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Dopo un 2019 (inaspettatamente) positivo il 2020 promette più volatilità e minor crescita dei sottostanti macroeconomici. Come reagiranno le principali asset class? Proviamo a analizzare gli scenari
Concludiamo la nostra carrellata di outlook con un’analisi prospettica sull’andamento dei diversi mercati e asset class nell’anno appena cominciato.
Ecco il calendario delle precedenti pubblicazioni, partite martedì 24 dicembre su FocusRisparmio.
Martedì 24.12 – azionario paesi sviluppati
Venerdì 27.12 – azionario emergente
Lunedì 30.12 – obbligazionario paesi sviluppati
Martedì 31.12 – obbligazionario emergente
Giovedì 2.01 – analisi tecnica, prospettive dei principali indici
2020, pronti via
Se il 2018 è stato l’“annus horribilis” per tutte le principali asset class finanziarie, il 2019 ha invece colto tutti di sorpresa e si è chiuso con tutti segni positivi. Dalle Borse all’oro – protagonista soprattutto nella prima parte di anno – passando anche per obbligazioni e materie prime.
L’andamento registrato dai mercati può sembrare in apparente controtendenza visto che i sottostanti macroeconomici non sembrano supportarne la crescita. Gli stessi analisti – quelli censiti da Bloomberg – stimano per l’intero 2019 una crescita del pil globale sui livelli più bassi dal 2008.
Vediamo di capire come è stato l’anno appena concluso e quali direzioni potrebbe prendere i mercati in quello entrante.
MSCI AC World Index
I portafogli con esposizione core sull’azionario globale possono sorridere: il 2019 è stata un’ottima annata e il 2020 promette altrettanto. Lo straordinario quarto trimestre dell’anno ha proiettato l’indice MSCI All Country World Index (Acwi) – il tradizionale benchmark per chi investe sul global equity – su un nuovo massimo storico a 567 punti (27 dicembre 2019), grazie soprattutto all’azionario Usa, all’Europa e in misura minore alla componente emergente. Da inizio anno si traduce in un rialzo di circa il 23% (in euro).
S&P 500
L’S&P 500 veleggia da ormai diverse settimane sui massimi storici, gli ultimi a 3.248 punti. Il 2019 si è chiuso con un apprezzamento del 30% circa e chi volesse valutare un ingresso alle attuali condizioni di mercato dovrebbe considerare il prossimo grande ostacolo rappresentato dalla resistenza a 3.200 punti che potrebbe contenere per un certo periodo di tempo le velleità rialziste del mercato a stelle e strisce. Per valutare la bontà di un breakout di questa area sarebbe ottimale affiancare all’analisi grafica del movimento dell’indice valutazioni di carattere quantitativo osservando, ad esempio, i volumi giornalieri sul contratto future S&P 500 o attendere una conferma dagli indicatori algoritmici di analisi tecnica.
Eurostoxx 50
L’azionario europeo ha chiuso il 2019 in prossimità dei massimi da cinque anni (+25% circa a 3.748,47 punti) ma rimane più indietro rispetto al mercato Usa. Per l’indice Eurostoxx 50, infatti, i massimi della prima decade degli anni duemila sono ancora un miraggio. Questo quadro tecnico, però, lascia un margine di apprezzamento più ampio all’indice che una volta superato l’ostacolo per ora più importante (3.750-3.800 punti) potrebbe dar vita ad un rally ancora più corposo e dare qualche soddisfazione in più agli investitori che puntano su questa area geografica.
Il contesto macroeconomico sottostante è ancora difficile da decifrare – il rallentamento della manifattura è in contenimento ma la tendenza non ancora invertita – anche se le valutazioni azionarie sono ritenute più a buon mercato rispetto a quelle Usa.
Obbligazionario globale
Nel 2019 sono finite sotto i riflettori degli investitori anche le obbligazioni. La marcia indietro compiuta dalle banche centrali a inizio anno ne ha rimesso sotto pressione i rendimenti e rilanciato i prezzi, sia sul comparto governativo che corporate. Bund, Treasury, Btp e anche obbligazioni high yield e investment grade hanno chiuso l’anno con rialzi considerevoli.
Nel secondo semestre 2019 l’indice Bloomberg-Barclays Global Aggregate TR Index ha lateralizzato ne trading range 500-520 punti, sotto i massimi di agosto, dando vita a quella che sembrerebbe stata una lenta fase di distribuzione del mercato. Se il supporto a 500 punti non dovesse contenere le pressioni al ribasso potremmo vedere un mercato delle obbligazioni globali in affanno nel 2020.
Oro (spot)
Dopo l’ottimo avvio di anno il prezzo spot dell’oro si è arenato sulle resistenze intorno a 1.500 $ dando poi vita ad una correzione di medio termine nel terzo e quarto trimestre (+18% circa il rendimento ytd). Nulla di preoccupante visto che gli indicatori quantitativi di analisi tecnica sono rimasti orientati al rialzo e i principali supporti grafici hanno tenuto bene la pressione ribassista che si è manifestata soprattutto a novembre. Il trading range compreso fra 1.450 e 1.460 $ può essere considerato un buon punto di ingresso per nuovi riposizionamenti in chiave tattica.
Petrolio (WTI Future)
Sul mercato del petrolio le incertezze rimangono ancora molte. Il 2019 si è chiuso con un rialzo di circa 30 punti a 61,20 dollari. Il rally del quarto trimestre 2019 non è stato in grado di riportare i prezzi del barile sopra i livelli di aprile e soprattutto di novembre 2018. La tendenza di medio termine, pertanto, non ha ancora invertito quello che è il trend di lungo periodo. Nelle prossime settimane eventuali correzioni dei prezzi potrebbero propiziare nuovi ingressi di investitori pronti ad accompagnare le quotazioni verso 64-65 dollari.