Per il manager delle soluzioni Cio esternalizzate della fund house gli investitori vanno accompagnati in questa fase di ribilanciamento del portafoglio. “C’è una tendenza a diversificare le componenti azionarie e obbligazionarie liquide con un maggior ricorso a private equity e private debt”, afferma
Nicolò Foscari, head of Multi-Asset Insurance & Risk Solutions, Outsourced Chief Investment Officer (Ocio) Solutions di Amundi
Gli investitori istituzionali italiani sono di fronte a una fase di cambiamento molto importante. Le aree finanza e investimenti in particolare sono chiamate a favorire un ribilanciamento fra componente liquida e illiquida del portafoglio in modo da interpretare al meglio i cambiamenti in atto nel mondo finanziario.
“Le necessità principali sono due: la prima è quella di efficientare la componente liquida del portafoglio, anche aumentando la quota di investimenti sostenibili, la seconda implementare soluzioni di investimento alternative che vadano a compensare il calo dei rendimenti nei mercati liquidi tradizionali”, spiega a FocusRisparmio Nicolò Foscari, head of Multi-Asset Insurance & Risk Solutions, Outsourced Chief Investment Officer (Ocio) Solutions di Amundi, la divisione creata nel 2021 dall’asset manager francese che offre servizi di investimento rivolti a clienti istituzionali e family office.
Lanciata lo scorso febbraio, a novembre l’intera divisione in Italia contava circa 50 miliardi di asset under advice.
“Vediamo aumentare il grado di complessità dei portafogli, specialmente per quanto riguarda la componente illiquida che progressivamente conquista sempre più spazio. Nel tempo crescono da un lato gli investimenti in asset alternativi come private equity, private debt, real estate, infrastrutture, mentre dall’altro c’è sempre più domanda di investimenti sostenibili (Esg) nella parte liquida del portafoglio. In entrambi gli ambiti c’è bisogno di conoscenze approfondite e skills analitiche molto specifiche che però non sono sempre presenti in modo completo in alcune istituzioni che incontriamo sul mercato”, afferma Foscari.
Da dove viene questo modello di business?
È un’esperienza, come spesso accade nel mondo della finanza, importata dal mercato statunitense dove l’outsourcing di specifiche aree delle attività di investimento è una pratica molto diffusa. È molto raro trovare enti istituzionali che non abbiano messo in piedi una partnership o una relazione di questo genere. La complessità dei mercati ha sicuramente creato nuove difficoltà operative, ma anche opportunità in nuove strategie di portafoglio: fare leva su team di OCIO è un buon modo per catturare a pieno queste opportunità.
Il vostro servizio è un supporto per i comitati investimenti o in sovrapposizione?
È un servizio di affiancamento, non sostituzione, alla direzione investimenti di investitori istituzionali ma anche tesorerie aziendali e family office. Il servizio riguarda l’advisory a 360° ma può riguardare anche solo alcuni aspetti specifici della portfolio construction. L’obiettivo è aiutare i clienti a focalizzarsi sui loro obiettivi strategici, affidando ad Amundi alcune o tutte le funzioni di investimento tipicamente svolte da un comitato investimenti. Ciò vale in particolar modo per la parte illiquida del portafoglio d’investimento che oggi, soprattutto per alcune categorie di investitore istituzionale, è quella soggetta ai maggiori cambiamenti.
Qual è la consapevolezza nel mondo istituzionale italiano?
Le tipologie di investitori istituzionali sono tante ed eterogenee fra loro, ciascuna con proprie peculiarità. Ciò che le accomuna tutte, però, è la presa di consapevolezza verso la necessità di adottare nuovi modelli di asset allocation strategica. Specialmente nella componente illiquida del portafoglio, si tratta di un percorso lungo che però può incontrare alcune difficoltà nell’implementazione delle varie fasi: comincia con l’ideazione e costruzione della strategia target, segue con la fase di due diligence, che richiede accesso e selezione ai migliori managers, e infine si conclude con la gestione operativa dell’investimento.
Come impatta sulle scelte di portafoglio?
Certamente è presente una tendenza a diversificare le componenti azionarie e obbligazionarie liquide con un maggior ricorso al private equity e private debt. Vediamo anche una crescita nell’interesse verso soluzioni real estate e infrastrutture, sempre in una logica di diversificazione e cash flow matching. Poi ognuna di queste quattro categorie che ho elencato si compone di altre sottocategorie molto più specifiche come il leverage buyout primario e secondario per il private equity, il direct lending per il private debt e così via.
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