Secondo Capgemini, entro un anno il 40% delle imprese abbandonerà gli istituti tradizionali. Che però possono puntare su alcuni vantaggi competitivi: fiducia, solidità e gestione finanziaria
Una delle maggiori sfide che le banche si trovano a dover affrontare è la concorrenza delle PayTech. Tra costi più bassi e tempi inferiori ma anche un’utilizzo più capillare dell’intelligenza artificiale, questi soggetti stanno infatti conquistando un numero sempre maggiore di imprese. Tanto che il 40% delle PMI a livello internazionale è pronta a dire addio al suo istituto tradizionale nel giro di dodici mesi. A suonare l’allarme è il ‘World Payments Report 2026’ del Capgemini Research Institute, secondo cui la partita della modernizzazione e digitalizzazione dei servizi può però ancora essere giocata. Fiducia, solidità e gestione finanziaria i tre vantaggi competiti sui cui fare perno per il settore.
Dall’indagine emerge soprattutto il basso livello di soddisfazione tra i commercianti, in particolare tra le piccole (15%) e medie imprese (22%). Ma il 66% degli intervistati continua a preferire i provider tradizionali, segnalando appunto un’opportunità per il futuro. Le banche hanno invece progressivamente messo in secondo piano il business dei servizi ai distributori, frenate da margini ridotti alti e costi operativi, lasciando così spazio alle PayTech. Secondo lo studio, il problema principale riguarda l’efficienza dei servizi: il 70% degli operatori commerciali chiede infrastrutture affidabili e un alto tasso di successo nelle transazioni, ma solo il 19% delle banche ritiene di poter garantire questi standard.
L’ostacolo onboarding
Allo stesso modo il 69% di questi clienti vuole processi rapidi e senza intoppi per l’onboarding, mentre soltanto il 13% dei dirigenti bancari dice di essere in grado di offrirli appieno. Proprio tale step rappresenta uno degli ostacoli più significativi: per le banche può infatti richiedere fino a sette giorni, con un costo medio fino a 496 dollari, mentre per le PayTech si scende a 60 minuti e 214 dollari. “Un processo lento e macchinoso costa ai commercianti ricavi e pazienza”, viene sottolineato nello studio, “aumentando così il rischio di fuga”.
Sul fronte dell’innovazione le PayTech corrono però veloci, creando un divario significativo. Il 70% ha già adottato sistemi di orchestrazione dei pagamenti, essenziali per instradare in modo intelligente le transazioni, contro appena il 47% delle banche. E il 60% già utilizza la Gen AI nelle proprie attività, contro il 41%. Inoltre, quasi la metà dà priorità alle valute digitali delle banche centrali (CBDC) o alle stablecoin e il 59% sta esplorando framework per l’identità digitale. In confronto, solo il 23% e il 38% degli istituti tradizionali si stanno muovendo nelle stesse direzioni. Anche sulla sicurezza il gap è ampio: appena il 26% dei dirigenti bancari si dice fiducioso della capacità della propria organizzazione di garantire protezione avanzata dei dati, mentre i commercianti denunciano perdite pari al 2% dei ricavi per frodi sui pagamenti e fino a nove ore di inattività all’anno dovute a sistemi inaffidabili.
Un nuovo mix di pagamenti digitali
Il report ricorda poi che negli ultimi dieci anni le transazioni senza contante sono quadruplicate a livello globale, con quasi il 90% concentrato nei settori retail e B2C. Nel 2024, in particolare, il volume stimato è andato oltre i 1.600 miliardi di operazioni e le proiezioni indicano che supererà i 3.500 miliardi entro il 2029. Sempre a livello mondiale, pagamenti istantanei e digital wallet stanno guadagnando peso nel mix dei metodi di pagamento, passando dal 13% del 2020 al 25% del 2024. La quota delle carte è invece destinata a scendere dal 65% al 52% nello stesso arco di tempo, anche se il numero totale di questi regolamenti continua a crescere. La regione Asia-Pacifico guida la crescita, con quasi 800 miliardi di transazioni digitali e un incremento previsto del 21% entro fine anno. Al contrario, il Nord America ha registrato circa 256 miliardi di transazioni digitali lo scorso anno e ha un aumento atteso più modesto: +7%.
Jeroen Hölscher, head of Global Payments & Cards Practice di Capgemini
Secondo gli esperti Capgemini, la combinazione tra l’aumento delle transazioni nell’e-commerce e la staticità del settore dei pagamenti rappresentano per le banche l’occasione di rafforzare i rapporti con i commercianti. In quest’ottica, gli istituti possono far leva sui propri punti di forza: dalla fiducia consolidata alla capacità di supportare il capitale circolante, entrambi costruiti in decenni di attività. Lo dimostra il fatto che, per questi clienti, fattori come la reputazione dei brand bancari (78%) e la presenza di lungo periodo sul mercato (49%) o l’ampia gamma di servizi finanziari (46%) sono tutti vantaggi rispetto alle PayTech. Molti di loro sarebbero perfino disposti a tornare ai provider tradizionali se questi si dimostrassero in grado di offrire servizi integrati e su misura per i diversi settori: ad esempio, una connessione fluida con le piattaforme di food delivery per i ristoranti o programmi fedeltà immediati per i retailer. Otto su dieci affermano inoltre che prenderebbero in considerazione l’idea di passare a una banca, se questa riuscisse a offrire tutti i servizi della concorrenza allo stesso costo. “I player tradizionali rischiano di uscire dall’ecosistema dei pagamenti per i commercianti”, rimarca da Capgemini Jeroen Hölscher. A suo parere, per invertire la rotta è necessario eliminare le criticità che costano tempo e denaro ai clienti e aprirsi alle possibilità offerte dall’intelligenza artificiale generativa. “Chi agirà rapidamente mettendo i commercianti al centro della propria strategia sarà in grado di competere con le PayTech nella nuova era del commercio”, conclude.
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