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La banca d’affari osserva un aumento generalizzato dei premi per il rischio. “Meno pronunciato per le azioni statunitensi, che in questo momento vediamo favorite rispetto a quelle europee”, spiegano gli analisti
Guerra, complessità geopolitiche, inflazione, sono tutti fattori che stanno alimentando l’aumento dei premi al rischio nei mercati azionari e del credito a livello globale. È quanto osservano gli analisti di Goldman Sachs che hanno partecipato a una tavola rotonda virtuale dal titolo “Equities vs Credit: Navigating Risk and Finding Reward” durante la quale sono stati analizzati pro e contro di detenere azioni o credito all’interno del portafoglio in questa fase particolarmente delicata.
“In questa fase gli investitori azionari sono nervosi”, nota Peter Oppenheimer, global chief equity strategist della banca americana. “Osserviamo un aumento generalizzato dei premi per il rischio – aggiunge – ma meno pronunciato per le azioni statunitensi, che in questo momento vediamo favorite rispetto a quelle europee”. A pesare su queste ultime, secondo l’esperto della banca d’affari, è la prossimità geografica con il conflitto in Ucraina e la maggior dipendenza energetica da Mosca.
Le preferenze degli investitori – prosegue Oppenheimer – andrebbero convogliate verso quelle società che possiedono alcune caratteristiche di resilienza come “qualità del business, alta disponibilità di liquidità e capacità di gestione delle scorte di magazzino”.
L’altro lato della medaglia della guerra è il ritorno di instabilità nei mercati del credito, un fattore che potrebbe rallentare la marcia delle banche centrali nel processo di ritiro degli stimoli monetari, ma anche convincere i policy maker della necessità di ulteriori stimoli fiscali. “In termini di prospettive di politica monetaria, gli effetti sono contrastanti. I prezzi delle materie prime stanno aumentando drasticamente, dato il ruolo della Russia come principale produttore ed esportatore di petrolio, gas e altre derrate agricole, che sta alimentando una maggiore inflazione e condizioni finanziarie più restrittive”, commenta Lotfi Karoui, global chief credit strategist di Goldman Sachs.
Ma è un trend che l’analista si aspetta di vedere più sul versante fiscale che monetario. “Le nostre opinioni principali, sia per la Bce che per la Fed, rimangono piuttosto aggressive”, spiega Karoui, che sottolinea come uno degli effetti collaterali del conflitto è che la politica fiscale è costretta ad essere piuttosto espansiva in Europa per molti anni. E cita i casi della Germania, dove sono stati assunti forti impegni per aumentare i budget per la difesa, e degli investimenti in energie rinnovabili. “Se questo deve essere replicato in altri paesi europei sarà un fattore trainante di ampi deficit di bilancio. Ciò significa rendimenti più elevati sui paesi principali dell’Unione e possibilmente spread più ampi sui titoli di stato”, conclude il capo analista globale del credito.
Entrambi gli strategist della banca americana hanno concluso che, in caso di escalation sul fronte ucraino, la maggior parte degli investitori riesaminerà le valutazioni.
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