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L’articolo è pubblicato su FocusRisparmio Magazine di luglio-agosto 2022 dal titolo “La grande rotazione”, disponibile in versione digitale al seguente link.
Il super ciclo delle materie prime apre la porta a politiche fiscali espansive nei Paesi che affacciano sul Golfo Persico, con investimenti in crescita nelle infrastrutture e in settori strategici come il bancario e il turismo
Il super ciclo delle materie prime degli ultimi mesi ha generato vinti e vincitori. Appartengono a quest’ultima categoria i Paesi del Golfo (Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti – UAE) che beneficiano del mix costituito da prezzi del petrolio elevati e tassi di interesse al rialzo. Il prezzo del petrolio ben oltre i 100$ al barile a partire dalla fine del primo trimestre di quest’anno ha consentito a questo gruppo di Paesi di superare anche le difficoltà legate alla pandemia Covid19 e oggi, anche grazie agli introiti petroliferi, la spesa domestica dei Paesi del Golfo sta esplodendo grazie ad una serie di riforme politiche e fiscali che incentivano la creazione di nuclei familiari spingendo così i consumi e quindi la crescita.
Non solo petrolio
Pensare che l’economia del Golfo dipenda (ancora) esclusivamente dagli introiti della filiera petrolifera è sbagliato. “C’è una certa vivacità in tante attività collaterali come l’edilizia e il real estate,telecomunicazioni, nel retail, nel settore bancario, dei mutui e del turismo”, ci spiega Pierpaolo Cassese, product manager e fund selector per la Abu Dhabi Commercial Bank.
“I prezzi elevati del petrolio – analizza l’esperto – stanno supportando politiche fiscali espansive (e.g social welfare programme per le famiglie a basso reddito, finanziamenti a start-up e canoni di locazione annulati per il primo anno di attivita) con notevoli investimenti nelle infrastrutture strategiche, quali l’ammodernamento e/o l’espansione di hub aeroportuali come quello di Dubai, in Kuwait cosi come in Qatar, in occasione dello svolgimento dei Mondiali di Calcio Fifa 2022, transizione energetica verso fonti di energia pulita come idrogeno verde e blu. Saranno queste le nuove iniziative atte a dare vigore al settore terziario del turismo ed intrattenimento così da permettere all’economia dell’area del Golfo di ridurre la dipendenza dalle fonti di petrolio diversificando le fonti di crescita della loro economia”.
Le monarchie saudite da anni stanno implementando piani di investimenti strategici orientati a diversificare le entrate che, a tendere, dipenderanno sempre meno dal settore oil&gas. Ne è un esempio il piano Saudi Vision 2030, una roadmap, annunciata ad aprile 2016 dal principe saudita Mohammed Bin Salman, con l’obiettivo di favorire l’attrazione degli investimenti nei settori non petroliferi. In questo scenario, come dimostra la storica quotazione di Saudi Aramco di qualche anno fa, i governi del Golfo stanno aprendo il capitale delle aziende controllate dai fondi sovrani agli investimenti stranieri privati con notevoli opportunità di ritorni a doppia cifra.
I settori
Fra i settori dove i fondi specializzati sull’area si stanno focalizzando maggiormente, Cassese cita il settore bancario che “sta beneficiando sia dell’espansione del mercato dei mutui che di quello corporate, telco e real estate. Fra gli altri – aggiunge – il settore healthcare ed education. Ci sono poi diverse opportunità a livello di singoli Paesi, sia sul fronte della progressiva sostituzione alla Russia nelle forniture di gas dei flussi verso i Paesi occidentali, sia per quanto riguarda eventi specifici. E il caso del Qatar che si appresta a diventare il fornitore di gas e petrolio alternativo alla Russia per i Paesi europei (+30% in 5 anni) e beneficerà dell’ospitalità dei Mondiali di Calcio 2022.
E’ possibile leggere l’articolo integrale a pagina 65 di FocusRisparmio Magazine di luglio-agosto 2022, disponibile in versione digitale al seguente link.
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