Più masse per meno partner, ossia specializzazione e concentrazione: questi i fenomeni osservati dal manager che considera questo modello come una forma evoluta di apertura al multi-manager. “Credo che guadagnerà ancora più spazio sia in termini di masse in gestione che in termini di proposizione commerciale nei prossimi anni”, afferma
Andrea Boggio, head of Continental Europe e head of Italy di Jupiter
Partito in sordina oltre 10 anni fa con pochi pionieri italiani ed esteri, il sub-advisory oggi è uno dei trend più significativi osservabili sul panorama italiano ed internazionale nell’industria del risparmio gestito. Questa formula prevede, in parole semplici, che grandi case di investimento affidino a gestori terzi la gestione in delega di alcuni comparti (che spesso diventano co-branded) realizzando di fatto prodotti multi-manager pur mantenendo la “titolarità” del veicolo di investimento.
Una recente ricerca di Cerulli Associates mette in evidenza che le masse dei fondi sub-advised domiciliati in Europa nel 2020 sono cresciute dell’1,1% su base annua, un ritmo più lento rispetto al passato ma che gli esperti interpellati dalla società di consulenza vedono continuare a crescere.
Un tema che FocusRisparmio affronta con Andrea Boggio, head of Continental Europe e head of Italy di Jupiter.
Quali sono le vostre aspettative sul mercato della sub-advisory in Italia?
Il mercato dei mandati di gestione in sub-advisory si è sviluppato moltissimo ma rimane oggi retaggio dei gruppi di maggior dimensione che vogliono affidare a specialisti alcune tipologie di gestioni alle quali non pensano di aggiungere sufficiente valore con una gestione in-house. Dal momento che il sub-advisory permette numerosi vantaggi sia per i gestori che per i clienti finali e rappresenta una forma evoluta di apertura al multi-manager, credo che guadagnerà ancora più spazio sia in termini di masse in gestione che in termini di proposizione commerciale nei prossimi anni.
Quali ritenete siano i principali vantaggi della sub-advisory per clienti, distributori, Sgr?
Il modello di gestione in sub-advisory, come accennavo in precedenza, presenta una serie di vantaggi per tutti gli stakeholder coinvolti. I clienti finali possono contare sul fatto che per accedere ad una delega (che spesso significa essere partner), un asset manager deve attraversare un processo di selezione severissimo e dimostrare di essere “il migliore” in quell’area. Quindi per il cliente finale tipicamente il vantaggio è la qualità del prodotto di investimento. Per il gestore delegato (la Sgr) il vantaggio è tipicamente il fatto che le masse ricevute in gestione sono ingenti, quindi il vantaggio sono i volumi. Per le reti il vantaggio è quello di poter offrire, talvolta in esclusiva, un prodotto competitivo e performante, co-brandizzato nella maggior parte dei casi con la propria fabbrica-prodotto e quindi “fidelizzante”.
Cosa ne pensate del mondo delle reti e private bank italiane, lo ritenete pronto a un sistema di architettura “guidata”? Perché?
Credo che oggi le reti di distribuzione in Italia siano ancora in fase di trasformazione ed evoluzione e che il modello di architettura guidata stia diventando prevalente. Mi spiego meglio: sono passati ben oltre dieci anni dall’implementazione di Mifid 1 e circa quattro dalla Mifid 2 e gli effetti principali che osservo sulle reti sono la specializzazione e la concentrazione. Specializzazione perché si cerca sempre più di offrire alle fasce diverse di clientela prodotti e servizi adeguati e specializzati a seconda del grado di sofisticazione del cliente, concentrazione perché il numero di case di investimento partner che le reti tengono mediamente si va drasticamente riducendo. Più masse per meno partner. Conseguentemente molte reti si sono trasformate da “supermercati” di fondi dove ogni consulente era libero di offrire ciò che preferiva a modelli di architettura fortemente guidata, cioè basata su portafogli fondamentalmente pre-costruiti negli headquarter, da team di professionisti dell’advisory.
Quali sono gli aspetti peculiari che caratterizzano le vostre strategie e gestioni e vi differenziano dalle altre case?
Ci sono due tratti distintivi molto importanti che caratterizzano Jupiter. Il primo è la gestione attiva. Tutto quello che viene gestito in Jupiter ha lo scopo di essere diverso dal benchmark e di batterlo, anche di molto (oppure di fare vero absolute o total return, nel caso di questo tipo di gestioni). Gestione attiva è da intendersi anche nel campo Esg, dove Jupiter è impegnata nello stewardship, ovvero a votare nelle assemblee affinché i comportamenti devianti delle imprese in cui si investe vengano modificati a favore della sostenibilità ambientale, sociale e di governance. Il secondo è il fatto di non avere una “house view”. Ogni gestore è assolutamente libero di implementare, nel rispetto del proprio mandato, le proprie idee e convinzioni negli investimenti. Ciò evita anzitutto che i fondi vadano tutti nella medesima direzione, specie quando il contesto di mercato è negativo, e permette ai talenti, che noi chiamiamo active minds, di esprimere tutto il proprio potenziale
Quali sono i prodotti della gamma distribuita in Italia su cui si concentra il piano di sviluppo commerciale di Jupiter e perché?
Concentriamo particolare attenzione su soluzioni di investimento dove siamo in grado di fare una grossa differenza o di essere estremamente distintivi o unici, come ad esempio Gold & Silver, unico fondo Ucits che permette di investire in oro e argento fisici (che noi chiamiamo metalli monetari) e nei relativi miners (società di estrazione) in proporzione attivamente gestita a seconda dei momenti di mercato. Global Ecology Diversified, una delle pochissime soluzioni di investimento Esg Multiasset, al vertice della sua categoria e con rating Esg eccellente. Global Equity Growth Unconstrained, gestito dalla boutique NZS Capital (Non Zero Sum), partecipata da Jupiter, che è un esempio di gestione assolutamente originale, basata sul complexity investing e sulle aziende che producono risultati Non Zero Sum per tutti gli stakeholder. Ultimo esempio Strategic Absolute Return Bond (Sarb), che grazie alla sua capacità di andare lungo o corto su tutte le curve è una efficace soluzione anche in un contesto di reflazione e di tassi al rialzo.
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