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L’ESMA recepisce l’allarme dell’ESRB: i modelli di frontiera potrebbero automatizzare gli attacchi informatici contro banche, assicurazioni e infrastrutture di mercato. Appello congiunto con EBA, EIOPA e BCE agli operatori. “Rafforzare subito la resilienza digitale”
L’intelligenza artificiale promette di rafforzare nel tempo la sicurezza informatica del settore finanziario. Ma, nel breve periodo, rischia di fare soprattutto il contrario. È questo il monito lanciato mercoledì dall’European Systemic Risk Board (ESRB), secondo cui i modelli AI di frontiera stanno raggiungendo capacità tali da poter condurre attacchi cyber completamente automatizzati contro i sistemi che sostengono l’infrastruttura finanziaria del Vecchio Continente. Un allarme immediatamente raccolto ESMA ed EIOPA, che insieme a EBA e Banca Centrale Europea, hanno invitato gli operatori di settore a “rafforzare le proprie difese informatiche”.
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L’AI accelera la minaccia cyber
Il documento che raccoglie i pareri dell’ESRB parla chiaro sulle prospettive all’orizzonte: i più avanzati modelli di intelligenza artificiale sono ormai in grado di individuare vulnerabilità, sviluppare exploit e automatizzare l’intero ciclo di un attacco informatico con prestazioni paragonabili a quelle dei migliori esperti umani. Se nel lungo periodo queste tecnologie potranno quindi contribuire a migliorare la resilienza del sistema finanziario, nell’immediato rischiano invece di offrire un “vantaggio significativo agli attori malevoli”. Ecco perché le tre autorità europee di vigilanza sottolineano che, pur disponendo già di un quadro regolamentare solido per la gestione dei rischi informatici e degli algoritmi, la rapidità con cui queste tecnologie si stanno evolvendo impone agli intermediari di “adeguare tempestivamente le proprie capacità di cybersecurity”.
I limiti delle difese attuali
Tra gli aspetti più critici evidenziati dal rapporto figura l’inadeguatezza degli attuali sistemi di aggiornamento della sicurezza. IL settore finanziario continua infatti ad affidarsi prevalentemente a pratiche reattive basate su aggiornamenti periodici e interventi successivi alla scoperta delle vulnerabilità, modello che l’ESRB ritiene non più sufficiente in uno scenario nel quale il numero delle falle individuate dagli algoritmi cresce rapidamente e il tempo disponibile per intervenire si riduce drasticamente. Una valutazione condivisa anche dalla Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) del Lussemburgo, principale domicilio dei fondi attivi e degli ETF distribuiti in Europa, che rileva come presso molti intermediari le scansioni dei punti deboli siano ancora troppo sporadiche e le patch di sicurezza vengano applicate con eccessivo ritardo. Da qui la constatazione dell’autorità: “Occorre ormai partire dal presupposto che una parte degli attacchi riuscirà inevitabilmente ad andare a segno e organizzare di conseguenza le strategie di difesa”.
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L’appello della BCE
Sul tema è intervenuta però anche la Banca centrale europea. In una lettera indirizzata agli amministratori delegati degli istituti significativi, la presidente del Consiglio di vigilanza Claudia Buch ha chiesto di valutare senza ritardo l’impatto del nuovo scenario di rischio e predisporre un piano d’azione organico. Per Buch, il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale rappresenta infatti un cambiamento strutturale destinato a modificare per sempre il panorama delle minacce informatiche. “Pur non introducendo rischi completamente nuovi”, è stata la sua osservazione, “queste tecnologie ne amplificano in maniera significativa non solo velocità ma anche scala rendendo ancora più urgente il rafforzamento delle misure di resilienza ICT e l’accelerazione degli interventi sulle vulnerabilità.
Anche una questione geopolitica
L’ESRB ha infine richiamato l’attenzione su un ulteriore elemento di rischio: la concentrazione dei principali sviluppatori di intelligenza artificiale in Paesi al di fuori dell’Unione europea. “La forte dipendenza da pochi operatori extracomunitari espone il sistema finanziario UE anche a rischi di natura strategica e geopolitica”, ha osservato il Comitato, “rafforzando la necessità di sviluppare capacità tecnologiche autonome e di integrare la sicurezza informatica tra le priorità della vigilanza prudenziale”. Il messaggio delle autorità è quindi chiaro: l’AI non rappresenta soltanto una nuova opportunità di innovazione per il settore finanziario, ma anche un fattore destinato a ridefinire profondamente il profilo del rischio operativo. Per banche, assicurazioni e operatori dei mercati, rafforzare la resilienza cyber non è più un obiettivo di medio periodo, bensì una priorità immediata.
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