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Per Dow Jones e Nasdaq settembre è stato il peggior mese dell’anno mentre sull’S&P non si registra questa volatilità da marzo 2020. “Potrebbero verificarsi delle divergenze di politica monetaria nel 2022”, osserva Marasciulo di Amundi
Crescita, inflazione, tassi d’interesse: c’è di tutto un po’ fra i temi che hanno catalizzato l’attenzione degli investitori nei primi tre trimestri del 2021, un anno che fino ad agosto non ha dispensato grosse preoccupazioni ma che con settembre ha rivisto tornare la volatilità.
Per Dow Jones Industrial e Nasdaq Composite è stato il peggior mese dell’anno mentre sul grafico dell’S&P 500 bisogna andare a ritroso fino a marzo 2020 (all’epoca dello scoppio della pandemia) per trovare un mese più volatile.
“Sicuramente negli ultimi giorni c’è stato un cambiamento nella retorica di alcune importanti Banche Centrali. Negli Stati Uniti, in occasione dell’ultimo meeting della Fed, il presidente Powell ha affermato che i tempi sono maturi per l’inizio del tapering ovvero la riduzione degli acquisti di titoli obbligazionari e che tale programma verrà ultimato verso la metà del prossimo anno”, spiega a FocusRisparmio Cosimo Marasciulo, Head of fixed income absolute return di Amundi.
“Questo annuncio ha colto di sorpresa gli investitori determinando tre effetti – analizza l’esperto – L’aumento di circa 20 punti base dei rendimenti dei titoli di stato Usa, l’apprezzamento del dollaro americano ed un aumento della volatilità nei mercati azionari”.
Anche sulla sponda europea dell’Atlantico l’inflazione è stata la grande protagonista sotto i riflettori dei mercati. I prezzi al consumo della zona euro sono aumentati del 3,4% a settembre rispetto a un anno prima, il ritmo più veloce dal 2008, secondo una prima stima ufficiale. Ma il dato è molto variegato a livello nazionale: l’inflazione è al 4,1% in Germania, un 2,7% in Francia e solo l’1,3% in Portogallo; questo scenario intralcia il percorso dei mercati finanziari e complica il compito della Banca centrale europea rispetto alle omologhe negli Usa e in Gran Bretagna.
“La Banca centrale inglese ha anche segnalato che l’inizio del ciclo di rialzo tassi potrebbe iniziare presto. Dall’altro lato la Banca Centrale Europea rimane invece attendista e valuterà come il quadro inflattivo e di crescita si evolverà nei prossimi mesi”, aggiunge Marasciulo che sottolinea quindi che “i segnali da parte delle Banche Centrali non sono univoci e potrebbero verificarsi delle divergenze di politica monetaria nel 2022”.
Le previsioni sull’ultimo trimestre
Nei mesi a seguire le cose saranno complicate dall’impennata dei prezzi delle materie prime. “La ripresa dell’economia mondiale negli ultimi mesi ha registrato un’impennata della domanda di beni che l’offerta non è riuscita a soddisfare causando così un aumento dei prezzi dei beni e delle materie prime – osserva il manager di Amundi – In teoria questo effetto dovrebbe essere transitorio ma nella realtà si sta mostrando piuttosto persistente e le aspettative di inflazione rimangono alte”.
I timori del mercato sono che questo trend possa rendere più tortuosa la ripresa delle Borse e avere ripercussioni sul mercato del credito. Le grandi attenzionate in questo processo saranno ancora una volta le Banche centrali, con i meeting di novembre e dicembre che saranno gli eventi più attesi dell’anno. “Ciò rende complessa l’azione di politica monetaria in un contesto che comincia ad essere stagflattivo ovvero caratterizzato da crescita in rallentamento ma inflazione ancora alta. Pertanto, sono prevedibili divergenze di politica monetaria nel 2022 in base alle dinamiche delle diverse economie e dei diversi obiettivi delle Banche Centrali”, conclude Marasciulo.
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