Fra le tendenze in atto investimenti alternativi, private equity e co-investimenti diretti nei progetti infrastrutturali. “La complessità si fronteggia con la qualità”
David Cienfuegos, Senior director e Head of Investments Continental Europe per Willis Towers Watson (WTW)
Storicamente gli investitori istituzionali si sono posizionati nel reddito fisso e negli ultimi dieci anni hanno beneficiato della caduta dei rendimenti (quindi dell’apprezzamento dei titoli obbligazionari in portafoglio, ndr) avvenuta in conseguenza alle politiche monetarie non convenzionali adottate dalle principali banche centrali.
Ora però il combinato disposto di prezzi alti e rendimenti bassi dei titoli di nuova emissione o già presenti sul mercato secondario crea nuove esigenze di riposizionamento dei portafogli. E questa sfida è la stessa per tutti gli istituzionali a livello globale, tanto in Italia quanto in altre parti del mondo.
“Nell’immaginario collettivo l’allocazione di un fondo pensione segue la tradizionale logica del 25-30% in azioni e 65-70% nel reddito fisso. La realtà è più complessa di così”, chiarisce David Cienfuegos, Senior director e Head of Investments Continental Europe per Willis Towers Watson (WTW), società globale che fra i numerosi rami di business in cui è attiva si occupa anche di servizi di advisory per investitori istituzionali in tutto il mondo.
Fra i clienti della società – che conta masse in consulenza per circa 3.000 miliardi di euro in tutto il mondo e circa 600 miliardi in Europa – ci sono alcuni fra i maggiori fondi pensione italiani.
Cienfuegos spiega a FocusRisparmio che oggi la capacità dei titoli di Stato o delle obbligazioni societarie investment grade di fornire protezione quando i mercati azionari scendono è venuta meno. “Entrando nel dettaglio di un’asset allocation istituzionale oggi si trovano esposizioni verso il settore immobiliare, asset reali, debito dei mercati emergenti o high yield, e altre porzioni di portafoglio minoritarie rispetto alla parte core-strategica del portafoglio”.
Come efficientare il rapporto rischio-rendimento
Cienfuegos cita il Global Pension Asset Study di Thinking Ahead Institute, organizzazione indipendente e senza fini di lucro creata da WTW per condurre ricerche per il mondo degli istituzionali, che rivela come oggi i portafogli istituzionali siano evoluti e si discostino sempre più dall’allocazione tradizionale vista nell’ultimo decennio.
“Oggi in media circa il 25-30% di un portafoglio istituzionale è posizionato su investimenti alternativi. L’azionario è salito nel range 30-35% mentre l’allocazione in obbligazioni è scesa a circa il 30% delle attività totali”, illustra il manager.
L’esperto è convinto che la maggior parte dei clienti istituzionali cominci a capire che ci troviamo in un nuovo paradigma per i mercati globali: “Gli investitori cercano vie alternative per aumentare il rendimento del portafoglio senza dover semplicemente allocare tutto il budget a disposizione ricorrendo al mercato azionario – spiega – Possiamo dire che la combinazione fra private equity e azioni quotate crea un mix di rischio-rendimento migliore rispetto al passato”.
Vale lo stesso per il mercato del credito dove “abbiamo assistito a una netta riduzione della componente di titoli di Stato”. “La porzione di portafoglio prima occupata dal debito governativo oggi è posizionata su debito emergente, corporate bond high yield e, più recentemente, dal credito alternativo”. Quest’ultimo aspetto è, secondo Cienfuegos, il più innovativo e interessante.
Co-investimenti nell’economia reale
“I grandi fondi pensione alla ricerca di impieghi remunerativi dei capitali si rivolgono sempre meno al debito pubblico, ormai caratterizzato da rendimenti a zero o negativi”; spiega il manager di Willis Towers Watson. Ecco allora che si fa largo una tendenza: quella degli investimenti diretti in progetti legati a infrastrutture e all’economia reale, talvolta assistiti da garanzie statali.
I benefici potrebbero essere molteplici. Da un lato non aumenta il debito pubblico, dall’altro vengono a crearsi forme di investimento più redditizie ma con livelli di rischio non proibitivi.
Cienfuegos riconosce che si corre il rischio legato all’illiquidità dell’investimento “ma dall’altro lato non si è esposti alle fluttuazioni e agli umori del mercato. Per un investitore orientato al lunghissimo periodo – come sono i fondi pensione – i vantaggi superano gli svantaggi”.
E aggiunge: “la maggior parte dei progetti di questo tipo sull’economia reale che vediamo a livello globale si concentra sui grandi temi che emergono dopo questa pandemia: infrastrutture sanitarie, servizi di assistenza per l’invecchiamento e altri collegati ai megatrend demografici”.
“La complessità si fronteggia con la qualità”
Le ultime osservazioni di Cienfuegos sul mercato istituzionale globale riguardano gli aspetti più pratici. Nell’ultimo decennio abbiamo visto l’affermarsi dei prodotti passivi, sempre più utilizzati dagli investitori istituzionali per le esposizioni core.
“Il ricorso a questi strumenti ha garantito l’implementazione di allocazioni strategiche a basso costo, nell’ottica di ridurre alcune inefficienze dei prodotti a gestione attiva”, analizza Cienfuegos, osservando come oggi il mondo istituzionale abbia esigenze più complesse rispetto al passato, “per cui i soli Etf non possono più bastare”.
“Questo tipo di investitori sono orientati al lunghissimo periodo – chiosa – ma dall’altro lato devono anche considerare esigenze di cassa e stabilità portafoglio che influiscono sulle scelte di strumenti efficienti ma che devono però generare rendimenti sostenibili e di lungo periodo”.
“Oggi è richiesto uno sforzo in più a questo tipo di investitori; da un lato ampliare gli orizzonti verso prodotti di maggior qualità e dall’altro richiedere consulenza di alto livello”, conclude Cienfuegos.
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