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Adam Riley, head of International Wealth Platform Strategy di BlackRock Systematic, racconta come l’intelligenza artificiale e la gestione sistematica stiano impattando il rapporto tra gestore e investitore. Dalla trasparenza dei modelli alla costruzione dei portafogli, fino al ruolo dell’umano nella lettura dei segnali: “La chiave è coniugare la potenza del dato con la visione di mercato”
Negli ultimi anni l’adozione dell’intelligenza artificiale nell’industria dell’asset management ha subito un’accelerazione senza precedenti. I modelli generativi hanno reso tangibile ciò che prima era appannaggio dei soli sviluppatori e analisti quantitativi. BlackRock, che con la divisione di systematic investing ha 40 anni di esperienza nelle strategie data-based e 317 miliardi di dollari di asset under management (dati BlackRock aggiornati al 31 marzo 2025), ha ulteriormente accelerato nei campi dei big data, del natural language processing e del machine learning.
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FocusRisparmio ha incontrato Adam Riley, head of International Wealth Platform Strategy del team Systematic del primo asset manager al mondo per masse gestite, per parlare della natura e della scala dell’innovazione in corso.
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha conosciuto una nuova fase di sviluppo. Qual è stato il vero fattore abilitante?
La tecnologia di per sé non è nuova, ma è il combinato di due elementi a renderla oggi decisiva: da un lato l’esplosione della quantità e varietà dei dati disponibili, dall’altro la capacità di calcolo, che oggi raddoppia ogni sei mesi. Nell’ambito degli investimenti sistematici, dove tutto nasce e finisce con il dato, questo cambio di passo è stato fondamentale. L’introduzione dei large language model, accessibili a tutti e utilizzabili in tempo reale, ha reso l’AI una tecnologia concreta, comprensibile, e ha cambiato il modo in cui gli stessi clienti si relazionano alla gestione attiva. Il salto è stato culturale oltre che operativo. Il nostro team Systematic integra oltre 500 fonti di dati non strutturati, tra cui trascrizioni di conference call sui risultati finanziari, documenti normativi e sentiment delle notizie, coprendo oltre 78.000 asset con disponibilità di dati coerente. Grazie ai significativi progressi nell’infrastruttura della piattaforma BSYS, ora siamo in grado di eseguire una simulazione azionaria quinquennale in soli 1,8 secondi, rispetto alle tre ore del 2004. Tutte capacità che alimentano applicazioni di segnali reali nella generazione di alfa, nella mitigazione del rischio e nella costruzione di portafogli.
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Possiamo fare un esempio concreto dell’uso dell’AI nel day-by-day di un gestore sistematico?
Un caso interessante è “B-Sent”, il nostro modello proprietario di analisi del sentiment nei report degli analisti. Ogni giorno elabora circa 6.000 documenti e genera insight sulla visione delle aziende e del mercato da parte della comunità sell-side. Ma l’elemento più innovativo è il nostro “thematic robot”: combina report, earning call e titoli di giornale per identificare in tempo reale i temi di breve periodo e costruire basket tematici. Durante il Covid 19, il team BSYS ha iniziato a implementare operazioni tattiche a breve termine attraverso panieri azionari nei portafogli, consentendoci di identificare opportunità legate al lavoro da remoto o alle riaperture. Oggi, grazie al progresso dei modelli linguistici di grandi dimensioni, siamo in grado di utilizzare la tecnologia per costruire panieri azionari in un arco di tempo molto più breve e l’abbiamo utilizzata per valutare l’impatto di nuove tariffe, interruzioni di supply chain o eventi geopolitici. Il robot fornisce un portafoglio, spiega le scelte e cita le fonti, proprio come farebbe un analista e le raccomandazioni del Tactical Robot vengono aggiunte agli altri componenti del modello per dare forma a una view su ogni titolo presente sul mercato su larga scala.
L’approccio quantitativo è stato spesso percepito in passato come una black box. Come si supera questo ostacolo nel rapporto col cliente?
È qui che l’intelligenza artificiale diventa un alleato della comunicazione. Oggi possiamo spiegare ogni componente del modello: quanto pesa ogni segnale, su quali dati si basa, quanto incide su ogni posizione. In passato mostravamo ai clienti una simulazione dell’analisi testuale di earning call per far capire il nostro approccio. Ora i clienti vedono quei meccanismi nelle loro interazioni quotidiane con le piattaforme, nei suggerimenti dei motori di ricerca o nei filtri antispam. C’è un linguaggio comune. E la trasparenza diventa un fattore di fiducia.
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Come cambia il ruolo dell’essere umano in questo “futuro algoritmico”?
Il gestore resta centrale, specialmente in fasi di discontinuità. L’umano interviene per gestire il rischio, correggere esposizioni, aumentare la reattività del portafoglio o introdurre segnali nuovi che i modelli, basati su serie storiche, non colgono subito. Un esempio recente è la guerra dei dazi: abbiamo costruito segnali ad hoc sulle tariffe utilizzando anche dati alternativi, anticipando sviluppi che i modelli standard non avevano ancora integrato.
Qual è il futuro delle strategie sistematiche e del loro ruolo nell’architettura di portafoglio?
Negli ultimi tre e cinque anni, oltre il 90% delle nostre strategie sistematiche ha sovraperformato i rispettivi benchmark o mediane di riferimento, dimostrando una performance costante e resiliente in tutti i cicli di mercato. Queste strategie sono progettate per offrire ampia accessibilità, capacità scalabile e liquidità giornaliera, mantenendo al contempo un’efficienza dei costi. Il futuro è nell’integrazione di queste strategie, oggi distribuite anche in forma di ETF attivi. È un passaggio fondamentale: si porta la tecnologia sistematica a una base di clientela più ampia, più globale, dal mondo wealth fino a quello istituzionale. Non si tratta solo di wrapping. Sempre più asset manager, anche tradizionali, iniziano a utilizzare le nostre evidenze come validazione esterna o complemento alla gestione discrezionale. Il dato, se ben interpretato, è linguaggio universale. La nostra sfida è continuare a tradurlo in valore per ogni tipo di investitore.
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