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L’annuncio del presidente: “Useremo tutti gli strumenti per sostenere l’economia”. Ma Wall Street chiude contrastata
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Tassi vicini allo zero per anni. La Fed segnala che lascerà il costo del denaro invariato ai livelli attuali, fra lo 0 e lo 0,25%, almeno fino al 2023, ovvero fino a quando non sarà raggiunta la massima occupazione e un’inflazione al 2%.
Una politica quindi molto accomodante per aiutare una “ripresa molto incerta”, sulla quale pesano “rischi al ribasso” e il cui “andamento è legato al coronavirus”, spiega il presidente Jerome Powell, parlando di una crisi “severa”.
“Ci vorrà del tempo” per tornare ai livelli pre-pandemia, mette in evidenza il presidente della Fed, osservando come la strada per la piena occupazione è ancora lunga e ribadendo, come aveva fatto nei mesi scorsi, come le donne, gli afroamericani e gli ispanici sono coloro che pagano il prezzo più caro in termini di lavoro.
La banca centrale, nella sua ultima riunione prima delle elezioni americane, torna quindi a invitare il Congresso ad aiutare l’economia.
“Ulteriori stimoli potrebbero essere necessari”, osserva Powell. Ma al momento fra il Congresso e la Casa Bianca c’è una totale impasse, con i democratici e i repubblicani su posizioni distanti anni luce e indiscrezioni sul fatto che la speaker della Camera e Donald Trump non si parlano da ottobre.
A premere sui repubblicani per fare di più è comunque lo stesso presidente americano, che vede in nuovi stimoli all’economia e aiuti diretti agli americani una strada che vincere le elezioni. Gli stimoli finora concessi, ammette Powell, hanno fatto la differenza per l’economia.
La contrazione del pil prevista per quest’anno sarà infatti inferiore alle attese e pari al 3,7%, decisamente meno del 6,5% stimato in giugno. Per il 2021 la crescita è stimata al +4%, meno del 5% previsto in precedenza, mentre il 2022 è previsto un +3,0%.
Il tasso di disoccupazione si attesterà invece quest’anno nel 7,6%, meno del 9,3% previsto in giugno, per poi scendere al 5,5% del 2021 e del 4,6% del 2022.
Un miglioramento per il 2020 che comunque non deve far illudere, dice la Fed. Anche se “l’attività economia e il tasso di disoccupazione sono migliorati negli ultimi mesi” restano ancora “ben al di sotto dei livelli” pre-virus.
Per aiutare l’economia e favorire una piena ripresa servono azioni dal punto di vista sanitario. “Test economici e rapidi per il coronavirus aiuterebbero l’economia”, così come il distanziamento sociale e l’uso della mascherina, mette in evidenza Powell.
Una presa di posizione, quella del presidente della Fed, che rischia di riaccendere le ire di Trump, lo scettico per eccellenza delle mascherine che in passato non ha mancato di criticare la Fed. Powell comunque rassicura: la banca centrale userà tutti gli strumenti a sua disposizione per aiutare l’economia perché’ non è vero “che ha finito le munizioni, può fare ancora molto”.
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Le reazioni dei mercati Usa
Le scelte accomodanti della Fed non bastano tuttavia a Wall Street, appesantita dal cattivo andamento del comparto tecnologico.
Soltanto il Dow Jones ha terminato in territorio positivo, con un modesto rialzo dello 0,14% a 28.033 punti.
Il Nasdaq ha però ripiegato dell’1,25% a quota 11,050, trascinando in ribasso anche l’S&P 500 che ha perso lo 0,43% a 3.386.
Apple ha penalizzato l’intero comparto, con una perdita del 2,95%, il giorno dopo la presentazione dei nuovi iPad e Apple watch. Ma tutti i Faang hanno pagato dazio: Facebook ha ceduto il 3,27%, Amazon il 2,47%, Netflix il 2,45% e Alphabet (Google) l’1,59%. Giù anche Microsoft, in ribasso dell’1,79%.
Le decisioni della Fed erano state d’altronde già ampiamente scontate dal mercato, che invece resta assai più preoccupato dalle prospettive economiche. E così gli investitori si sono concentrati più sulle preoccupazioni della banca centrale per la vulnerabilità della ripresa che sulla scelta di mantenere i tassi vicino allo zero presumibilmente almeno fino al 2023.