“È una possibile eredità della fase di crisi che abbiamo vissuto dallo scoppio della pandemia”, spiega la market strategist
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Maria Paola Toschi, market strategist di J. P. Morgan Am
È l’inflazione il principale elemento che gestori e investitori dovranno monitorare nel 2021.
Ne è certa Maria Paola Toschi, Market Strategist di J. P. Morgan Am: “Sembra un tema un po’ controintuitivo, perché la fase di lockdown che abbiamo vissuto ha portato l’inflazione al ribasso soprattutto in Europa, dove è addirittura negativa in molti paesi tra cui l’Italia”, spiega l’esperta nel corso della presentazione delle prospettive di mercato per l’anno venturo.
Una dinamica “ovvia, perché determinata dallo shock di domanda” innescato dal coronavirus. Attenzione, però. Se spostiamo l’analisi a una prospettiva globale, gli investitori devono tener conto che “in Paesi come gli Stati Uniti – che hanno un’economia molto più elastica rispetto a quelle europee – il tema dell’inflazione non è così scontato”, aggiunge Toschi.
Molteplici gli indicatori da monitorare “in un momento di ripresa dell’economia e di ripartenza della domanda rimasta inevasa nel 2020”, argomenta la specialista. Che prosegue: “In una fase in cui la liquidità è così forte a livello globale, non è detto che non possa esserci qualche rischio di inflazione”.
Prova ne sia che la Banca centrale americana “si è già premunita , precisando che resterà accomodante anche se l’inflazione dovesse registrare rialzi sopra al 2%”.
Il tema dell’inflazione rimane centrale, dunque, perché “anche un piccolo rialzo potrebbe avere ripercussioni molto forti sul mondo obbligazionario”.
E c’è anche chi vede in questo rischio di inflazione una battuta d’arresto nel processo di globalizzazione che ha caratterizzato gli ultimi decenni. “Questo potrebbe essere una delle eredità di questa forte fase di crisi che abbiamo vissuto dallo scoppio della pandemia”, sottolinea Toschi.
Incognita forward guidance
Al rischio associato all’inflazione se ne aggiunge un altro, direttamente collegato. Spiega Toschi: “Se torneremo nel 2021 a nuova normalità e a un calo del rischio globale, le banche centrali potrebbero diventare meno accomodanti rispetto a quanto osservato quest’anno – magari anche solo a livello di forward guidance, cioè dei messaggi che forniscono ai mercati – e questo potrebbe creare volatilità”.
Toschi esorta a ricordare l’esperienza del 2013, quando con il cosiddetto ‘taper tantrum’ la Fed ventilò l’ipotesi di un rallentamento del Qe, il programma di acquisto di titoli obbligazionari sul mercato nazionale.
“La reazione del mercato è stata molto negativa, soprattutto sui mercati emergenti”, ricorda Toschi. Emerging market che la strategist di J. P. Morgan Am, indica come “la classe di attivi più interessante anche in un’ottica di lungo termine, soprattutto dal punto di vista delle valutazioni”, sia sul versante azionario sia sull’obbligazionario.
A farla da padrone in questa asset class secondo Toschi “sarà la Cina”, campione di rendimento e crescita (unico Paese per cui è prevista una crescita positiva del 2% nel 2020 secondo i dati del Fondo monetario internazionale aggiornati a fine ottobre, ndr). Con buona pace del virus.
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