipendente da qualsiasi gruppo bancario e il 22% del capitale – ma è una percentuale destinata a crescere – è detenuto dai nostri stessi dipendenti.
Quali sono stati i principali ostacoli che avete incontrato in questi dieci mesi tenendo conto della situazione sanitaria che andava deteriorandosi?
A marzo del 2020 avremmo avuto tutte le scusanti del caso per eventualmente rimandare o addirittura annullare l’operazione. In realtà il nostro Ceo ha deciso di proseguire perché l’intenzione della strategia rimaneva assolutamente intatta nonostante la pandemia che stava iniziando a prender piede in quel momento. Si può dire che i fatti ci hanno dato ragione. L’azienda ha attraversato l’anno senza problemi legati a flussi o fuoriuscite particolari dai fondi. Sono arrivati riscontri positivi anche dalla Borsa dove le nostre azioni non hanno risentito particolarmente della volatilità. A conti fatti è stata un’operazione di successo. Con la clientela di tipo istituzionale e professionale non abbiamo avuto problemi, ci siamo resi fin da subito riconoscibili e il riscontro è stato immediato. Con i canali distributivi che vanno al retail invece la pandemia ci ha creato qualche difficoltà. Il grande rammarico del 2020 è stato l’annullamento del Salone del Risparmio su cui avevamo puntato molte risorse in termini di marketing e comunicazione per raggiungere la platea di consulenti finanziari che ogni anno vi prende parte. Purtroppo, per i motivi che tutti conosciamo, non è stato possibile realizzarlo ma contiamo di tornare alla carica quest’anno per consolidare la consapevolezza del nostro brand presso i professionisti della consulenza.
A proposito di consulenza finanziaria, quali sono i grandi temi su cui puntate maggiormente in questo nuovo anno?
Le aree d’investimento su cui andiamo a puntare quest’anno sono principalmente tre. La prima è il Global Environment, una strategia 100% Esg che punta sulle aziende che hanno un’attenzione particolare sugli effetti del loro business sulla decarbonizzazione e sulla società che le circonda. Poi i paesi emergenti, un’area molto interessante, sia per ragioni intrinseche, ciascun paese con la sua peculiarità, sia perché beneficeranno della debolezza del dollaro. Infine la Cina.
Come declinate il discorso della sostenibilità nei vostri portafogli e che valore aggiunto porta per i vostri clienti?
La Global Environment è una strategia ad approccio positivo finalizzato a un investimento molto concentrato e focalizzato sulle aziende che andranno ad essere, secondo noi, le vincitrici del processo di decarbonizzazione che è attualmente in essere e che a nostro avviso è irreversibile. Le aree d’investimento della strategia sono tre. La prima è quella delle energie rinnovabili; la seconda è quella della elettrificazione dei trasporti e la terza è quella dell’efficientamento dell’utilizzo dell’energia negli edifici esistenti. Dall’incrocio di questi tre temi individuiamo le aziende che andranno a comporre il nostro portafoglio che attualmente conta 24 posizioni. È quindi un portafoglio molto concentrato, una caratteristica che spesso è stata fonte di scetticismo da parte di alcuni osservatori. In realtà nel nostro sistema essa rappresenta perfettamente la nostra filosofia d’investimento e il nostro approccio attivo alla gestione: noi vogliamo avere un impatto effettivo sulle decisioni che vengono prese nei consigli di amministrazione delle società in cui investiamo. L’unico modo per farlo è avere relazioni forti e costanti con il management, ciò è realmente possibile solo con un limitato numero di controparti. Mettendo le cose in prospettiva, siamo certi che il nuovo corso dell’amministrazione Biden negli Usa sia in grado di dare, insieme ai legislatori europei, un’ulteriore accelerazione al trend della sostenibilità delle imprese in tutto il mondo. Continuerà quindi ad essere un’area chiave per noi e i nostri clienti.
Ninety One nasce come boutique finanziaria dedicata all’investimento nel mondo obbligazionario emergente. Oggi quali sono le prospettive per i paesi di queste aree?
Quando si parla di emergenti non si può che cominciare dalla Cina e mi collego direttamente al tema precedente. il peso della Cina all’interno del Global Environment è del 15% circa perché, pur essendo fra i primi contributori al mondo di emissioni CO2, sono anche all’avanguardia per quanto riguarda la soluzione a questi problemi con tutti gli investimenti e le nuove tecnologie che possano contenere le emissioni e nello sviluppo delle smart city attuali e future. Hanno investito non soltanto nelle infrastrutture tradizionali ma anche nella nuova frontiera delle infrastrutture tecnologiche come il 5G e l’elettrificazione del sistema. Tutti investimenti proiettati al futuro che consentiranno al paese di posizionarsi come leader globale e sfruttare i vantaggi competitivi accumulati. Inoltre, la pandemia ha accelerato quello che era già previsto, cioè il sorpasso della Cina sugli Stati Uniti come prima potenza economica mondiale.
In termini di opportunità si riferisce al mondo delle obbligazioni o delle azioni?
Entrambe. Quello cinese è il secondo mercato obbligazionario al mondo. La vera opportunità sta nel fatto che è sostanzialmente sottorappresentato negli attuali portafogli e negli indici globali. In futuro crediamo che vi saranno flussi di capitali crescenti verso il mercato cinese anche perché si tratta di un emittente Investment grade con rendimenti però molto competitivi rispetto a quelli della medesima categoria che vediamo per le imprese in Europa o negli Usa. A questo si aggiunge il tema valutario: il renminbi ha tutte le caratteristiche per apprezzarsi rispetto ad euro o dollaro, sia utilizzando la logica accademica sia invece guardando alla forza che l’economia cinese è destinata a sviluppare. Per questo motivo diciamo che se da un lato, già da tempo, non possiamo prescindere dalla Cina dal punto di vista azionario ora ciò vale anche sul fronte obbligazionario. I bond cinesi dovrebbero occupare una porzione sempre crescente di un portafoglio obbligazionario.
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