3 min
L’agenzia di rating abbassa le previsioni di crescita dell’Italia a -10%, con rimbalzo a +5,4% nel 2021. Mentre per l’Istat a luglio e agosto è proseguita la fase di ripresa, anche occupazionale. Produttività e investimenti le criticità, ma il Recovery fund…
.
Dati contrastanti per l’economia italiana. L’Istat vede “estesi” segni di ripresa ma Fitch taglia le stime del pil del nostro Paese per il 2020.
Numeri non incoraggianti arrivano anche dall’eurozona, dove nel secondo trimestre si registra un crollo record per il prodotto interno lordo (-11,8%) e anche per l’occupazione (-9%).
Istat vede (un po’ più) rosa
La caduta del pil italiano nel secondo trimestre è associata a “estesi segnali di ripresa” – scrive l’Istat nella nota mensile di agosto sull’andamento dell’economia italiana – emersi, da maggio, per la produzione industriale e da giugno per i nuovi ordinativi della manifattura e per le esportazioni, che hanno riportato forti incrementi sia verso i mercati Ue sia verso quelli extra-Ue interessando tutte le principali categorie di beni.
A luglio, prosegue l’istituto nazionale di statistica, si sono registrati i primi segnali di recupero anche per l’occupazione accompagnati da una intensificazione della ripresa delle ore lavorate pro capite. Ad agosto, si è ampliata la tendenza alla flessione dei livelli dei prezzi al consumo, ancora condizionati dalla caduta tendenziale delle quotazioni dei prodotti energetici.
L’approfondimento evidenzia comunque “alcune criticità che potrebbero essere oggetto di attenzione nel disegno dei prossimi provvedimenti di rilancio dell’economia”, a partire dalla bassa crescita della produttività che si è avuta negli ultimi anni, unita alla “decisa contrazione del processo di accumulazione del capitale”, scrive Istat.
In Italia, la quota degli investimenti totali sul pil (misurati a prezzi correnti) è del 18,1%, molto inferiore a quella media dell’area euro (pari al 22%). Questa percentuale aveva toccato nel nostro Paese un massimo del 21,3% nel 2008 e un minimo del 16,7% nel 2014.
“Nel 2019”, spiega l’Istat, “la produttività del lavoro italiana ha registrato un incremento pari a 1,2 punti percentuali rispetto al valore del 2010, a fronte di un incremento medio di circa otto punti percentuali in Germania, Francia e Spagna”. La caduta degli investimenti italiani è legata soprattutto a quelli nelle costruzioni.
Fitch abbassa le stime
Criticità riflesse nell’analisi di Fitch sulle prospettive di (de)crescita del Paese. “Il pil italiano si contrarrà del 10% nel 2020 e rimbalzerà del 5,4% l’anno prossimo”, si legge nel rapporto Global Economic Outlook di settembre a cura dell’agenzia di rating, che ha abbassato la prima stima dal precedente 9,5% e rialzato la seconda dal precedente 4,4%, con una mossa che “riflette il punto di partenza più basso per l’attività e l’annuncio di un ulteriore sostegno fiscale a livello nazionale”.
Il pil “è sceso più di quanto ci aspettassimo nel secondo trimestre, contraendosi del 12,8% rispetto a una nostra previsione dell’8,2% a giugno”, spiega un report, secondo cui dopo la fine del lockdown “l’attività economica si è ripresa rapidamente, e questo potrebbe portare a un forte rimbalzo nel terzo trimestre”.
Al tempo stesso i più recenti indicatori ad alta frequenza mostrano “che c’è stata una certa perdita di slancio di crescita” nelle ultime settimane. “È importante sottolineare”, precisa Fitch, “che le nostre previsioni non tengono ancora conto di eventuali spese derivanti dall’approvazione del fondo di recupero dell’Ue da 750 miliardi di euro”.
“Un’occasione straordinaria”
Anche secondo Fitch, dunque, le speranze di un rilancio dell’Italia sono strettamente legate a un corretto utilizzo delle risorse del Recovery fund, definito “un’occasione unica di invertire la tendenza” da Luca Bianchi, direttore di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno.
Nel corso dell’audizione alla Camera sul Recovery Fund, Bianchi ha parlato di “occasione straordinaria di invertire la tendenza, riequilibrare i diritti di cittadinanza fra Nord e Sud, perequare le infrastrutture, abbattere le diseguaglianze fra le aree del Paese, promuovere la coesione per arrivare a una maggiore crescita complessiva”.
Secondo le stime Svimez, senza intervento del Recovery nel 2020 il Centro Nord perderà il 9,6% di pil mentre il Sud perderà l’8,2%. Ma è sul fronte occupazionale che il Sud potrebbe pagare di più, con una perdita di 400mila posti di lavoro e un -6% di occupazione a fronte di un -3,5% al Centro Nord.
Nel 2021 poi – ha spiegato Bianchi – il Sud, senza intervento del Recovery, “rischia di non incrociare la fase di ripresa aumentando ancora di più il divario Nord/Sud”. Secondo le proiezioni di Svimez, senza interventi, nel 2021 il Sud avrebbe un +2,3% di pil mentre il Centro Nord arriverebbe a +5,4% con regioni come Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna a +7/8%.