Tra divergenze nelle politiche monetarie e incertezze macro, il 2025 si apre con nuove sfide e opportunità. Ecco perché James Cook, gestore della strategia Global Focus Fund di J.P. Morgan AM, punta su qualità e selezione
James Cook, gestore di J.P: Morgan Global Focus Fund
Con la guerra in Ucraina vicina a una svolta e il taglio dei tassi da parte delle banche centrali che sembra poter continuare, sia pur a un ritmo più lento e con qualche pausa in più, sono tanti gli operatori di mercato convinti che il 2025 possa essere un anno di ritorno alla normalità. Tuttavia, secondo J.P. Morgan AM, i rischi per l’economia globale non sono completamente scomparsi e restano ancora diversi fattori di incertezza da tenere monitorati. Ecco perché nel suo Global Focus Fund, tra i fondi azionari più noti in Italia, non smette di adottare un approccio basato su selezione e qualità per la costruzione del portafoglio. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto James Cook, gestore della strategia insieme a Helge Skibeli e Timothy Woodhouse, per capire le catteristiche del prodotto e approfondire la sua view sull’anno in corso.
Quali prospettive ha per l’evoluzione del quadro macro, tra crescita e banche centrali ma anche effetto Trump?
Il 2025 è iniziato con un favorevole momentum economico soprattutto negli Stati Uniti, ma ci sono dei rischi che si stanno manifestando. L’incertezza generata dalle politiche del neopresidente, soprattutto in tema di dazi, sta creando un attendismo che frena la propensione ai consumi e agli investimenti. Una politica commerciale aggressiva potrebbe infatti inaugurare una fase di ritorsioni da parte dei principali Paesi, generando rallentamento economico pur in un contesto caratterizzato da tensioni inflazionistiche. In Europa ci sono invece segnali di una ripresa moderata, alimentata anche dalla prospettiva di un cessate il fuoco in Ucraina. E ciò potrebbe gradualmente ripristinare un contesto energetico più favorevole. In Cina l’attesa di nuovi stimoli fiscali sta infine alimentando un moderato ritorno all’ottimismo. Il vero nodo è forse rappresentato dalla divergenza delle banche centrali, con la Fed che potrebbe restare in stand-by per buona parte del 2025 e una BCE da cui ci si attendono ulteriori tagli dei tassi: questi diversi comportamenti potrebbero amplificare i trend di rallentamento negli Stati Uniti e di ripresa in Europa.
Con molte case che prevedo un anno all’insegna del ritorno verso il capitale di rischio, come dovrebbe muoversi gli investitori azionari alla luce di questo quadro?
Il contesto è ancora favorevole ai mercati azionari, ma si stanno già manifestando delle rotazioni settoriali moto forti. I Magnifici Sette e a catena la tecnologia stanno infatti perdendo slancio, a fronte di una ripresa di interesse di un numero più ampio di comparti e società. Ciò è la conseguenza delle attese di convergenza dei tassi di crescita degli utili tra megacap e resto del mercato, così come del calo di quella forte concentrazione vista nel 2024. Prevediamo che questo trend continuerà e che si renderà necessaria una maggiore diversificazione dei portafogli. Mercati a lungo trascurati, come Europa e Cina, stanno poi riprendendo vigore: in queste aree potrebbero quindi celarsi opportunità che l’anno scorso sono state messe in ombra dal tema dell’IA. In generale ci troviamo in un momento di forte dispersione delle valutazioni, che offre opportunità di ricerca di alpha e di strategie attive.
Qual è la strategia del vostro fondo e come si compone il portafoglio?
La strategia Global Focus si sostanzia in un portafoglio concentrato e senza vincoli, che investe nelle nostre 50 migliori idee azionarie a livello globale. A livello di portafoglio, il nostro obiettivo è offrire una qualità superiore in termini di utili ma anche crescita più rapida e prezzi migliori rispetto al mercato: tre caratteristiche che crediamo possano ritrovarsi contemporaneamente in meno del 3% dell’universo a oggi investibile monitorato. Il team di investimento lavora quindi a stretto contatto con gli analisti della ricerca per selezionare che sono coerenti con i nostri standard.
La selezione è dunque una caratteristica chiave del vostro approccio. Ma come avviene nel concreto?
Applichiamo tre criteri chiave affinché un’azione entri a far parte del portafoglio: valutazioni attraenti, analisi approfondite, convinzione. Per quanto riguarda il prezzo, riteniamo che il valore di un’azione sia determinato da una combinazione tra il suo potenziale di ritorno a lungo termine e la qualità dei flussi di cassa: i nostri analisti valutano quindi il titolo in base a questi due fattori, generando un ‘ritorno atteso’ per ciascuno. Successivamente, ci concentriamo sui titoli con i ritorni attesi più elevati. Siamo comunque consapevoli che le aziende sottovalutate possono rimanere tali per lunghi periodi e, per questo, cerchiamo anche realtà su cui abbiamo un’analisi differenziata: asset, vale a dire, che comprendiamo meglio rispetto al mercato e per i quali possiamo identificare i fattori che ne guideranno la performance futura. Infine, selezioniamo titoli sui quali nutriamo una forte convinzione. Si tratta di imprese di qualità, con utili resilienti e capaci di controllare il proprio profilo finanziario. Una volta combinati questi tre elementi, il nostro universo di investimento si restringe da 2.500 a 50 titoli.
Buona parte del portafoglio è investita in titoli tecnologici, specie di matrice statunitense. Alla luce del caso DeepSeek, pensa che l’AI resterà un tema di investimento?
DeepSeek rappresenta un cambiamento radicale nella riduzione dei costi computazionali, con potenziale innesco di quel ciclo di sviluppo dell’AI generativa tanto atteso ma finora limitato da vincoli di capacità. Mentre alcuni scettici temono che il drastico incremento di efficienza operato dall’azienda cinese possa erodere i margini di profitto del settore, noi crediamo quindi che si verificherà il cosiddetto ‘paradosso di Jevons’: la riduzione dei costi di inferenza sarà cioè compensata da un aumento della domanda, incrementando così il consumo totale e fugando i dubbi di chi credeva che la scarsa accessibilità potesse frenare il mercato. Tutte queste dinamiche non possono insomma che rendere l’intelligenza artificiale una delle più grandi opportunità di crescita dai tempi del lancio di internet e quindi anche un tema centrale per i gestori di investimenti. All’interno della nostra strategia, lo approcciamo concertandoci su singole azioni meglio posizionate per monetizzare e offrire un valore superiore. In particolare, privilegiamo quelle realtà in grado di unire forte posizione di mercato a potenziale di crescita nel comparto: da Apple a Meta fino a Microsoft. Ma poiché è essenziale individuare opportunità lungo tutta la catena del valore, abbiamo deciso di ridurre la nostra esposizione al segmento e di reinvestire i proventi in semiconduttori con valutazioni più interessanti.
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