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Bond sopravvalutati e di scarso appeal. Equity su valori medi di p/e superiori alla media. E materie prime che potrebbero accusare i contraccolpi di un apprezzamento del dollaro generato dalla dicotomia di politica monetaria delle banche centrali in Usa e Ue. Come districarsi allora nel labirinto delle varie asset class? In un’ottica di breve periodo, meglio far pendere l’ago della bilancia a favore del mercato azionario. Aumentando, però, il grado di rischio del proprio portafoglio. Un compromesso potrebbe essere indirizzarsi vero un altro strumento: le obbligazioni convertibili. Nel 2016 scorso sono state fortemente bistrattate, con importanti deflussi a seguito di un ampio fenomeno di fuga dal rischio che ha impattato tutte le forme di investimento legate all’equity. Ma quest’anno potrebbero prendersi la loro rivincita.
“Quello che è successo all’universo delle convertibili nel 2016 dovrebbe essere messo in prospettiva con quanto accaduto nel 2008 e nel 2011 – fa notare Nicolas Delrue, head of investment specialists & senior convertible bond investment specialist di Union Bancaire Privée – In ognuno di questi periodi, la performance delle obbligazioni convertibili è stata guidata dai flussi più che dai fondamentali”. Da dicembre 2015, l’ammontare aggregato dei deflussi dalle obbligazioni convertibili domiciliate in Europa è stato di 9,6 miliardi di euro, ben al di sopra dei livelli registrati in seguito alla crisi dei mutui subprime (7,2 miliardi di euro) e alla crisi del debito sovrano dell’area euro (7,6 miliardi). “Tuttavia, nel primo mese dell’anno abbiamo visto nuovi segni d’interesse da parte degli investitori, il che ci fa pensare che potremmo essere alla fine di questo sell-off e che i flussi stiano invertendo rotta – aggiunge Delrue – Nel primo semestre dello scorso anno, poi, la volatilità implicita delle convertibili europee è scesa dal 32,5% al 24,7 per cento. Da quel livello, ha poi iniziato a invertire la sua tendenza con effetti di supporto per questa asset class”.
Inoltre, l’inversione di politica monetaria della Federal Reserve, che dopo il rialzo di dicembre 2016 dovrebbe continuare ad alzare i tassi anche quest’anno (le attese sono per tre rialzi), è un segnale forte a favore dei bond convertibili. “Gli ultimi 15 anni mostrano che, in ogni periodo in cui si è verificato un incremento concreto dei tassi d’interesse, le obbligazioni convertibili hanno sovraperformato i bond ordinari, dimostrando un comportamento simile a quello dell’azionario – continua l’esperto di Ubp – Questo aspetto fortemente attrattivo deriva dalla componente opzionale intrinseca a questa asset class che, essendo positivamente correlata ai movimenti dei tassi d’interesse, attenua le perdite sul fronte obbligazionario”.
Insomma, si prospettano mesi positivi per i mercati azionari e per tutte le asset class collegate. Ma allora perché preferire i convertibili all’equity? Perché le azioni presentano un downside risk maggiore. “Maggiori tassi sull’obbligazionario, a fronte di un miglior scenario di crescita macroeconomica, non dovrebbero influenzare negativamente il mercato azionario – conferma Anja Eijking, gestore di Bmo Global Am – Tuttavia, le azioni potrebbero essere ostacolate da uno scenario di cosiddetto taper tantrum, con le banche centrali sempre più pronte a ridurre i propri programmi di quantitative easing o aumentare i tassi di interesse senza nessun miglioramento apparente sul fronte macroeconomico”. Nel 2017, in aggiunta, si dovranno tenere elezioni in Francia, Germania e Olanda e i crescenti fronti populisti, così come le negoziazioni sull’articolo 50 che saranno innescate dalla Brexit, potrebbero avere una certa influenza sui risultati delle elezioni. “A fronte di un’attesa di crescita o contrazione del mercato azionario pari a +20%/-20% in un anno, ci aspettiamo che nello stesso arco temporale le convertibili possano rendere rispettivamente il +12,8% e il -7%”, conclude Eijking.