Uno studio di Assogestioni e Bain & Company presentato al Salone 2025 stima che i gestori italiani investiranno fortemente in questa tecnologia. Analisi di mercato e gestione dei portafogli le aree più impattate. Ma occhio alla normativa
ChatGPT, DeepSeek e non solo. L’adozione dell’intelligenza artificiale nel settore del risparmio gestito è in continua crescita, con applicazioni che vanno dai processi di investimento alla costruzione dei portafogli fino all’analisi dei dati e all’ottimizzazione operativa. Ecco perché Assogestioni, in occasione della seconda giornata del Salone del Risparmio, ha scelto di fare il punto su questo fenomeno coinvolgendo istituzioni ed esponenti dell’industria. Un dialogo che, a partire da un white paper inedito realizzato con il contributo di Bain & Company, ha messo in luce come dietro le opportunità di questa tecnologia si celino anche importanti sfide sul piano economico e soprattutto regolamentare.
Per le istituzioni UE, tanti i vantaggi all’orizzonte
Ad aprire il dibattito è stato Mattias Levin, head of the Digital Finance Unit for the Directorate-General for Financial Stability, Financial Services and Capital Markets Union (DG FISMA), che ha descritto i cardini dell’Artificial Intelligence Act lanciato dall’Unione Europea per regolamentare il settore. “L’intelligenza artificiale rappresenterà un tema centrale per il futuro della finanza”, ha detto, precisando che l’impegno dei policy maker sarà andrà nella direzione di promuoverne l’adozione nel settore finanziario in maniera rapida ed efficace. “Crediamo che questa tecnologia possa portare grandi benefici tanto alle persone quanto alle imprese e alla società nel suo complesso”, ha concluso.
Asset management l’industria più impattata
Il white paper per accelerare l’adozione dell’AI nell’asset management, che ha coperto circa il 70% delle masse totali a livello globale, ha evidenziato innanzitutto come l’intelligenza artificiale generativa sia già una realtà per l’industria del risparmio gestito. Mentre solo il 36% delle aziende italiane generalmente intese dice di aver definito una strategia a riguardo, le spese dei gestori patrimoniali per questa tecnologia sono in continua crescita: dai 20 milioni di euro del 2023 ai 32 milioni del 2024, con aspettative di triplicare entro tre anni e contribuire così sempre di più a un fenomeno che nel nostro Paese ha attratto finora 1,2 miliardi di capitali complessivi.
Crescono gli investimenti dei gestori
Spesa in AI nell’asset management in Italia. Dati in milioni di euro. Fonte: Bain & Company, Assogestioni
Dalla qualità degli output alle mansioni, ecco cosa cambierà
Non solo. Il sondaggio ha evidenziato che, se praticamente tutte le case di gestione utilizzano l’intelligenza artificiale genericamente intesa, la quota di chi si affida nello specifico a quella generativa tocca quasi il 90%. Il focus prioritario è sui benefici in termini di costi ma anche sulla qualità degli output e sulla semplificazione delle mansioni, con il 68% degli intervistati che rileva un incremento dell’efficienza operativa, mentre il 75% ha un progetto attivo o in via di sviluppo. Oltre due aziende su tre (68%) affermano poi di avere già un’unità organizzativa dedicata all’AI, anche se quelli dei player internazionali appaiono tendenzialmente più grandi. Quanto alle aree funzionali maggiormente impattate, il 43% dei casi d’uso coinvolge le attività di analisi di mercato per identificare nuove opportunità di investimento e la generazione automatica di report. Il 29% ha ad oggetto il miglioramento della macchina organizzativa interna, ad esempio attraverso la predisposizione di sistemi per il recupero automatico di informazioni e documenti, mentre la creazione di chatbot e assistenti virtuali per l’automazione delle risposte ai clienti catalizza il 17% delle iniziative. In ultima posizione si collocano le attività di risk management e compliance, con esempi come il supporto ai processi di riconciliazione e l’identificazione automatica di anomalie nei dati finanziari che potrebbero indicare frodi o attività illecite. Una serie di evidenze a partire dalle quali Bain ha costruito basato su tre passaggi chiave: definire quale proposition si vuole avere per non disperdere risorse limitate, declinare i casi d’uso e le aree di intervento in base a dove c’è valore, scegliere il modello operativo ma anche sviluppare competenze interne e dotarsi di una infrastruttura tecnologica adeguata.
Un contributo chiave per affrontare la disruption
Roberta D’Apice, Direttore Affari Legali e Regolamentari di Assogestioni
Per Roberta D’Apice, Direttore Affari Legali e Regolamentari dell’Associazione nonchè moderatrice dell’evento, lo studio realizzato da Bain rappresenta “un ulteriore passo dell’impegno di Assogestioni per l’innovazione digitale ma anche un approfondimento su un tema di primaria importanza per ogni settore”. “L’IA si configura come uno strumento dalle potenzialità e dagli impatti estremamente rilevanti per l’intera economia così come per l’intera catena del valore del risparmio gestito”, ha detto, precisando che “il white paper mira a offrire uno strumento per supportare gli asset manager nell’affrontare un cambiamento di portata epocale”.
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