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Secondo una survey di HSBC, vertici aziendali e investitori stanno ripensando strategie e allocazioni in un mondo più complesso: centralità della Cina, intelligenza artificiale come driver e crescente regionalizzazione dei flussi i pilastri per il futuro. “Ma la volatilità è qui per restare”
In un contesto globale segnato da volatilità persistente e tensioni geopolitiche, la leadership aziendale e finanziaria accelera il riposizionamento strategico. Non si tratta più solo di difendere margini e catene del valore, infatti, ma di ridefinire le priorità di crescita sul lungo termine. E secondo una survey condotta dalla banca britannica HSBC su 3mila tra imprese e investitori istituzionali, tre sono le direttrici che emergono con chiarezza: centralità dell’Asia, ruolo strutturale dell’intelligenza artificiale e progressiva regionalizzazione dei flussi sia commerciali sia di capitali
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Volatilità strutturale e cambio di paradigma
Il primo dato è netto: la volatilità non è più percepita come una fase transitoria, ma come una caratteristica permanente del contesto macroeconomico. Il 95% degli intervistati la considera infatti al pari di una variabile ormai strutturale, mentre l’88% ha già rivisto il proprio approccio all’allocazione del capitale proprio tenendola in considerazione. Questo cambio di paradigma si riflette anche negli orizzonti di investimento: il 53% delle organizzazioni li ha estesi rispetto a tre anni fa, segnalando un ritorno a logiche di lungo periodo nonostante l’incertezza. Parallelamente, crescono anche l’attenzione alla liquidità e alla resilienza operativa, con il 72% del campione che prevede un riposizionamento significativo delle proprie attività entro il 2029.
Asia al centro delle strategie globali
In questo scenario, l’Asia emerge come fulcro del nuovo equilibrio economico globale. La Cina continentale, in particolare, è indicata dal 41% degli intervistati come il mercato destinato ad acquisire maggiore rilevanza nei prossimi cinque anni: più di qualsiasi altra area. Il dato si inserisce però in una tendenza più ampia: il 93% prevede infatti un aumento di commercio e investimenti transfrontalieri, con il 91% convinto che questi flussi diventino sempre più regionali. Una globalizzazione meno lineare, dunque, e più articolata in blocchi geografici. Come sottolinea Michael Roberts, ceo di HSBC Bank e della divisione Corporate and Institutional Banking, “la traiettorie di merci e capitali stanno assumendo un carattere sempre più regionale mentre la tecnologia sta ridefinendo sia le modalità e le destinazioni delle iniziative finanziarie”.
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Intelligenza artificiale da leva operativa a driver strategico
Accanto alla geografia, è la tecnologia a ridefinire le scelte di investimento. E la lingua che parla è quella degli algoritmi. L’intelligenza artificiale si afferma infatti come uno dei principali fattori nelle strategie di espansione internazionale: per circa la metà del campione, l’accesso a IA e infrastrutture sarà determinante quanto la crescita della domanda. I benefici attesi sono concreti e misurabili: il 56% indica miglioramenti in termini di produttività ed efficienza, il 48% nella capacità di previsione e modellizzazione, mentre il 46% sottolinea l’impatto su innovazione e riduzione dei costi operativi. Ma il dato più rilevante a emergere dalle risposte è forse un altro: il 32% si aspetta che l’IA diventi un elemento trasformativo del business model entro tre anni. Non a caso, il 49% degli investitori istituzionali indica proprio questi temi come principale leva di riposizionamento dei portafogli nel 2026.
Più selettività e più rischio calcolato in portafoglio
In parallelo, le imprese mostrano una maggiore propensione al rischio ma convergono sul fatto che vada gestito. L’87% degli intervistati dichiara di essere oggi più disposto ad assumere rischi calcolati rispetto a cinque anni fa, mentre il 94% continua a vedere forti opportunità di crescita internazionale. Questa combinazione di cautela e ricerca di rendimento si traduce in una riallocazione selettiva del capitale: l’89% sta aumentando l’esposizione verso mercati ad alta crescita, confermando una fiducia di fondo nelle prospettive di lungo termine nonostante l’incertezza ciclica. Tra i criteri di selezione, oltre alla domanda e alle prospettive di crescita (52%), assumono sempre più peso fattori come infrastrutture tecnologiche e costi energetici competitivi (51%)
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Supply chain e regionalizzazione: un nuovo equilibrio
La riorganizzazione delle catene di approvvigionamento rappresenta un altro tassello del nuovo assetto globale. In particolare, nei Paesi del Golfo emerge una forte accelerazione: il 95% degli interpellati negli Emirati Arabi Uniti e il 98% di quelli in Arabia Saudita stanno infatti rivedendo le proprie supply chain all’insegna di un focus crescente su dinamiche regionali. Processo che riflette un adattamento più ampio a un mondo frammentato, in cui i concetti di efficienza e resilienza sono chiamati a convivere. Anche i mercati maturi, tuttavia, mantengono un ruolo centrale: Europa continentale e Regno Unito restano fondamentali per il 38% degli intervistati, ad esempi, confermando che la nuova geografia economica non sostituisce ma integra i poli tradizionali.
Una leadership in evoluzione
Il quadro che emerge dalla survey è quello di una leadership economica e finanziaria in piena trasformazione. “I capi aziendali e gli investitori istituzionali stanno ricalibrando i mercati in cui operano”, osserva Roberts, “perché investono e allocano il capitale con l’aumentare della complessità”. In un mondo sempre meno prevedibile e sempre più frammentato, la capacità di adattamento diventa allora il vero vantaggio competitivo delle organizzazioni. Non solo una risposta alla volatilità, ma l’inizio di un nuovo ciclo strategico.
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