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L’intelligenza artificiale si prepara a ridisegnare modelli di business, processi e relazioni con la clientela. Ma per gli operatori, la vera sfida sarà integrare la tecnologia nei sistemi e valorizzare il patrimonio dei dati. La ricetta di tre istituti per farlo
L’intelligenza artificiale non è più una tecnologia sperimentale confinata a pochi progetti pilota. Sta rapidamente diventando una leva destinata a ridefinire processi, modelli organizzativi e relazioni con i clienti. Questo vale soprattutto per il settore bancario, dove l’integrazione di sistemi di AI rappresenta uno dei temi più pressanti. Se infatti le stime recentemente rilasciate da Accenture indicano per l’industria italiana un potenziale valore aggiuntivo di circa 8 miliardi di euro nei prossimi anni, la vera sfida non sembra essere tanto l’accesso alla tecnologia quanto la capacità di integrarla in modo profondo all’interno delle organizzazioni. Il percorso di adozione segue infatti direttrici molteplici. Gli istituti a vocazione commerciale vedono negli algoritmi un’evoluzione capace di incidere soprattutto su credito e gestione del rischio, i player digitali concentrano l’attenzione sul potenziamento della consulenza finanziaria, quelli assicurativi pongono l’accento soprattutto sul valore aggiunto generabile in attività come l’analisi predittiva e il risk management. Tutte prospettive diverse ma accomunate da una convinzione di fondo: la trasformazione è appena iniziata e rischi non mancano.
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Dall’efficienza alla capacità decisionale
Il cambio di prospettiva è ben testimoniato da Alessandro Barardi, chief AI officer di UniCredit. Secondo il manager, limitare l’intelligenza artificiale a uno strumento di ottimizzazione sarebbe riduttivo perché si tratta di una tecnologia che crea valore sotto molteplici profili: crescita, qualità delle decisioni, gestione del rischio, esperienza cliente. Da qui il suo mantra: “Una banca che la usa bene non è solo più efficiente ma capisce prima, risponde meglio e personalizza di più”. Va quindi da sé che, per un gruppo dall’impronta consumer come quello in cui opera il manager, gli ambiti d’applicazione più promettenti riguardino soprattutto l’evoluzione dei modelli di credito. “Scoring avanzato e analisi automatica della documentazione o anche monitoraggio costante delle posizioni consentiranno di migliorare sia la qualità delle decisioni sia la velocità di risposta a famiglie e imprese”, spiega il manager.
Una view non dissimile da quella di Omar Campana, chief operating officer di Zurich Bank, e Romualdo Guidi, chief business officer di Fineco, che però declinano il tema secondo prospettive differenti. Il primo richiama soprattutto il potenziale trasformativo nelle aree IT & Operations e nelle funzioni di controllo, un cambiamento che consentirà di “spostare sempre più risorse verso attività ad alto valore mantenendo però centrale il giudizio umano”, mentre il secondo sottolinea come la rivoluzione sarà trasversale: “Dal customer care ai processi interni fino al lavoro della rete di consulenza”. Per tutti, però, il punto chiave è un uno: non è solo dove l’AI inciderà di più, cioè, ma come verrà adottata.
La rivoluzione della consulenza
Se per una banca commerciale come UniCredit il terreno privilegiato è quello del credito e del risk management, nel mondo del risparmio gestito la partita si gioca soprattutto sulla relazione con il cliente. E Fineco è tra gli operatori che hanno già introdotto applicazioni concrete di AI a supporto della rete. “Abbiamo scelto di partire dai consulenti finanziari perché rappresentano il cuore del nostro modello di business”, dice non a caso Guidi, che precisa come una delle novità più importanti sia quella introdotta nella piattaforma per gli advisor del gruppo e chiamata X-Net: un assistente capace di supportare la preparazione degli incontri, la costruzione di proposte di investimento, la ricerca delle informazioni e la gestione operativa della relazione. A questo si affiancano…

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