A dicembre i prezzi hanno rallentato al 2,5%. Giù anche il dato core e quello dei servizi. Per alcuni analisti la disinflazione è avviata e Bailey potrebbe tagliare quattro o cinque volte nel 2025. Per altri resterà cauto
Buone notizie dall’inflazione per il Regno Unito alle prese con un pesante sell-off su Gilt e sterlina. A dicembre il carovita britannico è sceso oltre le attese, attestandosi al 2,5% dal precedente 2,6% di novembre. Un calo maggiore rispetto al 2,6% atteso dal consensus e in linea con le ultime previsioni della Bank of England. Ancora più marcato il rallentamento dell’indice core, depurato cioè dagli effetti dei prodotti alimentari ed energetici e per questo più osservato dai policymaker. Il dato ha frenato al 3,2%, contro il 3,5% del mese prima e il 3,4% stimato dagli analisti, riaccendendo immediatamente le speranze dei mercati sui prossimi tagli dei tassi d’interesse.
Dopo la pubblicazione del report dell’Office for National Statistics di sua maestà, gli investitori hanno infatti aumentato le scommesse su una riduzione del costo del denaro al termine del prossimo meeting, il 6 febbraio. Questa possibilità è data ora all’82%, mentre appaiono quasi completamente scontate due sforbiciate nel corso del 2025, contro il 60% della vigilia. I rendimenti dei titoli di Stato britannici sono così calati dai massimi pluridecennali raggiunti nei giorni scorsi e anche la sterlina è scesa, salvo poi rinvertire la rotta.
L’inflazione nei servizi spinge all’ottimismo
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
A giustificare un simile ottimismo è anche il dato dei servizi, altro osservato speciale della BoE. L’inflazione dei settore si è infatti attestata al 4,4% a dicembre, dal 5,0% del mese precedente. Gli economisti avevano previsto un calo più contenuto al 4,9%, mentre la BoE si aspettava un rintracciamento al 4,7%. “Sebbene il carovita sottostante rimanga a livelli ancora significativamente superiori all’obiettivo, il significativo calo nei servizi mostra che la disinflazione ha probabilmente accelerato. Resta da vedere se questo ritmo potrà essere mantenuto, ma nel complesso i dati di oggi sono un chiaro via libera a un’altra serie di tagli”, commenta a caldo Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price.
Per l’esperto, i dati di dicembre sostengono infatti l’idea che il tasso di interesse della BoE sia di gran lunga al di sopradel tasso neutrale. E rafforzano le colombe del Comitato di Politica Monetaria. “Anche le indagini sul mercato del lavoro si stanno chiaramente indebolendo al momento”, sottolinea. Aggiungendo che, in assenza di dati ufficiali affidabili, l’unica conclusione è che le condizioni economiche favoriranno una minore crescita dei salari e dell’inflazione in futuro. “Ciò consentirà al CPM di tagliare il tasso di interesse quattro o cinque volte quest’anno, un numero significativamente superiore alle previsioni del mercato”, assicura.
La parte anteriore della curva dei Gilt dovrebbe scendere
Quanto ai titoli di Stato britannici, per Wieladek i rendimenti, soprattutto nella parte anteriore della curva, dovrebbero iniziare a disaccoppiarsi dal recente sell-off guidato dai Treasury. “La parte lunga della curva dei Gilt tende a essere guidata da fattori internazionali. Tuttavia, il titolo a due anni è tipicamente ancorato alla politica monetaria. Poiché i dati odierni mostrano un percorso economico molto diverso nel Regno Unito rispetto agli Stati Uniti, i rendimenti, soprattutto nella parte breve della curva, dovrebbero iniziare a riflettere questa situazione. Probabilmente saranno meno reattivi a ulteriori sell-off negli USA in futuro”, spiega.
Più cauto, invece Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui è plausibile che dopo una settimana di turbolenze sul mercato obbligazionario britannico, questi dati non siano di conforto né per la Banca d’Inghilterra né per il governo. “Nonostante prima di Natale si auspicasse che la BoE potesse pensare di tagliare i tassi su base trimestrale nel 2025, con alcune previsioni di addirittura cinque o sei tagli nel corso dell’anno, i persistenti rischi inflazionistici e le pressioni in arrivo, come l’impatto dei dazi di Trump e le modifiche ai contributi previdenziali nazionali, minacciano di spingere i prezzi al rialzo e potrebbero limitare la possibilità di futuri tagli dei tassi”, avverte.
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