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Per il fondatore di Tudor Investment Corporation, il ciclo rialzista non è ancora terminato ma le valutazioni sempre più elevate aumentano il rischio di una futura correzione violenta. E il paragone con la bolla DotCom non è improprio
La rivoluzione dell’intelligenza artificiale potrebbe continuare a sostenere i mercati finanziari ancora per uno o due anni, alimentando un ciclo di crescita paragonabile a quelli generati dall’affermazione del personal computer negli anni Ottanta e dalla diffusione di Internet negli anni Novanta. Ne è convinto Paul Tudor Jones, uno degli hedge fund manager più noti di Wall Street, che pur mantenendo una visione costruttiva sul breve periodo mette in guardia gli investitori sullo scoppio di una bolla simile a quella dei titoli DotCom nel Duemila. Intervistato dalla Cnbc il fondatore di Tudor Investment Corporation ha infatti spiegato di vedere nell’attuale fase di sviluppo dell’AI un potenziale trasformativo destinato a produrre significativi incrementi di produttività e crescita economica ma non senza rischi legati a valutazioni sempre più elevate.
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L’AI come Internet: un ciclo ancora a metà strada
Jones ha affermato che l’intelligenza artificiale si trova oggi in una fase simile a quella vissuta da Internet a metà degli anni Novanta, quando la diffusione commerciale della rete iniziò ad accelerare grazie all’adozione di nuove tecnologie e piattaforme. L’investitore ha individuato due precedenti storici particolarmente rilevanti: l’ascesa di Microsoft nei primi anni Ottanta e il boom del Web culminato con il lancio di Windows 95. “Entrambi hanno rappresentato l’inizio di lunghi cicli di crescita della produttività e dei mercati finanziari”, ha detto. Alla luce di questa considerazione, il guru ritiene che il processo di adozione dell’AI sia ancora lontano dalla piena maturazione e che il mercato possa beneficiare di altri uno o due anni di rialzi prima di raggiungere una fase più avanzata. “È stata percorsa soltanto una parte del ciclo”, ha chiarito.
Il rally tecnologico continua a sostenere Wall Street
Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui i mercati azionari statunitensi continuano a essere trainati dall’entusiasmo per gli algoritmi. Negli ultimi anni gli investitori hanno infatti concentrato ingenti flussi di capitale sulle società maggiormente esposte al tema, dai produttori di semiconduttori agli operatori del cloud computing fino a software house impegnate nello sviluppo di applicazioni di AI generativa. Una dinamica ha contribuito a spingere l’S&P500 verso nuovi massimi storici, alimentando aspettative di una profonda trasformazione dei processi produttivi e dei modelli di business in numerosi settori dell’economia. Per Jones, tuttavia, il mercato sta già incorporando una parte significativa di queste aspettative positive e ciò impone anche alla luce prospettive favorevoli sul lungo periodo.
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Il rischio di una bolla non va sottovalutato
Pur riconoscendo il potenziale della nuova tecnologia, il gestore americano ha sottolineato come il clima che si respira oggi sui mercati ricordi per certi aspetti la fase finale della bolla Internet. “Se l’AI è ancora nelle prime fasi di sviluppo dal punto di vista tecnico”, ha detto, “il livello di entusiasmo raggiunto dai mercati finanziari attorno al tema appare più vicino al picco del 1999 che precedette la bolla delle DotCom e il successivo crollo dei listini”. Jones ha osservato che un’ulteriore accelerazione dei mercati potrebbe portare il rapporto tra capitalizzazione di Borsa e Pil USA su livelli estremamente elevati, creando le condizioni per future correzioni particolarmente severe. Per questo motivo, pur restando positivo sull’evoluzione del settore, ha invitato a non ignorare i rischi derivanti da valutazioni sempre più tese.
Investimenti in crescita, ma resta il nodo regolamentazione
Nonostante le preoccupazioni sulle valutazioni, Jones ha comunque confermato alla Cnbc di aver incrementato l’esposizione verso il comparto dell’intelligenza artificiale. Senza indicare nomi specifici, ha spiegato di investire attraverso panieri diversificati in maniera coerente con il proprio approccio da macro trader. Accanto alle opportunità economiche, il finanziere ha individuato però anche una serie di rischi strutturali. In particolare, ritiene che lo sviluppo degli algoritmi richiederà inevitabilmente un intervento normativo da parte dei governi. Una sfida che, a suo avviso, accompagnerà la prossima fase della rivoluzione tech.
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